1.
Personale post-1993: verso una maggiore flessibilità
Una delle priorità riguarda il personale assunto dopo il 1993, circa 5.500 colleghe e colleghi su una compagine di 7.200 persone.
Attualmente, l’unico modo per ottenere liquidità è l’anticipazione dal fondo pensione, che comporta una tassazione penalizzante e riduce i rendimenti futuri.
- La proposta: valutare la possibilità di ottenere prestiti o anticipi tramite lo strumento lump sum, a condizioni più favorevoli e senza effetti fiscali immediati.
Sono state tuttavia evidenziate criticità normative e fiscali, che richiedono ulteriori approfondimenti (inquadramento giuridico, trattamento fiscale ed eventuale qualificazione come fringe benefit).
2. Revisione dei requisiti lump sum
I criteri attuali (30 anni di permanenza o pensionamento) sono stati giudicati troppo rigidi. Con l’evoluzione delle carriere e i pensionamenti anticipati, il rischio è che molti colleghi perdano il diritto alla prestazione.
- L’obiettivo: rendere l’accesso all’istituto più flessibile, superando il vincolo rigido degli anni di servizio e riflettendo meglio la realtà lavorativa attuale.
3. Sostenibilità e natura dell’istituto
Si vuole rendere la prestazione della lump sum un istituto certo a “prestazione definita”, garantendo certezza sulla promessa di erogazione non, come oggi, dipendente dal flusso delle uscite dei colleghi.
4. Il nodo del finanziamento
Il presupposto necessario alla prestazione definita è ovviamente la fonte di finanziamento, tema è centrale per la FABI-BI: rafforzare la misura esistente significa innanzitutto individuare e rendere strutturali le risorse necessarie.
Con la progressiva riduzione della platea “ante-1993” (attualmente circa 1.600 dipendenti di cui il 90% in pensione entro il 2031) il modello di solidarietà generazionale perde efficacia e si trasforma in un autofinanziamento da parte dei post ’93.
5. Altre proposte di finanziamento della lump sum
Oltre ai rilasci del fondo per il trattamento di quiescenza del personale (TQP), si valuterà anche l’utilizzo dei risparmi derivanti dal massimale contributivo di cui beneficia la Banca.
6. Sostenibilità e potenziamento della lump sum
La Commissione ha confermato che la priorità assoluta è la tenuta del sistema, necessaria per garantire la lump sum anche ai colleghi che usciranno in futuro. L’obiettivo è incrementare le prestazioni, assicurando al contempo la stabilità delle fonti di finanziamento.
2 risposte
Mi permetto di precisare che la frase :
” I criteri attuali (30 anni di permanenza o pensionamento) sono stati giudicati troppo rigidi. Con l’evoluzione delle carriere e i pensionamenti anticipati, il rischio è che molti colleghi perdano il diritto alla prestazione”
non è corretta poichè chi ha maturato diritto alla pensione avrà una lump sum proporzionata agli anni di lavoro in Banca, se ad esempio lavora da 15 anni in Banca tale sarà il valore per il calcolo della lump sum.
Ciao Alberto,
grazie per l’attenzione e per il tuo commento.
Vogliamo confermare che quanto indichi è esattamente ciò che abbiamo sostenuto: come riportato tra parentesi nel testo, la lump sum viene riconosciuta al raggiungimento dei 30 anni di servizio o al momento del pensionamento.
La preoccupazione espressa nell’articolo riguarda invece le fattispecie non ancora normate, come il caso dello “scivolo”. In generale, la commissione sta richiedendo un’attenzione particolare su questi aspetti proprio nell’attuale fase di contrattazione che dovrebbe rivedere in modo sostanziale le carriere.
Ti ringraziamo per averci dato modo di chiarire meglio questo punto e ti invitiamo a continuare a seguirci con lo stesso interesse.
Un cordiale saluto.