Al supermercato il volantino annuncia lo sconto. Lo scontrino dice quanto abbiamo speso. Sono entrambi veri, e raccontano due cose diverse.
In questi giorni avete ricevuto molti volantini sulla nuova polizza sanitaria. Noi vi mostriamo lo scontrino.
Perché non abbiamo firmato
Si firma ciò che si conosce. L’accordo rinvia ai criteri di valutazione dell’offerta tecnica, che abbiamo chiesto e non ci sono stati consegnati. Per valutarlo servivano poi dati che chiediamo da quasi due anni, anche questi non forniti.
Senza quei dati restano i problemi che chiunque può vedere: la polizza costa molto di più, franchigie e scoperti aumentano, alcune scelte distribuiscono i costi in modo diseguale senza spiegarne il motivo, alcune tutele diventano solo possibili.
Negli ultimi giorni la trattativa si è ridotta agli sconti: cento euro in meno qui, una franchigia più bassa là, con la minaccia di restare senza copertura se non si fosse raggiunto un accordo. Quanto valessero davvero quegli sconti, con i dati a nostra disposizione, non era possibile verificarlo.
La polizza sanitaria è tra gli argomenti che Banca e sindacati devono trattare. Ma per trattare servono dati, tempo e la possibilità concreta di incidere sulle decisioni. Dal 2024 chiediamo i dati e di essere convocati per tempo. Siamo arrivati invece agli ultimi giorni, quando le scelte fondamentali erano ormai sul tavolo e lo spazio per discuterle si era ridotto a pochi aggiustamenti. La responsabilità di decidere come procedere restava alla Banca, ma ai sindacati veniva chiesto di condividere quelle scelte con la propria firma.
Se la Banca vuole davvero il contributo delle organizzazioni sindacali, deve metterle in condizione di trattare. Altrimenti la contrattazione resta soltanto sulla carta. E noi non intendiamo prestare la nostra firma a una trattativa di facciata.
Non si firma al buio.
Firmare avrebbe significato assumerci la responsabilità di scelte che non potevamo valutare.
Quella responsabilità, insieme a quella dei dati non forniti e del tempo lasciato trascorrere, resta a chi ha gestito questo percorso.
Avevamo cercato una strada per firmare in vista di un nuovo inizio:
- Il tavolo tecnico, che avevamo chiesto già a febbraio.
- l’istituzione di un “nucleo di controllo e assistenza” (controllo del corretto comportamento dell’assicuratore e assistenza ai colleghi nel caso di mancata soluzione con l’assicuratore).
Il 1° ottobre, sul testo proposto dalla Banca, abbiamo riscritto la descrizione del tavolo tecnico perché potesse lavorare davvero: compiti precisi, dati definiti, incontri almeno ogni due mesi, un documento di proposte prima della prossima gara, permessi dedicati per chi vi partecipa. Nessuna di queste garanzie è entrata nell’accordo, che prevede solo la costituzione del tavolo e uno scopo generico: condividere informazioni e valutare nuove soluzioni. Anche del “nuovo inizio” che avevamo auspicato non è rimasto che il nome.
Non firmare è l’ultimo modo che ci è rimasto per rendere visibile la gravità di quanto accaduto e chiedere che ciascuno si assuma le proprie responsabilità.
Vogliamo una Banca in cui trasparenza, correttezza, rispetto e decisioni fondate sui dati valgano anche nei rapporti con chi ci lavora, con chi è in pensione e con le organizzazioni sindacali.
Da qui nasce il nostro no. Qui sotto, punto per punto, che cosa c’è nell’accordo: undici questioni, ognuna con la sua scheda.
Prima di leggere gli undici punti
Tutela certa o tutela possibile: che differenza c’è?
Certa
L’accordo la prevede come condizione della gara, da riportare nei documenti di gara.
Ogni Cassa che partecipa deve offrirla. Chi vince deve garantirla.
Possibile
È un elemento migliorativo: ogni Cassa decide se offrirlo.
Se lo offre, può ottenere un punteggio tecnico maggiore. Se non lo offre, la sua offerta può vincere comunque grazie agli altri elementi, compreso il prezzo. Diventa una tutela solo se la Cassa che vince l’ha offerto.
Nell’accordo le tutele possibili sono sei (scheda 7).
Quanti punti vale ciascuna miglioria, l’accordo non lo dice (scheda 10). Per questo una tutela «possibile» può anche non arrivare.
La nuova polizza in undici punti
Ogni punto ha la sua scheda, con numeri e documenti.
Il conto
| 1 | La polizza costa molto di più. Tutti questi soldi sono spesi bene? Rispetto al contratto 2022-2025, la base di gara è più alta del 43% per chi lavora e del 55% per chi è in pensione; la spesa della Banca è già cresciuta del 41% in due anni. Con i dati che ci sono stati forniti, sapreste rispondere? |
| 2 | Day hospital, visite, esami, ricoveri: quanto pagheremo di tasca nostra dal 2027 Il day hospital, oggi gratuito per chi lavora, costerà 200 euro. A più voci la riduzione da 300 a 200 euro è stata presentata come una conquista. Oggi però chi lavora non paga nulla: è uno sconto su un aumento. Un ricovero in rete, oggi gratuito per chi lavora, costerà 500 euro; per chi è in pensione, fino a 4.000. Nella scheda trovate i due scontrini: vi sembra un vantaggio? |
| 3 | Grandi interventi, ciclo di cura, interventi ambulatoriali: le regole di oggi resteranno? Oggi, per regola del capitolato, i grandi interventi e i ricoveri in terapia intensiva e sub-intensiva e in unità coronarica non hanno scoperti, e chi lavora non paga nulla per gli interventi ambulatoriali. La nuova tabella riscrive franchigie e scoperti senza citare questi casi. Le FAQ della Banca confermano alcune esenzioni, ma non chiariscono tutto. Che cosa succederà agli interventi ambulatoriali? E quali garanzie troveremo effettivamente nel capitolato della nuova gara? |
| 4 | Welfare: i 200 euro in più sono garantiti per il 2027? Oggi 200 euro del credito welfare di chi lavora sono transitori. L’accordo sulla polizza non li garantisce: la Banca si dice solo disponibile a «valutare interventi». Quando? |
Le scelte
| 5 | Over 85: tutela certa per alcuni, esclusione per altri Restare coperti fino alla fine del contratto dopo aver compiuto 85 anni resta una garanzia. Chi il 1° luglio 2027 li avrà già compiuti, invece, non potrà aderire, e con il titolare esce tutto il nucleo: secondo le nostre stime, alcune centinaia di persone. Non si poteva cercare una soluzione più equa? |
| 6 | DSA: da tutela certa a miglioria possibile Nell’accordo del 2025 il pacchetto per i disturbi specifici dell’apprendimento era tra le prestazioni previste. Ora ci sarà solo se la Cassa che vince la gara sceglierà di offrirlo. È in un elenco di elementi migliorativi di cui non si conosce il peso. Quante bambine e quanti bambini ne avrebbero bisogno? Quanto sarebbe costato? Proviamo a rispondere insieme. |
| 7 | Sei migliorie, nessuna garantita Rete convenzionata, massimali, fisioterapia, portale, pacchetto DSA, pacchetto sport e nutrizione: nell’accordo sono tutti elementi migliorativi. Ci saranno solo quelle incluse nell’offerta che vince. Se vi sono stati presentati come risultati ottenuti, quale vi aspettate davvero di trovare nel 2027? |
| 8 | Stessa cifra per familiari con limiti di età diversi Familiari di chi è in pensione e genitori di chi lavora pagano 2.174 euro l’anno. I genitori si possono iscrivere solo sotto i 65 anni, gli altri familiari fino a 85, e restano coperti anche oltre se li compiono durante il contratto. Su quali dati è stato fissato lo stesso prezzo? |
I dati e la gara
Schede in uscita con la prossima newsletter.
| 9 | Dati sul rischio: che cosa vedranno le Casse in gara, che cosa abbiamo visto noi Nelle gare pubbliche che abbiamo esaminato pubblicare i dati sul rischio è la norma: lo fanno, per esempio, l’IVASS, che vigila sulle assicurazioni, l’ANAC e l’AGCOM. Noi li chiediamo dal novembre 2024 e non li abbiamo mai avuti. E nel nuovo accordo l’obbligo per la Cassa di inviare i dati su sinistri e rimborsi esce dal testo. Chi dovrebbe vederli per primo? |
| 10 | I criteri dell’offerta tecnica: citati nell’accordo, mai mostrati L’accordo rinvia ai criteri di valutazione come a qualcosa di già noto. Li abbiamo chiesti più volte e non li abbiamo ricevuti. Intanto l’offerta tecnica scende da almeno 75 a 70 punti e sparisce l’indicazione di premiare la qualità più del prezzo. Si può firmare un accordo che rinvia a criteri che non si conoscono? |
| 11 | Il tavolo tecnico che avevamo chiesto c’è, ma senza regole di lavoro e dati analitici garantiti A febbraio avevamo chiesto un tavolo tecnico per un vero confronto sui dati. Il 1° ottobre ne avevamo proposto le regole. L’accordo prevede (nelle dichiarazioni a verbale e non più nelle garanzie) statistiche bimestrali per le sole organizzazioni firmatarie, ma non definisce i dati analitici da esaminare, la frequenza delle riunioni o un calendario di lavoro. A quali condizioni potrà incidere sulle scelte future? |
Ogni punto ha la sua scheda: aprite quelle che vi riguardano e fate i conti con noi. Dove mancano i dati, abbiamo stimato: le ipotesi sono dichiarate in ogni scheda. Se avete domande o un caso da segnalare, scriveteci.
Se questo modo di fare sindacato vi convince, dategli forza.
Abbiamo studiato i testi, chiesto i dati, fatto i conti. E quando mancavano le condizioni, abbiamo deciso di non firmare. Per farlo servono indipendenza e persone che ci sostengano. Iscriversi a FABI-BI è il modo più concreto per farlo.