Pranzo di Natale: risposta corretta, integrazione minima

Il 10 dicembre 2025 abbiamo scritto al Servizio Ristorazione per chiedere una cosa semplice: che il pranzo di Natale non escluda chi non mangia carne o pesce per motivi etici, religiosi o di salute, e che l’alternativa sia davvero “da festa” e bilanciata, non un ripiego.

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Oggetto:

Mensa, pranzo di Natale

Data di riferimento:

17 Dicembre 2025

Episodio:

1

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Cosa avevamo segnalato

Nel menù comunicato c’erano criticità chiare:

  • nessun primo “senza carne né pesce”;

  • presenza di ingredienti delicati (ad esempio molluschi), che non sono un dettaglio per allergie e sensibilità;

  • assenza, tra i secondi, di un’opzione alternativa davvero completa, con una fonte proteica adeguata (legumi o equivalenti).

Non ci siamo limitati a dire “non va bene”: abbiamo proposto soluzioni concrete, semplici da realizzare e anche più “da festa”: piatti con legumi, primi strutturati, secondi vegetariani bilanciati, alternative mediterranee appetitose.

La risposta dell’Amministrazione

L’11 dicembre 2025 è arrivata una risposta dai toni corretti e formali, con il consueto richiamo a vincoli organizzativi e contrattuali e alla necessità di tenere insieme esigenze diverse.

Questo passaggio va riconosciuto: hanno risposto, e non hanno fatto finta di nulla.

L’integrazione concessa

L’integrazione annunciata consiste in:

  • un primo aggiuntivo: crema di ceci (indicata “senza pasta”);

  • un secondo aggiuntivo: tortino di verdure (patate/melanzane/zucchine/peperoni).

Diciamolo come sta: meglio di niente. È qualcosa, e lo riconosciamo.

Ma questa integrazione non va minimamente al centro della richiesta. Avevamo chiesto un’alternativa:

  • “natalizia”, cioè un piatto di festa, con pari dignità rispetto alle altre portate;

  • bilanciata, cioè con una fonte proteica vegetale chiara e riconoscibile.

Crema di ceci “senza pasta” e tortino di verdure rischiano invece di essere percepiti come opzioni “ridotte” o da contorno rinforzato, non come una scelta equivalente.

Perché insistiamo: Natale è anche un messaggio

Il punto non è “vegetariano sì / vegetariano no”. Il punto è la qualità del servizio e il rispetto delle persone.

Un pranzo di Natale in mensa non è solo cibo: è un messaggio. Se l’alternativa è marginale, il messaggio è che alcune persone contano meno. Se l’alternativa è pensata, completa e appetitosa, il messaggio è che l’inclusione è normale e non si fa per “gentile concessione”.

Continuità: lo diciamo da tempo sulla mensa

Questo episodio non nasce dal nulla: si collega al nostro articolo già pubblicato sulla mensa, dove chiediamo menù bilanciati, inclusivi e coerenti con la dieta mediterranea, senza scaricare sulle persone la soluzione del “piatto in bianco”.

Leggi anche: Mensa sostenibile, più salute e meno impatto.

Cosa chiediamo per il futuro: una regola semplice, non una polemica

Per evitare che ogni anno si debba ripartire da capo, proponiamo uno standard minimo per i menù “evento”:

  1. almeno un primo senza carne né pesce che sia pieno e “da festa”, non una soluzione ridotta;

  2. almeno un secondo alternativo con una vera fonte proteica (legumi o equivalenti), non solo verdure;

  3. informazioni chiare e visibili su ingredienti e allergeni.

Non è complicazione: è qualità e inclusione concreta.

Segnalazioni

Se hai esigenze alimentari o hai riscontrato criticità (non solo a Natale), scrivici. Raccogliere casi reali serve a trasformare richieste ragionevoli in regole stabili.

 

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