Incontro informativo

Accordo sulla Rete territoriale: luci, ombre e la necessità di una svolta

La firma dell’accordo sulla rete territoriale segna un punto importante, ma anche un campanello d’allarme.

Dopo tredici mesi di trattativa, era doveroso fermarsi per capire cosa abbiamo ottenuto, cosa abbiamo perso e — soprattutto — cosa deve cambiare nel modo di negoziare.

Oggetto:

Accordo sulla Rete territoriale: luci, ombre e la necessità di una svolta

Ultimo incontro:

17 Ottobre 2025

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11

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Discussione:

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Analisi dell'Accordo sulla Rete territoriale: conquiste, criticità e la necessità di una svolta nelle relazioni sindacali

La recente firma dell’accordo sulla riforma della rete territoriale ha concluso un lungo percorso negoziale. A seguito di un’attenta verifica di quanto ottenuto e di quanto perso, emerge un quadro complesso. Se da un lato l’intesa possiamo definirla “un buon accordo”, dall’altro l’analisi delle modalità e dei tempi della trattativa solleva una riflessione più ampia sull’efficacia dell’attuale sistema di relazioni sindacali, che richiede una risposta rapida e seria sia dall’Amministrazione che dalle organizzazioni sindacali.

Il merito dell'Accordo: Pro e Contro

L’analisi dell’intesa rivela un bilancio articolato, con significativi avanzamenti affiancati da importanti criticità e occasioni mancate.

Cosa è stato ottenuto (Pro)

L’accordo introduce diverse misure positive a tutela dei lavoratori, tra cui spiccano:

  • Rivalutazione economica: un adeguamento di tutti gli importi di almeno il 19,90% per compensare l’inflazione (indice FOI) calcolata dal 2015 al 2024.
  • Ammortizzatori sociali: l’estensione dello “scivolo” pensionistico anche alle filiali non coinvolte in processi di chiusura.
  • Sostegno alla mobilità: un aumento delle diarie per trasferimento (285 per chi ha congiunti, 210 per chi non li ha) e un contributo per i figli esteso fino ai 18 anni (dai 14 precedenti) per 5 anni, in caso di mobilità incentivata.
  • Welfare e Flessibilità:
    • L’estensione del telelavoro per lunghi periodi ai beneficiari della L. 104/92, a chi ha figli fino a 16 anni o per gravi motivi documentati.
    • L’aumento dei giorni mensili di lavoro da remoto, con l’eliminazione del tetto annuale.
    • L’introduzione di una seconda fascia di contributo pendolarismo (60€) per distanze superiori ai 70 km.
  • Compensazioni: un aumento del compenso per attività di cassa, riconosciuto dall’Amministrazione come compensazione per il mancato accesso al lavoro ibrido.
  • Tutele per i “Post’93”: il riconoscimento della lump sum teorica per chi cessa senza diritto a pensione (con meno di 30 anni nel FPC) e una contribuzione straordinaria del 4,5% al FPC.
  • Impegni futuri: l’avvio di confronti su efficienza aziendale (siamo stati convocati per il 5 novembre), produzione di banconote, Lump sum, orario di lavoro, buono pasto per telelavoristi (entro fine anno) e sulla riforma dell’area operativa (entro marzo 2026).

Cosa non è stato ottenuto (Contro)

Nonostante i progressi, la FABI BI evidenzia diversi punti critici e proposte migliorative che non sono state accolte, a causa dell’azione dell’Amministrazione e, in alcuni casi, di altre sigle sindacali:

  • Mancata estensione delle tutele: non è stato previsto l’accesso a tutte le misure per i colleghi delle filiali che subiranno una riduzione di funzioni e personale, contrariamente a quanto indicato in precedenza dalla stessa delegazione aziendale.
  • Ambiguità sul futuro: è stata introdotta una dichiarazione a verbale che, secondo l’analisi, prefigura una riduzione di organico nelle filiali con funzioni ridotte nel triennio 2026-2028, preparando di fatto il terreno per future chiusure (facilmente prevedibili per il 2031), data la garanzia di non modificare l’assetto organizzativo fino al 2030.
  • Limiti alla mobilità: l’introduzione del “vincolo di funzione” in caso di trasferimento è un disincentivo per i colleghi ad accettare spostamenti, limitando la possibilità di cambiare mansione e, conseguentemente, di usufruire di fasce diverse di lavoro ibrido.
  • Misure economiche respinte: l’Amministrazione ha rifiutato diverse proposte migliorative, tra cui:
    • Il pagamento diretto degli affitti da parte della Banca (per evitare la tassazione del contributo al collega) e il collegamento alle quotazioni OMI (Osservatorio del Mercato Immobiliare) dell’Agenzia delle Entrate.
    • La riproposizione di un mutuo agevolato (come nel 2015) o, in alternativa, un contributo sugli interessi del mutuo per acquisto casa in caso di trasferimento.
    • L’applicazione del trattamento economico di trasferimento maggiorato anche a chi, pur trasferito a meno di 100 km, avrebbe optato per il pendolarismo senza spostare l’abitazione (soluzione che sarebbe stata vantaggiosa anche per la Banca che avrebbe pagato un contributo di pendolarismo mensile medio di ca. 600€ rispetto ad un contributo mensile d’affitto di 2.400€). Avevamo proposto l’introduzione nell’allegato 1 della seguente nota: Il trattamento economico di trasferimento maggiorato, si applica altresì a coloro i quali optino per non spostare la definitiva sistemazione abitativa qualora la distanza tra la vecchia e la nuova residenza di servizio sia minore o uguale ai 100 km (Allineamento alla normativa vigente Circ. 35/88 paragr. 8.1 Missioni nazionali – 51/100 il dipendente può optare)

Proposta di un Help Desk

Questa riforma avrà un impatto notevole. Per questo, chiediamo all’Amministrazione di creare un ‘desk’ ufficiale, con una mail ed un numero dedicati, al quale ogni collega interessato possa presentare i propri dubbi e ricevere risposte chiare.

Come sempre, la FABI BI è disponibile per aiutarti a interpretare l’accordo e a capire come si applica al tuo caso specifico.L’accordo sulla rete territoriale è un risultato importante, ma il percorso che lo ha prodotto evidenzia i limiti dell’attuale sistema di relazioni sindacali. Tredici mesi di trattativa, con undici incontri negoziali e quattro informativi, sono un tempo ingiustificabile che ha ritardato risposte attese dai colleghi.
Per questo, riteniamo necessario avviare una revisione profonda del modello negoziale, per renderlo finalmente efficiente, unitario e capace di dare risposte nei tempi giusti.

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Dal merito al metodo: serve una svolta nelle relazioni sindacali

L’accordo sulla rete territoriale è un risultato importante, ma il percorso che lo ha prodotto evidenzia i limiti dell’attuale sistema di relazioni sindacali. Tredici mesi di trattativa, con undici incontri negoziali e quattro informativi, sono un tempo ingiustificabile che ha ritardato risposte attese dai colleghi.
Per questo, riteniamo necessario avviare una revisione profonda del modello negoziale, per renderlo finalmente efficiente, unitario e capace di dare risposte nei tempi giusti.

La Proposta:

  1. Eliminazione della frammentazione: superare l’attuale “divisione in tavoli e tavolinetti”, basati su “accordi fittizi”. Questa frammentazione riduce la forza contrattuale dei sindacati e genera tempi di negoziazione “biblici”.
  2. Una convocazione unica: convocare tutte e otto le sigle sindacali insieme allo stesso tavolo. I sindacati dovrebbero stare da una parte e la Delegazione aziendale dall’altra. Un contratto verrebbe firmato quando la maggioranza dei rappresentati dei lavoratori decide di firmare l’argomento in discussione, senza legami precostituiti.

Questo approccio darebbe maggiore forza alle singole proposte (che potrebbero essere sostenute dalle altre sigle) ed eviterebbe al personale del Servizio GEP (Gestione del Personale) di “perdere giornate intere a ripetere le stesse cose”, riducendo il rischio di errori di comunicazione.

Si lancia quindi un appello alle altre organizzazioni sindacali affinché disdettino gli accordi attuali per riscriverli in tal senso. Qualora ciò non avvenisse, si propone all’Amministrazione stessa di procedere alla disdetta e di convocare unitariamente le otto sigle allo stesso tavolo, per riportare la contrattazione in Banca d’Italia alla normalità e all’efficienza.

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