FABI-BI ha chiesto dati aggregati e anonimizzati sulla numerosità e composizione delle platee, sulla distinzione tra titolari e familiari, sulle fasce di età, sulle adesioni, sulla frequenza di utilizzo, sui contributi e sui sinistri per categoria, sulla loro evoluzione nel tempo e sugli scenari alternativi valutati nella costruzione della nuova proposta.
Non abbiamo chiesto cartelle cliniche, nomi, diagnosi o informazioni personali.
Abbiamo chiesto gli elementi necessari per capire il modello.
La risposta ricevuta l’11 settembre è stata che questi dati “non li possiamo mettere a disposizione”, anche perché sarebbe difficile farlo e perché la Banca afferma di non disporre di tutti quelli richiesti.
Sono stati richiamati anche la sensibilità di alcune informazioni personali e il fatto che la proposta sia stata costruita da colleghi dotati delle necessarie competenze professionali, insieme agli interlocutori tecnici esterni.
Tre risposte che non risolvono il problema
Privacy: non è questo il punto
FABI-BI non ha chiesto nomi, diagnosi, cartelle cliniche o informazioni identificative.
Ha chiesto dati aggregati e anonimizzati su platee, età, adesioni, frequenza di utilizzo, contributi e sinistri. Il richiamo alla privacy, quindi, non risponde alla nostra richiesta.
Difficoltà di estrazione: speriamo vivamente non sia questo il problema
Ci è stato detto che mettere a disposizione tutti i dati richiesti sarebbe difficile e che alcuni non sarebbero disponibili.
Se si tratta soltanto di informazioni non ancora predisposte in un formato utilizzabile, il problema può essere risolto.
Ma se dati fondamentali sulla composizione delle platee, sulla frequenza di utilizzo e sulla distribuzione del rischio non sono stati raccolti o non sono ricostruibili, allora il problema è molto più serio.
Significherebbe ridisegnare una copertura sanitaria da decine di milioni di euro senza disporre di tutti gli elementi necessari per capire con precisione dove nasce lo squilibrio.
“Fidatevi dei tecnici”: il sindacato non contratta sulla fiducia
Nessuno mette in discussione la professionalità dei colleghi o del broker.
Ma richiamarne la competenza non sostituisce i dati.
È un argomento di autorità: il punto non è chi abbia costruito il modello, ma se chi deve discuterlo possa comprenderne i presupposti, valutarne le alternative e misurarne gli effetti. La contrattazione non si fonda sulla fiducia personale, ma sulla verifica delle evidenze.
La fede appartiene ad altri ambiti. Al tavolo sindacale servono dati.
Se i dati esistono, vanno condivisi in forma aggregata e anonimizzata.
Se non esistono o non sono ricostruibili, bisogna spiegare come sia stato possibile arrivare alla definizione del nuovo modello senza averli a disposizione.
È una questione di metodo.
Peraltro, nello stesso incontro abbiamo ricordato che una parte delle informazioni richieste riproduceva proprio dati già utilizzati e messi a disposizione nelle precedenti gare.
La domanda, quindi, resta inevitabile:
se quei dati erano disponibili prima, se altri enti ne pubblicano una parte significativa e se noi li chiediamo in forma aggregata e anonimizzata, perché oggi non possono essere condivisi?