Intelligenza artificiale e lavoro: il punto è adesso

Tra allarmi e promesse facili, una cosa è già chiara: l’intelligenza artificiale non è più un tema esterno. Anche in Banca d’Italia è entrata nei documenti strategici e nelle sperimentazioni. Per questo serve un confronto vero sulle ricadute sul lavoro.

Non stiamo parlando di una possibilità lontana.
Stiamo parlando di una trasformazione già avviata, che riguarda il modo in cui si lavora, si decide, si analizza, si controlla e si comunica.

Oggetto:

Intelligenza artificiale

Data di riferimento:

21 Maggio 2026

Episodio:

1

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Tra entusiasmo e paura si capisce poco

Nel dibattito pubblico sull’intelligenza artificiale si oscilla spesso tra due eccessi: da una parte chi annuncia rivoluzioni immediate, dall’altra chi la presenta come una svolta inevitabilmente positiva. I dati, però, suggeriscono più cautela: il cambiamento esiste, ma non è lineare né uguale per tutti. Anche in Banca d’Italia il tema non è più astratto. I documenti strategici collegano l’IA alla trasformazione digitale della Banca, alla razionalizzazione dei processi operativi e decisionali e allo sviluppo delle competenze. Accanto a questo, si vedono già sperimentazioni, prototipi e casi d’uso concreti.

I dati disponibili invitano effettivamente alla cautela. Uno studio ripreso dal Post, basato su un’indagine internazionale tra dirigenti d’impresa, mostra che l’adozione dell’IA è già ampia, ma che finora la grande maggioranza degli intervistati non osserva ancora effetti rilevanti su occupazione e produttività; gli stessi dirigenti però si aspettano impatti più forti nei prossimi anni. In altre parole: il cambiamento c’è, ma non si presenta ancora come una frana uguale per tutti.

Questo è il punto da cui conviene partire: niente apocalisse, niente propaganda. Ma nemmeno l’idea rassicurante che non stia succedendo nulla.

Il problema non è “se”, ma “come”

Anche in Banca d’Italia l’intelligenza artificiale non è più una possibilità lontana.

Nel Piano Strategico 2026-2028 la Banca collegata in modo esplicito la sua trasformazione digitale con il ricorso all’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di rendere più agili, efficaci ed efficienti i processi operativi e decisionali. Nello stesso documento afferma che gli sviluppi dell’IA avranno impatti significativi non solo sulla crescita economica e sul mercato del lavoro in generale, ma anche sui processi di lavoro delle aziende e delle istituzioni pubbliche, “tra cui la Banca” stessa.

Questo basta già a chiarire una cosa semplice: non stiamo parlando di un tema teorico da rinviare a più avanti. Il tema è già dentro il perimetro dell’organizzazione.

E non c’è solo strategia: ci sono già sperimentazioni.  Accanto ai documenti strategici, si vedono anche segnali concreti di sperimentazione interna. Nei materiali già disponibili si parla di diffusione strutturale di modelli e tecniche di intelligenza artificiale nei processi di lavoro della Banca, di una piattaforma tecnologica di supporto, di iniziative SupTech già sperimentate e di applicazioni in ambiti come la classificazione automatica e l’analisi dei report di vigilanza. Inoltre, l’obiettivo dichiarato comprende anche l’automazione di attività a basso valore aggiunto e spesso ripetitive.

A questo si aggiunge un fermento interno visibile anche in iniziative dedicate alla condivisione di progetti e casi d’uso, come mostra la stessa esperienza di BancaditalIA e la presentazione di prototipi concreti orientati a bisogni specifici, ad esempio sul terreno dell’accessibilità.

Il quadro che emerge non è quello di una trasformazione già compiuta e uniformemente governata. È piuttosto quello di un ecosistema in movimento, in cui convivono ricerca, prototipi, sperimentazioni, interesse organizzativo e prime applicazioni.

La domanda giusta

Quando una tecnologia entra nei processi di lavoro, la domanda utile non è se sia buona o cattiva in astratto.

La domanda giusta è: su quali attività entra, con quali effetti sul lavoro e con quali garanzie per chi lavora.

L’IA non incide prima di tutto sulle professioni nel loro insieme. Incide sui compiti: quelli ripetitivi, classificatori, documentali, di sintesi, di prima analisi. Questo può alleggerire alcune attività, ma può anche cambiare profondamente il contenuto del lavoro. Se una parte dei compiti viene automatizzata o compressa, diventano più centrali la verifica, il controllo, la validazione, la lettura del contesto e la responsabilità finale. Per questo il tema non riguarda solo la quantità di lavoro che resterà. Riguarda soprattutto quale lavoro resterà: con quali margini di autonomia, con quale qualità, con quali responsabilità e con quale trasparenza dei processi.

Un tema organizzativo, e quindi anche sindacale

Ed è qui che la questione diventa molto concreta, anche in una realtà come la Banca d’Italia, dove a oggi manca ancora qualcosa.

Nei suoi documenti la Banca parla molto di innovazione, efficienza, agilità, qualità dei servizi, capitale umano e presidio dei rischi. Parla molto meno delle ricadute più concrete sul lavoro: quali attività cambieranno davvero, quali ruoli verranno ridefiniti, come si redistribuiranno carichi e responsabilità, quali competenze diventeranno essenziali e quali garanzie ci saranno su trasparenza e qualità delle decisioni.

Per questo l’intelligenza artificiale non può restare solo una questione tecnica. Quando entra nei processi di lavoro, diventa una questione di organizzazione, professionalità, formazione, tempi, carichi, trasparenza e responsabilità. In altre parole, diventa anche una questione sindacale.

Se l’AI cambia il lavoro, il tema va al tavolo

Le regole sindacali lo prevedono già: se innovazioni tecnologiche e cambiamenti organizzativi incidono sul rapporto di impiego, si apre il confronto negoziale.

«Qualora da tali interventi dovessero discendere modifiche degli istituti regolamentari concernenti il rapporto d’impiego del personale, troveranno applicazione le previsioni in tema di contrattualizzazione del rapporto d’impiego».

È per questo che chiediamo di affrontare l’argomento adesso, non quando le scelte saranno già consolidate. L’intelligenza artificiale non va né celebrata né subita. Va capita, discussa e governata. E va fatto in tempo. Per questo abbiamo chiesto all’Amministrazione di aprire un tavolo di confronto dedicato alle ricadute dell’intelligenza artificiale sul lavoro.

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