Efficienza aziendale 2024 – tempo di coerenza

Produttività in aumento (+1,6%) ma riconoscimenti fermi: la FABI-BI accoglie la proposta di destinare lo 0,3% alla Lump Sum, chiede la strutturalizzazione del restante 1,3% e una revisione complessiva del metodo di calcolo. Serve coerenza tra risultati, regole e missione pubblica della Banca d’Italia.

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Efficienza aziendale 2024 – tempo di coerenza

Data di riferimento:

5 Novembre 2025

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Più produttività, stesse regole. Ma servono chiarezza e coerenza.

L’indice di produttività aziendale per il 2024 segna un incremento dell’1,6% rispetto al 2023, in netto miglioramento rispetto allo 0,2% dell’anno precedente.
La produzione complessiva è cresciuta del 3,3%, mentre il fattore lavoro è aumentato dell’1,7%, con un impatto del “correttivo ICT” stimato in 0,2 punti percentuali.

Nel confronto con l’Amministrazione, la FABI-BI ha accolto la proposta di destinare lo 0,3% dell’efficienza alla Lump Sum, cui la Banca aggiungerà un importo equivalente, per un accantonamento complessivo superiore a otto milioni di euro.

La FABI-BI non condivide invece la proposta di erogare il restante 1,3% come una tantum, ritenendo che tali risorse debbano essere riconosciute in modo strutturale al personale, a fronte di guadagni di efficienza ormai consolidati.
L’Amministrazione ha chiesto tempo per valutare questa proposta.

La Banca ha illustrato questi risultati, annunciando la diffusione di una nuova nota metodologica entro metà novembre. La trasparenza di questo documento sarà essenziale per comprendere in che misura l’efficienza così calcolata rifletta davvero il lavoro delle persone.

Tre questioni centrali

1. Metodo e trasparenza
Attendiamo di esaminare la nuova nota metodologica annunciata dall’Amministrazione, inclusi i dettagli relativi al fattore ICT, per comprendere nel modo più completo possibile quali elementi concorrono al calcolo dell’indice di produttività e come vengono utilizzati.
Si tratta di parametri che producono effetti economici concreti: è quindi indispensabile che le Organizzazioni sindacali possano verificarne coerenza, consistenza e attendibilità.
La coerenza parte dalla trasparenza del metodo.

2. Redistribuzione strutturale dei risultati
Dopo anni di incrementi consolidati, è giunto il momento di riconoscere in forma stabile una parte dei guadagni di efficienza.
La produttività non può restare un esercizio contabile: deve tradursi in valore per chi l’ha generata.
La coerenza passa dal riconoscimento del lavoro.

3. Rispetto delle regole contrattuali
La FABI ribadisce la necessità di chiudere i trienni contrattuali arretrati, con il relativo riconoscimento economico, e di garantire un quadro ordinato e prevedibile delle relazioni sindacali.
Servono regole chiare e applicate con continuità: solo così si restituiscono certezza e dignità al lavoro.
La coerenza si misura anche nel rispetto degli impegni.

La contrattazione di secondo livello: un modello non adatto alla Banca d’Italia

La contrattazione di secondo livello è stata introdotta nel sistema della Banca d’Italia con l’accordo del 13 luglio 2010, approvato dal Consiglio Superiore il 20 luglio 2010, con l’obiettivo di legare una parte del trattamento economico al raggiungimento di obiettivi di produttività, qualità, efficienza ed efficacia.

Si tratta però di un modello costruito per le imprese private, dove la contrattazione aziendale integra i contratti collettivi nazionali e la produttività può essere misurata in base a beni o servizi offerti al mercato.
In Banca d’Italia, invece, non esiste un CCNL di riferimento, la trattativa avviene direttamente con il datore di lavoro, e soprattutto l’Istituto non è un’impresa di produzione: è un ente di diritto pubblico, che esercita funzioni di regolazione, controllo e vigilanza nell’interesse collettivo.

Applicare a un’istituzione di questa natura parametri pensati per valutare l’efficienza di un’azienda privata è concettualmente errato e metodologicamente fuorviante.
Concetti come “qualità” o “efficacia”, già di per sé astratti e soggettivi anche nel settore produttivo, diventano qui impossibili da tradurre in indicatori oggettivi.
La Banca non vende prodotti né servizi commerciali, ma garantisce stabilità, tutela e fiducia: beni pubblici per eccellenza, la cui “misurazione” non può essere ricondotta a formule numeriche o a rapporti di efficienza.

Per questo la FABI-BI ritiene che la forzata introduzione della contrattazione di secondo livello, così come concepita nel 2010, perda significato nel contesto della Banca d’Italia, dove è stata surrettiziamente tradotta nella logica dell’“efficienza aziendale”.
Un meccanismo che va profondamente ripensato, per restituirgli coerenza con la missione pubblica, la natura istituzionale e il ruolo costituzionale della Banca d’Italia, nonché con gli accordi contrattuali che distinguono e disciplinano la contrattazione economica.

La FABI-BI c'è

L’efficienza non può essere misurata con gli strumenti di un’impresa privata, né tradursi in un aumento di carichi o in un esercizio contabile.
In un’istituzione di diritto pubblico, valorizzare il lavoro significa riconoscere con trasparenza e continuità il contributo di chi ne garantisce ogni giorno la funzione e la credibilità.

La FABI-BI chiede che il tema della produttività sia finalmente ricondotto a un quadro contrattuale coerente, che distingua correttamente la parte normativa da quella economica e restituisca centralità alla persona, non agli indicatori.

FABI-BI – Un sindacato autonomo e libero che ascolta, valuta e agisce.

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