Polizza sanitaria: senza dati non c’è vera contrattazione

La Banca chiede al sindacato di formulare proposte sulla nuova copertura sanitaria, ma non mette a disposizione gli elementi necessari per capire dove nasce davvero lo squilibrio e quali interventi siano più efficaci. Eppure quei dati, in passato, venivano forniti. Altri enti, come IVASS, li pubblicano persino online.

Oggetto:

Polizza sanitaria

Data di riferimento:

12 Settembre 2026

Episodio:

5

Notizia:

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Andiamo al mercato e ...

Immaginate di andare al mercato e comprare zucchine, mele e patate.

Alla cassa vi dicono soltanto che avete speso 100 euro. Non sapete però quanto costavano i singoli prodotti, né quanti ne avete comprati.

A quel punto vi viene detto: la prossima volta dovete spendere meno.

Potete certamente tagliare qualcosa. Ma potete farlo in modo razionale?

Se non sapete quale voce pesa di più sulla spesa, quale è aumentata maggiormente e in quale quantità la acquistate, rischiate di intervenire proprio dove serve meno.

Con la polizza sanitaria il problema è molto simile.

Perché i dati servono davvero

Sapere quanti sinistri ci sono stati e quanto è stato complessivamente rimborsato equivale a conoscere il totale dello scontrino. Per capire dove nasce lo squilibrio servono anche i dati che spiegano come quel totale si è formato: numerosità e composizione delle platee, titolari e familiari, fasce di età, frequenza di utilizzo, principali componenti di spesa ed evoluzione nel tempo.

Non è una curiosità statistica.

Un aumento della spesa può dipendere da più assicurati, da una quota maggiore di persone che utilizza la copertura, da più prestazioni per assistito, dall’aumento del costo delle cure o da pochi eventi molto onerosi. Sono cause diverse che richiedono rimedi diversi, e franchigie e scoperti agiscono su una sola di esse.

Senza queste informazioni possiamo discutere quanto tagliare. Non dove sia giusto intervenire.

Prima: la Banca forniva dati che permettevano di leggere il rischio

La documentazione predisposta dalla Banca per il rinnovo 2018-2021 – ad esempio – conteneva una fotografia molto più articolata della copertura.

Venivano indicati il numero degli aventi diritto e degli iscritti, la composizione delle platee, la distinzione tra titolari e familiari paganti e il rapporto rimborsi/contributi per ciascuna categoria.

È grazie a quei dati che possiamo ancora oggi ricostruire una differenza molto significativa: nel 2016 il rapporto rimborsi/contributi era pari al 78% per dipendenti e nucleo a carico, al 115% per pensionati e nucleo a carico e addirittura al 143% per i familiari paganti dei pensionati.

Non conoscevamo soltanto quanto si spendeva, ma potevamo capire per quali platee e con quale livello di rischiosità.

Ed è proprio questo il genere di informazione che serve quando si deve decidere come intervenire su una copertura assicurativa.

 

Oggi: molti dati sulla spesa, pochi per capire da dove nasce lo squilibrio

La Banca continua a fornire informazioni utili.

Nei dati relativi al periodo 2022-2025 possiamo analizzare, ad esempio, il numero dei sinistri, la spesa complessiva e il costo medio, distinguendo principalmente tra Dipendenti e Pensionati.

Manca però una parte essenziale della fotografia.

Non abbiamo più, con lo stesso dettaglio del passato, la numerosità e composizione delle platee, la distinzione sistematica tra titolari e familiari, la frequenza di utilizzo delle diverse componenti e la loro evoluzione nel tempo.

Il problema è particolarmente evidente proprio sul versante pensionati.

Nel 2016 sapevamo che i familiari paganti dei pensionati erano la componente con la rischiosità più elevata.

Negli anni successivi sono stati ampliati limiti di età, permanenza e possibilità di accesso alla copertura.

Oggi, però, non possiamo più seguire separatamente come quella componente abbia evoluto il proprio rischio.

Sappiamo come partiva. Sappiamo che le regole sono cambiate. Non sappiamo come sia evoluta.

IVASS: una parte significativa di questi dati è pubblica

Il confronto con IVASS è istruttivo.

Nella gara 2026 per l’assistenza sanitaria del proprio personale, IVASS mette pubblicamente a disposizione sul proprio sito le statistiche analitiche sui sinistri, in formato Excel, insieme al capitolato tecnico. E in allegato a quel capitolato figurano l’età media dei titolari distinta per categoria, la numerosità e l’età media dei familiari separata fra coniugi a carico, coniugi non a carico e figli, e la serie storica dei contributi per categoria dal 2023.

Sono precisamente le informazioni che FABI-BI chiede dal novembre 2024.

Consulta la documentazione pubblica della gara IVASS

Quei dati sono pubblicati per una ragione semplice: servono a chi deve formulare un’offerta. Senza conoscere la composizione della platea, l’età degli assistiti e l’andamento dei sinistri, nessuna compagnia può valutare il rischio e costruire un prezzo.

Ed è esattamente il punto. Se quelle informazioni possono essere rese pubbliche, accessibili a chiunque, perché servono a valutare una copertura, a maggior ragione devono essere disponibili per chi quella copertura deve negoziarla per conto delle persone assistite.

Le compagnie usano quei dati per decidere a quali condizioni assumere il rischio. Il sindacato ne ha bisogno per la stessa ragione, ma dalla parte opposta del tavolo: per capire dove il rischio si concentra, quali correttivi lo riducono davvero e quali si limitano a spostarne il costo sulle persone.

Chi deve discutere l’equilibrio di una polizza non può avere meno elementi di chi deve offrirla. Non si tratta di un privilegio, ma della condizione minima perché il confronto abbia un contenuto.

Quello che chiediamo e quello che ci viene risposto

FABI-BI ha chiesto dati aggregati e anonimizzati sulla numerosità e composizione delle platee, sulla distinzione tra titolari e familiari, sulle fasce di età, sulle adesioni, sulla frequenza di utilizzo, sui contributi e sui sinistri per categoria, sulla loro evoluzione nel tempo e sugli scenari alternativi valutati nella costruzione della nuova proposta.

Non abbiamo chiesto cartelle cliniche, nomi, diagnosi o informazioni personali.

Abbiamo chiesto gli elementi necessari per capire il modello.

La risposta ricevuta l’11 settembre è stata che questi dati “non li possiamo mettere a disposizione”, anche perché sarebbe difficile farlo e perché la Banca afferma di non disporre di tutti quelli richiesti.

Sono stati richiamati anche la sensibilità di alcune informazioni personali e il fatto che la proposta sia stata costruita da colleghi dotati delle necessarie competenze professionali, insieme agli interlocutori tecnici esterni.

Tre risposte che non risolvono il problema
Privacy: non è questo il punto
FABI-BI non ha chiesto nomi, diagnosi, cartelle cliniche o informazioni identificative.
Ha chiesto dati aggregati e anonimizzati su platee, età, adesioni, frequenza di utilizzo, contributi e sinistri. Il richiamo alla privacy, quindi, non risponde alla nostra richiesta.
Difficoltà di estrazione: speriamo vivamente non sia questo il problema
Ci è stato detto che mettere a disposizione tutti i dati richiesti sarebbe difficile e che alcuni non sarebbero disponibili.
Se si tratta soltanto di informazioni non ancora predisposte in un formato utilizzabile, il problema può essere risolto.
Ma se dati fondamentali sulla composizione delle platee, sulla frequenza di utilizzo e sulla distribuzione del rischio non sono stati raccolti o non sono ricostruibili, allora il problema è molto più serio.
Significherebbe ridisegnare una copertura sanitaria da decine di milioni di euro senza disporre di tutti gli elementi necessari per capire con precisione dove nasce lo squilibrio.
“Fidatevi dei tecnici”: il sindacato non contratta sulla fiducia
Nessuno mette in discussione la professionalità dei colleghi o del broker.
Ma richiamarne la competenza non sostituisce i dati.
È un argomento di autorità: il punto non è chi abbia costruito il modello, ma se chi deve discuterlo possa comprenderne i presupposti, valutarne le alternative e misurarne gli effetti. La contrattazione non si fonda sulla fiducia personale, ma sulla verifica delle evidenze.
La fede appartiene ad altri ambiti. Al tavolo sindacale servono dati.
Se i dati esistono, vanno condivisi in forma aggregata e anonimizzata.
Se non esistono o non sono ricostruibili, bisogna spiegare come sia stato possibile arrivare alla definizione del nuovo modello senza averli a disposizione.

È una questione di metodo.

Peraltro, nello stesso incontro abbiamo ricordato che una parte delle informazioni richieste riproduceva proprio dati già utilizzati e messi a disposizione nelle precedenti gare.

La domanda, quindi, resta inevitabile:

se quei dati erano disponibili prima, se altri enti ne pubblicano una parte significativa e se noi li chiediamo in forma aggregata e anonimizzata, perché oggi non possono essere condivisi?

Senza dati si tratta sul prezzo, non sulla soluzione

Senza una base informativa adeguata possiamo discutere se una franchigia debba essere di 30 o 40 euro, se uno scoperto debba avere un minimo di 400 o 600 euro, o se un massimale debba essere fissato a 3.000 o 5.000 euro.

Ma questa non è ancora contrattazione sul modello. È come tirare sul prezzo di un oggetto a Porta Portese senza sapere quanto vale davvero, come è stato costruito e quali alternative esistono. Si può forse ottenere uno sconto, ma non si sta valutando la qualità dell’acquisto.

FABI-BI non vuole fare questo tipo di sindacato.

Non vogliamo limitarci a contrattare qualche euro in meno su numeri già costruiti da altri. Vogliamo capire perché quelle misure siano state scelte, quali alternative siano state considerate e quali effetti produrranno.

La nostra richiesta

FABI-BI chiede una base informativa stabile, aggiornata e condivisa, con dati almeno su:

  • numerosità e composizione delle platee;
  • titolari e familiari;
  • fasce di età e adesioni;
  • frequenza di utilizzo;
  • sinistri, spesa e principali componenti di costo;
  • rapporto tra contributi e prestazioni;
  • evoluzione nel tempo.

La Banca ha manifestato disponibilità a verifiche periodiche, anche semestrali o annuali. Questa apertura deve diventare uno strumento effettivo di governo della polizza.

La trasparenza non è un accessorio del negoziato: è la condizione perché il negoziato sia reale.

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