Euro digitale: parte la sperimentazione. Ma la CSR resta a guardare

Il test partirà nella seconda metà del 2027 e durerà dodici mesi. Coinvolgerà anche il personale della Banca d’Italia, su base volontaria. L’euro digitale sarà messo alla prova con pagamenti reali, mentre resta fuori dalla sperimentazione proprio la CSR. Una scelta che merita qualche riflessione.

Durante l’incontro informativo del 4 settembre la Banca ha illustrato alle Organizzazioni sindacali il progetto pilota per l’euro digitale.

Non siamo ancora all’introduzione dell’euro digitale per tutti. La fase pilota sarà una sperimentazione su scala limitata, con pagamenti reali effettuati in un ambiente controllato, che servirà a capire se infrastruttura, applicazioni e modalità di utilizzo funzionano davvero e che cosa dovrà essere corretto prima di un’eventuale emissione.

L’avvio è previsto nella seconda metà del 2027 e la sperimentazione durerà dodici mesi. L’eventuale emissione dell’euro digitale è prevista, allo stato attuale del progetto, non prima del 2029.

Prima di tutto: che cos’è l’euro digitale?

L’euro digitale sarebbe moneta pubblica emessa dall’Eurosistema in formato digitale.

Un euro digitale varrebbe esattamente un euro: non sarebbe una criptovaluta né una nuova valuta distinta da quella che utilizziamo oggi.

L’idea è piuttosto quella di creare una sorta di equivalente digitale del contante, utilizzabile per pagamenti nei negozi, online e tra persone e, in alcuni casi, anche senza connessione.

Non sostituirebbe quindi banconote e monete, ma le affiancherebbe, garantendo che anche in un sistema dei pagamenti sempre più digitale continui a esistere una forma di moneta direttamente emessa dalla banca centrale.

La Banca d’Italia ha un ruolo importante nel progetto: partecipa alla sua governance, contribuisce allo sviluppo dell’infrastruttura e supporta il processo legislativo europeo.

Un gruppo di lavoro interdipartimentale sta inoltre valutando gli effetti che l’introduzione dell’euro digitale potrebbe avere sulle attività della Banca e anche i possibili nuovi compiti della rete territoriale: dall’informazione al pubblico all’assistenza in presenza, fino ai rapporti con gli intermediari.

Nel 2027 si prova sul campo

La fase pilota sarà, in sostanza, la prova generale.

Per dodici mesi un numero circoscritto di persone, intermediari ed esercenti utilizzerà una versione sperimentale dell’euro digitale effettuando transazioni vere.

Saranno testati quattro principali utilizzi:

  • pagamenti online tra persone;
  • pagamenti offline tra persone;
  • pagamenti nei negozi fisici;
  • acquisti online.

La sperimentazione non sarà aperta alla generalità dei cittadini.

Gli utenti saranno esclusivamente dipendenti della BCE e delle banche centrali nazionali dell’Eurosistema che parteciperanno al progetto. Gli intermediari e gli esercenti selezionati consentiranno invece di effettuare concretamente le transazioni.

L’obiettivo è verificare l’affidabilità dei sistemi, la semplicità e l’accessibilità delle applicazioni e raccogliere direttamente dagli utenti problemi, osservazioni e suggerimenti.

Solo successivamente, e dopo l’adozione del regolamento europeo, la BCE potrà decidere sull’effettiva emissione dell’euro digitale.

Come potranno partecipare colleghe e colleghi

Per il personale della Banca d’Italia la partecipazione sarà volontaria e riguarderà sia l’Amministrazione centrale sia le Filiali.

Dall’8 settembre al 7 ottobre sarà disponibile un primo sondaggio anonimo e non vincolante per conoscere l’interesse del personale.

È importante chiarirlo: rispondere al sondaggio non comporta alcun obbligo di partecipare e, allo stesso modo, non rispondere non impedirà di aderire successivamente alla sperimentazione.

Chi deciderà di partecipare dovrà avere uno smartphone compatibile e aprire presso uno degli intermediari selezionati:

  • un conto corrente ordinario necessario per trasferire il denaro destinato al conto in euro digitale;
  • un conto in euro digitale.

Per chi abbia già un rapporto con uno dei prestatori di servizi di pagamento coinvolti, i dettagli operativi saranno chiariti nei prossimi mesi.

I pagamenti potranno essere effettuati tramite l’app dell’intermediario oppure attraverso l’app predisposta dalla BCE. Nella fase pilota non sarà prevista una carta fisica.

Chi parteciperà non sarà però soltanto un utilizzatore: sarà chiamato anche a valutare concretamente il servizio, segnalando difficoltà e proponendo possibili miglioramenti.

I conti saranno gratuiti? Sì, durante la fase pilota

Su questo punto abbiamo chiesto alla Banca un chiarimento specifico.

Le slide presentate potevano infatti lasciare un dubbio: la gratuità riguardava soltanto il conto in euro digitale oppure anche il conto corrente ordinario eventualmente necessario presso il nuovo intermediario?

La risposta è stata chiara.

Durante tutta la sperimentazione saranno gratuiti sia il conto in euro digitale sia il conto corrente ordinario aperto presso il prestatore di servizi di pagamento aderente.

Il conto in euro digitale resterà gratuito anche successivamente. Per il conto corrente ordinario, invece, la gratuità è stata confermata soltanto per la durata della fase pilota.

È un elemento concreto da conoscere prima di decidere se aderire.

L’elenco ufficiale e aggiornato dei PSP (Prestatore di servizi di pagamento) selezionati è pubblicato dalla BCE: Progetto pilota sull’euro digitale – PSP partecipanti

E la CSR?

Qui arriva la parte che, per noi, merita maggiore attenzione.

Durante l’incontro è stato chiesto più volte perché la Cassa di Sovvenzioni e Risparmio non sia stata coinvolta nella sperimentazione.

Per il personale della Banca d’Italia sarebbe stata, evidentemente, una soluzione naturale. Ma soprattutto la fase pilota avrebbe rappresentato per la CSR l’occasione per misurarsi direttamente con una trasformazione destinata a incidere profondamente sul sistema dei pagamenti nei prossimi anni.

L’amministrazione ha risposto che nella selezione degli intermediari si è dovuto tenere conto degli equilibri europei e nazionali, delle piattaforme tecnologiche, dei rapporti con i fornitori, dell’accesso ai sistemi, della capacità di intervenire rapidamente e dei costi.

Partecipare richiederebbe infatti investimenti per diversi milioni di euro e un impegno organizzativo rilevante.

Inoltre la CSR si trova attualmente impegnata nella definizione delle proprie strategie di sviluppo e, secondo quanto ci è stato spiegato, la partecipazione alla fase pilota rischierebbe di sottrarre risorse ad altre priorità.

La nostra perplessità

Le spiegazioni sono comprensibili, ma il problema rimane.

Se la CSR non è nelle condizioni di partecipare oggi a una sperimentazione che anticipa quello che potrebbe diventare uno dei principali cambiamenti del sistema dei pagamenti dei prossimi anni, occorre capire quando e come intende prepararsi.

Ci è stato ricordato che tra la fase pilota e l’eventuale emissione ci saranno altre fasi nelle quali la CSR potrà rivalutare la propria partecipazione.

È proprio questo, però, il punto.

Non basta sapere che in futuro potrebbe esserci un’altra occasione. Servono un percorso, tempi verificabili e investimenti coerenti.

Perché aspettare che il futuro sia già arrivato non è una strategia.

Partecipare al test, senza perdere di vista il futuro della CSR

La FABI-BI guarda con interesse alla sperimentazione e invita colleghe e colleghi a informarsi e, se interessati, a partecipare.

La Banca ha inoltre manifestato l’intenzione di valutare il possibile coinvolgimento anche di alcuni pensionati, così da verificare l’esperienza d’uso dell’euro digitale nelle fasce di età più avanzate.

Al momento, però, non si tratta ancora di una decisione definita: modalità ed eventuale partecipazione dovranno essere individuate e concordate nell’ambito dell’Eurosistema.

Noi continueremo nel frattempo a seguire il progetto e i suoi effetti sulle attività della Banca e sul lavoro.

E continueremo soprattutto a chiedere che la CSR non rimanga spettatrice di un cambiamento che riguarda direttamente la sua funzione e il suo futuro.

Può interessarti anche...

SIDIEF: in casa prima pioveva, ora diluvia

Ad aprile vi abbiamo raccontato di una famiglia che da mesi viveva con la pioggia in casa, in un alloggio SIDIEF. Oggi la causa si è chiusa con un accordo e i lavori sono iniziati, ma con i temporali di settembre l’acqua entra più di prima. Nel nostro aggiornamento, le immagini girate nelle scorse settimane.

continua a leggere

Una risposta

  1. Condivido che la CSR dovrebbe essere coinvolta nella sperimentazione anche perché è la banca degli eventuali Colleghi italiani volontari che parteciperanno;
    per il coinvolgimento dei Pensionati come candidarsi ? grazie…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi questa informazione

Partecipa alla discussione: