Da mesi, in un appartamento di Roma gestito da SIDIEF, una famiglia vive con infiltrazioni d’acqua piovana, soffitti deteriorati e il timore concreto di nuovi cedimenti.
Non si tratta di una lamentela generica né di un disagio passeggero. Abbiamo visionato la documentazione relativa a questa vicenda: comunicazioni inviate alla società, riscontri ricevuti, fotografie, video e il ricorso d’urgenza poi presentato al Tribunale di Roma. Il quadro che emerge è netto e non lascia spazio a giri di parole: in quella casa l’acqua è entrata per mesi, il danno si è aggravato, il soffitto ha ceduto in più punti e chi ci vive è stata lasciata troppo a lungo senza una soluzione effettiva.
In quell’appartamento abita una donna che sta ospitando sua madre nata nel 1937 e la zia nata nel 1929. Due persone molto anziane, che hanno bisogno di assistenza quotidiana e che avrebbero diritto, prima di tutto, a vivere in un ambiente sicuro. Invece da mesi convivono con acqua che filtra dal soffitto, intonaco che si stacca, freddo, umidità, muffa e paura. Le immagini documentano secchi nelle stanze per raccogliere la pioggia e mostrano il progressivo ammaloramento del solaio, fino alla formazione di un’apertura nel soffitto. Non serve caricare il racconto con toni drammatici: basta fermarsi un momento e guardare i fatti per capire che qui la soglia dell’accettabile è stata superata da tempo.
Le segnalazioni a SIDIEF non sono mancate. Al contrario, si sono ripetute per mesi, anni. Le primissime mail risalgono al 2022 in concomitanza con la fine dei lavori di rifacimento dell’intero immobile: SIDIEF interviene e la situazione sembra tornare alla normalità. Ma nel 2023 le infiltrazioni si ripresentano accompagnate da nuove comunicazioni a SIDIEF che interviene tamponando il problema più volte senza risolverlo definitivamente tanto che la situazione degenera nell’autunno del 2025. Nel ricorso sono richiamate comunicazioni inviate il 3 ottobre, il 22 novembre, il 24 novembre, il 3 dicembre, l’11 dicembre, il 23 dicembre 2025 e il 7 gennaio 2026. La società ha effettuato un sopralluogo e, in una comunicazione del 25 novembre 2025 richiamata nell’atto, ha confermato che il problema proveniva dal terrazzo sovrastante, che gli interventi erano di propria competenza e che occorrevano lavori tecnici. È un passaggio centrale, perché esclude l’alibi dell’incertezza. Il problema era stato individuato. La competenza era stata riconosciuta. Eppure, alla presa d’atto non è seguita una soluzione risolutiva, mentre il danno continuava a peggiorare.
Questo è il punto che colpisce di più. Non solo per il danno materiale, già grave di per sé, ma per ciò che rivela sul piano umano. Chi vive in quella casa non chiedeva un trattamento di favore. Chiedeva il minimo dovuto: un tetto che non lasciasse entrare l’acqua, stanze in cui non si dovessero mettere i secchi per contenere la pioggia, un soffitto che non facesse temere nuovi crolli sopra la testa. È difficile accettare che una situazione del genere possa trascinarsi per mesi mentre passano le settimane, arrivano le piogge, arriva l’inverno e poi arriva perfino la necessità di rivolgersi a un giudice per ottenere ciò che avrebbe dovuto essere fatto molto prima.
Guarda il video “Piove, guarda come piove, guarda come viene giù”.
A questo punto c’è un nodo che non si può ignorare. SIDIEF gestisce questi immobili, ma non è un soggetto estraneo alla Banca d’Italia, che ne è l’azionista unico e ne orienta il quadro generale di riferimento. I rapporti tra la società e la Banca meritano un approfondimento specifico, che faremo a parte. Qui basta un dato essenziale: davanti a una vicenda come questa, la Banca d’Italia non può chiamarsi fuori.
Si può obiettare che gli interventi spettino a SIDIEF, e quindi che sia solo a quella società che bisogna chiedere conto di quanto accaduto. Ma questa distinzione non basta a chiudere il problema. La Banca d’Italia non esegue direttamente i lavori, certo. Però non può restare sullo sfondo mentre una situazione documentata di grave degrado e pericolo si trascina per mesi in un alloggio del suo sistema abitativo.
Per questo oggi la richiesta è semplice. SIDIEF deve intervenire subito, eliminare le infiltrazioni, mettere in sicurezza l’alloggio e ripristinarne pienamente l’abitabilità. E la Banca d’Italia deve fare la sua parte perché questo accada davvero, senza altri rinvii.
Quando in una casa piove dal soffitto per mesi e dentro vivono anche persone molto anziane, non è più il tempo dei rimpalli. È il tempo della responsabilità.
2 risposte
E’ il risultato di una gestione sconsiderata, priva di controllo efficace della proprietà distratta da utilizzo diverso del patrimonio, e del contrappeso delle organizzazioni sindacali che non hanno saputo ritagliarsi un ruolo pur trattandosi di un importante elemento sociale
Grazie, Angelo, per il tuo contributo. Questo è solo il primo articolo di una serie sulla SIDIEF, che seguiremo con cura e attenzione proprio perchè si tratta di un importante elemento sociale.
Continua a seguirci e a segnalarci eventuali problematiche di tua conoscenza.