Sede informativa

Investimenti, conflitto d’interesse e riorganizzazioni di reparti nei servizi COM, IMM e GIN

Nell’incontro del 20 aprile, l’Amministrazione ha illustrato l’aggiornamento delle Circolari n. 298/2017 (Investimenti finanziari) e n. 309/2020 (Conflitti di interessi), per recepire il D.lgs. n. 208/2025, attuativo della direttiva europea CRD VI (Dir. UE 2024/1619) e i piani di riassetto per alcuni reparti. Purtroppo, dietro il semplice aggiornamento normativo si nasconde un pericoloso arretramento delle relazioni sindacali: meno negoziazione, più vincoli unilaterali e un silenzio preoccupante sulle ricadute per il personale.

Il 27 aprile, abbiamo chiesto che materie con ricadute dirette sulla vita professionale e personale delle colleghe e dei colleghi tornino ai tavoli negoziali, senza limitarsi a semplici informative.

Oggetto:

Investimenti, conflitto d’interesse e riorganizzazioni di reparti nei servizi COM, IMM e GIN

Ultimo incontro:

20 Aprile 2026

N° incontri

1

Note

Discussione:

A che punto siamo?

Il contesto: dalla contrattazione alla mera informativa

È fondamentale sottolineare un mutamento di metodo nelle relazioni sindacali. In passato, tale materia era stata oggetto di un formale accordo sindacale (del 14.12.2016 AO e AM). Oggi l’Amministrazione si limita a fornire una mera informativa sui nuovi vincoli senza spiegare perché materie che impattano così profondamente sulla vita privata e professionale dei colleghi siano state sottratte al tavolo negoziale.

Le novità della CRD VI: chi riguarda e cosa cambia

Le nuove disposizioni aumentano le restrizioni, in particolare per chi svolge funzioni di vigilanza, sorveglianza e risoluzione.

  • maggiori limitazioni agli investimenti: viene ampliato il divieto di detenere strumenti finanziari emessi da soggetti vigilati, estendendolo anche alle società controllanti o appartenenti al medesimo gruppo, ai soggetti che forniscono servizi, ai gruppi d’interesse o associazioni di categoria;
  • dichiarazioni di possesso di strumenti finanziari annuali: introdotto l’obbligo di dichiarare annualmente (e non solo all’assunzione) gli investimenti detenuti, anche in caso negativo, con un appesantimento dei processi amministrativi.
  • cooling-off: un divieto temporaneo – della durata di 12 mesi dalla cessazione delle funzioni – di assunzione di incarichi o rapporti di impiego, collaborazione, consulenza o altra attività lavorativa comunque denominata, nei confronti dei soggetti indicati nel primo bullet.
  • obbligo di comunicazione: obbligo di comunicare all’Amministrazione, entro 7 giorni lavorativi, le offerte di lavoro ricevute dai soggetti rispetto ai quali il dipendente è stato coinvolto in attività di vigilanza, sorveglianza, risoluzione o nei relativi processi decisionali.

 

Le nostre richieste in sintesi:

  • specificità del vincolo: si deve meglio chiarire che il divieto va applicato solo a chi ha avuto un coinvolgimento concreto ed effettivo sia per i soggetti individuati oggettivamente, sia per chi svolge funzioni trasversali di supporto;
  • misure compensative: chi subisce una limitazione della propria libertà economica ha diritto a forme di indennizzo. Mentre per il Direttorio l’indennizzo è previsto, per il restante personale l’Amministrazione ritiene che il semplice mantenimento dello stipendio sia sufficiente durante l’assegnazione a diverse mansioni;
  • cooling-off: il divieto di 12 mesi di assumere incarichi esterni rischia di tradursi in una misura punitiva. Per le alte cariche, lo spostamento interno previsto può tradursi in un demansionamento senza alcuna misura compensativa;
  • tempi certi: i 12 mesi di cooling-off devono decorrere dalla domanda di cessazione, non dai tempi (spesso lunghi) necessari al Comitato Etico per esprimersi;
  • comitato etico: è necessario chiarire la natura giuridica del suo parere viste le importanti ripercussioni sulla carriera e sulla vita delle colleghe e dei colleghi.

Riorganizzazione dei Reparti Operai: COM, IMM e GIN

Parallelamente, l’Amministrazione ha presentato il piano di riorganizzazione dei reparti operativi per tre Servizi strategici:

  • Servizio comunicazione (COM): accorpamento dei reparti stampa e allestimento e soppressione del settore prestampa (le cui attività digitalizzate resteranno in Divisione). Unica conseguenza apparente, l’eliminazione di quattro capi reparto su sei previsti.
  • Servizio immobili (IMM): riorganizzazione dei reparti manutentivi (Porte corazzate e Pronto intervento) per ottimizzare la gestione della reperibilità e dei turni. Questo è l’ulteriore passo verso la perdita per esaurimento delle professionalità del reparto, una volta fiore all’occhiello della Banca.
  • Servizio Gestione delle Informazioni (GIN): soppressione del reparto Digitalizzazione e Logistica per effetto dell’esternalizzazione di alcune attività con la creazione di un settore focalizzato sul supporto archivistico.

 

La denuncia della FABI-BI: il gap informativo

Con riferimento a queste manovre, la FABI-BI ritiene gravemente errate le modalità di informazione adottate dall’Amministrazione. La critica si articola su punti precisi:

  1. informazione come “fatto compiuto”: l’Amministrazione si limita a illustrare le attuazioni delle riorganizzazioni (come verranno spostate le caselle nell’organigramma) invece di discuterne il progetto a monte.
  2. silenzio sulle ricadute sul personale: viene evitato il confronto sul “nodo centrale” per il sindacato, ovvero l’impatto dei cambiamenti sui carichi di lavoro, sulla qualità della vita professionale e sui percorsi dei lavoratori operai. Peraltro, si continuano ad attuare riforme che riduvcono le possibilità di crescita degli operai, mentre si cerca di trasformarne buona parte in “amministrativi” senza alcuna riforma negoziata.
  3. gap informativo: questo metodo crea un divario inaccettabile tra ciò che l’Amministrazione pianifica internamente e ciò che viene effettivamente condiviso con i rappresentanti dei lavoratori, non permettendo immediatamente al sindacato di esprimere un’opinione costruttiva e informata a discapito dell’efficacia e dell’efficienza delle stesse riorganizzazioni.

Per la FABI-BI, non si può parlare di “riorganizzazione” prescindendo dal benessere e dal futuro professionale degli operai e degli addetti di questi Servizi.

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