Nel 2025 è stata costituita una Commissione mista, composta da rappresentanti della Banca e delle organizzazioni sindacali, con il compito di approfondire la tematica della lump sum e preparare la successiva fase negoziale.
Il confronto ha consentito di individuare le principali criticità dell’istituto e di esaminare alcune possibili soluzioni. Sono rimaste però senza risposte e quantificazioni sufficienti diverse questioni decisive, tra cui la sostenibilità futura dell’accantonamento, i risparmi derivanti dal massimale contributivo INPS, la fattibilità giuridica e fiscale di prestiti o anticipazioni, nonché la fattibilità dell’accantonamento sistematico dei possibili rilasci del Fondo per il trattamento di quiescenza del personale assunto prima del 28 aprile 1993 (TQP) — cioè le somme che potrebbero liberarsi al variare delle ipotesi e condizioni finanziarie sottostanti.
Le organizzazioni sindacali hanno quindi chiesto di concludere la fase tecnica e di aprire la trattativa formale. Dopo mesi di approfondimenti, servono ora decisioni negoziali e impegni concreti.
Rendere la lump sum una prestazione definita
Un requisito che riteniamo fondamentale, è quello di trasformare la lump sum in una prestazione definita – garantendo, a tutti i colleghi idonei, il diritto alla somma calcolata secondo le regole concordate anche quando l’accantonamento disponibile risulti insufficiente -.
Il sistema attuale risente infatti della consistenza delle somme accumulate, dell’andamento dei rendimenti e del numero delle richieste concentrate nello stesso periodo. Un aumento delle cessazioni o risultati finanziari meno favorevoli potrebbero quindi mettere sotto pressione le risorse disponibili.
La proposta mira a separare il diritto alla prestazione dalle modalità di finanziamento dell’accantonamento, attribuendo alla Banca la responsabilità di garantire, in ogni caso, il pagamento delle somme spettanti. Inoltre, riteniamo centrale per la governance del nostro Istituto una corretta gestione dei rischi sottostanti, assicurando al contempo la piena solidità e l’effettiva garanzia strutturale dello strumento..
Individuare fonti strutturali
I rilasci del TQP
La platea del personale assunto prima del 28 aprile 1993 si sta riducendo rapidamente.
Secondo i dati emersi nel confronto, comprende attualmente circa 1.600 persone, delle quali il 90% dovrebbe cessare dal servizio entro il 2031.
Il TQP viene alimentato attraverso accantonamenti basati su valutazioni attuariali. Quando il fondo risulta superiore al valore stimato degli impegni futuri, può generare un rilascio a conto economico.
L’Amministrazione ha evidenziato che questi rilasci:
- possono variare sensibilmente in funzione dei tassi di attualizzazione e delle ipotesi attuariali;
- possono essere seguiti, in altri esercizi, da nuovi accantonamenti;
- non rappresentano quindi una fonte permanente e automaticamente disponibile.
Ciò detto, va sottolineato come la loro variabilità non li esclude affatto dalla possibilità di utilizzo durante questa fase di transizione. La progressiva riduzione della platea ante-1993 rende infatti concreto il problema della destinazione delle risorse liberate.
La FABI-BI ha formulato una proposta precisa, la cui ratio segue un principio condivisibile: mantenere le risorse originate nel perimetro della previdenza, e dunque i rilasci, all’interno dello stesso perimetro di previdenza (e welfare) del personale, evitando che risorse utili all’equilibrio della lump sum, confluiscano negli utili della Banca.
Il successivo documento comune delle otto sigle ha indicato i minori accantonamenti al TQP, ovvero dei rilasci, insieme ai risparmi derivanti dal massimale contributivo INPS, tra le possibili fonti strutturali e stabili.
Il massimale contributivo INPS
Per il personale soggetto al massimale contributivo, la Banca non versa contributi previdenziali sulla parte di retribuzione che supera il limite fissato annualmente.
È stato chiesto all’Amministrazione di quantificare:
- i risparmi contributivi attualmente conseguiti;
- la loro evoluzione stimata nei prossimi dieci anni;
- la quota che potrebbe essere destinata stabilmente alla lump sum.
Il massimale contributivo genera un risparmio crescente con l’aumento del personale interessato e delle retribuzioni superiori alla soglia. La quantificazione è quindi necessaria per capire se possa rappresentare una fonte strutturale di finanziamento.
Prestiti o anticipazioni collegati alla lump sum
È stata avanzata la possibilità di consentire al personale assunto dal 28 aprile 1993 di ottenere prestiti o anticipazioni collegati alla lump sum maturata.
Attualmente, chi ha bisogno di liquidità può utilizzare, nei casi previsti, le anticipazioni del Fondo pensione complementare. Questa scelta può comportare:
- una tassazione meno favorevole, a seconda della causale;
- la riduzione del capitale investito;
- la perdita dei rendimenti futuri sulla somma prelevata;
- un minore montante disponibile al pensionamento.
Un prestito o un’anticipazione collegati alla lump sum potrebbero evitare di intaccare direttamente la posizione previdenziale individuale.
Restano però da approfondire la natura giuridica dell’operazione, il trattamento fiscale e l’eventuale qualificazione dell’agevolazione come fringe benefit.
Cessazioni senza diritto immediato alla pensione
Il requisito dei trent’anni può creare problemi a chi cessa dal servizio senza avere ancora maturato il diritto alla pensione nell’AGO.
Il tema riguarda, per esempio, eventuali scivoli o altri strumenti di accompagnamento all’uscita. In queste situazioni la persona potrebbe non possedere né i trent’anni di partecipazione al Fondo né il diritto alla pensione richiesto in alternativa.
La trattativa dovrà quindi individuare una disciplina che eviti la perdita integrale della prestazione e che coordini la lump sum con i nuovi strumenti di flessibilità in uscita, compresa la RITA.