Polizza sanitaria: perché la gara è andata deserta e come riequilibrare il sistema

La gara per la copertura sanitaria è andata deserta e, negli ultimi rinnovi, i premi sono aumentati in modo significativo.

Fattori esterni possono avere un ruolo (costi sanitari, inflazione “medicale”, condizioni di mercato). Ma prima di cercare spiegazioni fuori dal perimetro della polizza, è utile guardare dentro: regole di accesso, composizione della platea, trend dei sinistri e delle prestazioni.

Vediamoli insieme e ragioniamo sulle possibili soluzioni per garantire continuità di servizio e sostenibilità nel tempo.

 

Oggetto:

Polizza sanitaria

Data di riferimento:

30 Gennaio 2026

Episodio:

2

Notizia:

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Perché ne parliamo

Una copertura collettiva regge nel tempo solo se la platea assicurata resta sufficientemente stabile e bilanciata (tra persone con bisogni sanitari diversi e tra fasce d’età).

Perché la polizza è diventata più fragile?
Vale la pena porsi alcune domande semplici. Servono a capire come regole e incentivi possano influenzare l’equilibrio di una polizza collettiva.
  • Perché l’adesione tra dipendenti è quasi totale, mentre tra pensionate/i è storicamente molto più bassa?
  • Quali differenze di regole (e di alternative) hanno avuto dipendenti e pensionate/i nel tempo?
  • Come sono cambiati accesso, finestre di ingresso e limite di età, e con quali effetti su sinistri e premi?
  • Come sono variate le prestazioni che generano volumi di rimborso molto elevati (fisioterapia, lenti, ecc.)
  • Come sono cambiate le franchigie e gli scoperti?
  • Cosa serve per garantire copertura anche alle/ai future/i pensionate/i, in modo stabile e sostenibile?

I numeri che fanno scattare l’attenzione (dati 2016)

Già nel 2016 emergeva un divario netto tra adesioni di dipendenti e pensionati. Queste percentuali – che ci è stato riferito essere rimaste simili negli anni – non “cadono dal cielo”: sono coerenti con le regole del sistema e con incentivi economici comprensibili.

La nostra richiesta di dati di novembre 2024 non ha ancora avuto seguito, quindi abbiamo utilizzato gli ultimi disponibili, quelli al 2016.

Adesione alla copertura (dipendenti vs pensionate/i)

Categoria Iscritte/i Platea totale % adesione
Dipendenti 6.819 7.048 97%
Pensionate/i 3.748 7.096 53%
L’amministrazione ci ha comunicato informalmente l’ingresso nel 2022 di circa 700 persone in quiescenza, incremento che non ha modificato di molto la percentuale di adesione sul totale della platea delle persone in pensione, ma che potrebbe aver inciso sulla maggiore onerosità e rischiosità.

Come si spiega che l’adesione tra il personale in servizio sia quasi totale, mentre tra le persone in pensione sia molto più bassa, nonostante l’età mediamente più alta e quindi un fabbisogno sanitario potenzialmente maggiore?

Le ragioni di questa apparente incongruenza sono assolutamente logiche, razionali e naturale conseguenza delle regole del gioco.

Schema sintetico: cosa succede se si aderisce o non si aderisce
Persona Aderisce alla polizza Non aderisce
Dipendente Ha la polizza 0 (nessun contributo/indennizzo)
Pensionata/o Ha la polizza (rinuncia al contributo e paga la quota annua prevista) Contributo per spese sanitarie (in denaro)
In sintesi: per i dipendenti l’alternativa è polizza (con contribuzione alla spesa) oppure niente; per pensionate/i è polizza (con contribuzione alla spesa maggiore) oppure contributo in denaro.

Questa architettura può generare nel tempo un effetto noto come selezione avversa: chi prevede un utilizzo maggiore della copertura ha più convenienza ad aderire, mentre chi si percepisce “a basso bisogno” è incentivato a restare fuori e monetizzare. Così la platea assicurata tende a sbilanciarsi e i costi aumentano, rendendo la polizza meno appetibile per le compagnie.

Importante: non è “colpa” di chi sceglie. È un effetto tipico di un sistema che offre scelte con incentivi diversi. Quando esiste un’opzione monetaria alternativa, una parte delle persone – in modo del tutto razionale – la preferirà finché la percepisce conveniente. Lo farebbero verosimilmente anche molte persone in servizio, se avessero la stessa possibilità, compromettendo del tutto l’equilibrio della polizza collettiva.

Quattro fattori che spiegano l’aumento dei premi e la difficoltà della gara

1) Innalzamento progressivo dell’età massima di copertura (fino a 85 anni)

Estendere la copertura a fasce d’età molto avanzate è una scelta di welfare comprensibile e spesso doverosa. Ma va riconosciuto l’effetto tecnico: si include nel perimetro assicurativo una fascia ad alta sinistrosità, con prestazioni più frequenti e più costose.

Per questo l’innalzamento dell’età deve essere accompagnato da:

  • regole di accesso che evitino selezione avversa;
  • adeguati livelli di finanziamento (premio/contributo);
  • eventuali parametri tecnici coerenti (franchigie/massimali) se e solo se necessari.
2) Selezione avversa legata al meccanismo contributo vs polizza (per il personale in pensione)

Questo effetto è stato influenzato anche da come, negli anni, sono state gestite le regole di accesso (finestre e criteri di ingresso), che incidono su chi entra, quando entra e con quale profilo di rischio. Nel nostro caso:

  • per lungo tempo, chi non era già in assistenza veniva indirizzata/o soprattutto verso il Piano Grandi Rischi, con regole e filtri più coerenti con una logica assicurativa;

  • nel ciclo 2022–2025 si è passati a una fase di apertura più ampia anche al Piano Unico per pensionate/i non precedentemente iscritte/i, senza strumenti di selezione tecnica (ad esempio questionari anamnestici o altre forme di valutazione del rischio) che, in genere, servono proprio a contenere la selezione avversa;

  • nel ciclo 2026–2028 si torna a un criterio di continuità (“già in assistenza”), che mira a stabilizzare la platea e a evitare ulteriori ingressi “su richiesta”.

In sintesi: regole di accesso + possibilità di monetizzazione incidono direttamente su chi entra, quando entra e con quale profilo di rischio.

3) Introduzione di prestazioni “a consumo” ad alta frequenza

Nel tempo sono state inserite coperture ad alta frequenza (es. lenti/occhiali, fisioterapia/osteopatia, poi anche apparecchi acustici, neuropsicomotricità, pacchetto maternità/test prenatali, ampliamenti cure dentarie). Singolarmente sono voci “piccole”, ma su una platea ampia generano volumi rilevanti e aumentano la pressione sui premi.

4) Parametri tecnici e loro evoluzione

Dai documenti 2010–2025 emerge un percorso netto:

  • 2010–2011: modello “assicurazione classica” con scoperti percentuali alti (soprattutto fuori rete).

  • 2015–2018: riduzione degli scoperti e introduzione di franchigie fisse in rete.

  • 2018–2021: punto di massimo alleggerimento: in rete quasi gratuito e fuori rete rischio ridotto.

  • 2022–2025: stretta selettiva sui pensionati (franchigie/scoperti più elevati), con differenziazione rispetto ai dipendenti. Il 2022 è l’anno di ingresso generalizzato nel Piano unico.

Prestazione (2022) Dipendenti Pensionate/i
Ricoveri in rete € 0 € 750 (€ 250 per DH/ambulatoriali)
Ricoveri fuori rete Scoperto 5% (min € 800) Scoperto 15% (min € 1.500)
Visite in rete € 5 € 30
Visite fuori rete € 75 € 85
Alta diagnostica in rete € 5 € 25
Evoluzione della polizza: accesso, età massima e prestazioni “a consumo” (schema sintetico)
Periodo Accesso pensionate/i (in sintesi) Età massima (in sintesi) Prestazioni “a consumo” (novità principali) Segnali economici (Sinistri/Premi S/P, note)
Fino al 2015 Continuità dal servizio; per non iscritte/i accesso tipicamente canalizzato su Grandi Rischi. Limiti più bassi (storicamente fino a 75). Impianto più “selettivo” (meno prestazioni ad alta frequenza). —
2015–2018 Assistenza Base riservata a chi già in assistenza/neo-pensionate/i; Grandi Rischi aperto anche a non iscritte/i. Innalzamenti progressivi (fino a 80 per alcune coperture). — —
2018–2021/22 Piano Unico più vincolato (continuità); Grandi Rischi ancora con apertura per non iscritte/i. Piano Unico fino a 80; Grandi Rischi fino a 85. 2018: entrano voci ad alta frequenza: lenti/occhiali (variazione visus), fisioterapia/osteopatia anche non da infortunio, ecc. 2020: S/P pensionate/i oltre 100% (es. 130,74% e 117,36% in due annualità).
2022–2025 Fase di maggiore apertura: ingresso nel Piano Unico anche per pensionate/i non iscritte/i (finestre di rinnovo), con minori filtri tecnici. Piano Unico esteso fino a 85. 2022: ulteriori coperture: apparecchi acustici, neuropsicomotricità, pacchetto maternità/test, ampliamenti cure dentarie. Aumento pressione su costi/premi (platea più “pesante” + maggior consumo).
2026–2028 Ritorno al vincolo: accesso ai soli pensionati già in assistenza; niente finestre per chi era fuori. Confermato 85 (con salvaguardie per chi è già in assistenza). (Da verificare eventuali rimodulazioni nel nuovo capitolato.) 2025: richiamo all’“espansione dei consumi privati sanitari” tra i fattori di aumento premi.
Nota: la tavola sintetizza tre leve che si sommano nel tempo (età massima, regole di accesso, prestazioni ad alta frequenza) e che incidono sul profilo di rischio e sui costi complessivi della polizza.

Proposte FABI-BI: tenere insieme sostenibilità e tutela, oggi e domani

L’obiettivo è preservare una polizza collettiva che resti:

  • assicurabile sul mercato,

  • finanziariamente sostenibile,

  • equa e stabile nel tempo,

  • in grado di garantire continuità di tutela.

Più risorse della Banca nella fase di transizione (senza scaricare tutto su premi e prestazioni)

Se la platea è oggi sbilanciata e la sinistrosità è alta, il riequilibrio richiede tempo. Nel frattempo, per evitare che la polizza diventi “fuori mercato”, è necessario un impegno economico più forte della Banca, almeno temporaneo, per:

  • mantenere prestazioni dignitose,
  • migliorare la polizza per i nuclei familiari
  • rendere sostenibile la gara,
  • evitare spirali di aumenti che alimentano ulteriore fragilità.

Franchigie e massimali sono leve tecniche; la leva decisiva resta la composizione della platea e le regole di accesso.

Regole stabili per evitare nuove distorsioni in futuro e garantire equità intergenerazionale

Chiediamo che le regole di accesso siano costruite per evitare selezione avversa:

  • per il personale in pensione: scelta chiara al pensionamento (aderire oppure non aderire) e assenza di “rientri opportunistici” nelle finestre future, perché cambiano la composizione del rischio e rendono la gara più cara o impraticabile;
  • mantenere l’accesso alla copertura fino agli 85 anni per chi aderisce, con regole stabili nel tempo;
  • la copertura per chi andrà in pensione in futuro deve essere definita in modo chiaro e stabile, senza arretramenti rispetto alle tutele oggi previste.
Contesto: evitare contrapposizioni tra generazioni (pre ’93 e post ’93)
L’obiettivo non è distribuire “colpe” tra gruppi, ma garantire che il welfare sanitario regga nel tempo.
Chi oggi è in servizio andrà in pensione con regole mediamente meno favorevoli rispetto al passato e avrà ancora più bisogno di una copertura collettiva stabile o un contributo sanitario adeguato.
Per questo le scelte di oggi devono preservare la sostenibilità senza scaricare l’aggiustamento su chi andrà in quiescenza domani.
Contributo sanitario: proposta di aggiornamento del valore reale e coerenza del contributo

Negli ultimi anni si è parlato molto della sostenibilità della polizza sanitaria per il personale in pensione. Un punto decisivo è il contributo per spese sanitarie: è l’alternativa alla polizza e, nel tempo, è diventato un ingranaggio centrale (o polizza, o denaro). La cronologia qui allegata mostra come si è evoluto e perché oggi serve una verifica di coerenza.

L’opzione “contributo in denaro”, affinché resti una possibilità concreta di scelta anche per il personale in servizio oggi, in pensione domani, va resa equa e coerente nel tempo attraverso due interventi semplici:

  • Indicizzazione IPCA: il contributo per spese sanitarie va rivalutato ogni anno secondo l’IPCA, per non perdere potere d’acquisto rispetto al costo della vita e della sanità. Tale adeguamento dovrebbe essere applicato anche ad altre indennità e rimborsi, quali ad esempio: il premio di laurea, il rimborso spese per chi è in telelavoro ecc.

  • Importo unico: il contributo va reso uguale per tutte e tutti al valore massimo oggi previsto, perché la tutela sanitaria è un bisogno che non cresce o diminuisce con lo scaglione. Le regole devono essere semplici e coerenti con la finalità del contributo.

In sintesi: scelta garantita al pensionamento, una volta sola; copertura fino ad almeno 85 anni per chi aderisce; contributo indicizzato per chi non aderisce; nessun rientro opportunistico. Questo preserva equità, sostenibilità e prospettiva intergenerazionale.

Richieste immediate

Riaprire subito un confronto tecnico, su dati completi e obiettivi misurabili, per riportare la polizza in equilibrio e rendere la gara di nuovo praticabile.

  • Transizione: risorse aggiuntive temporanee e dedicate, per evitare che l’aggiustamento ricada solo su franchigie/massimali o su nuovi aumenti di premio
  • Attenzione alle famiglie: massimali adeguati alla numerosità del nucleo (leggi il precedente articolo)
  • Accesso: regole stabili (no rientri dopo periodi fuori copertura) e conferma copertura fino a 85 anni per chi aderisce
  • Contributo: rivalutazione annuale IPCA e criteri di calcolo trasparenti

Trasparenza: servono dati completi

Da tempo abbiamo chiesto all’Amministrazione dati di dettaglio e serie storiche utili a comprendere a fondo l’evoluzione della sinistrosità e della platea, ma non abbiamo ricevuto risposta. Senza dati completi, il confronto rischia di restare sul piano delle impressioni.

Per questo abbiamo aggiornato la richiesta formale di accesso ai dati e abbiamo richiesto la convocazione del tavolo tecnico con l’obiettivo di discutere su basi verificabili: composizione della platea per età, trend prestazioni, sinistri aperti/riservati, frequenze e costi medi per macro-garanzie.

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11 risposte

  1. Non comprendo quale scenario si prevede: se la Gara è andata deserta e non ci sono i tempi per indirne una seconda, ci sarà una trattativa diretta Banca/Assicurazione ? che copertura avremo da prossimo 1° Luglio ?

    1. La Banca ha comunicato che farà di tutto per ottenere il prolungamento di un anno con le attuali coperture e avere così il tempo necessario per la gara.

  2. Analisi molto dettagliata e approfondita, spiegata con parole chiare e da chi dimostra di essere molto preparato. Questo è un eccellente modo per “fare sindacato” ed essere utili ai colleghi: grazie!

  3. Condivido gli aspetti dell’analisi ben fatta e chiara. Io personalmente penso male, come diceva un politico anni fa, e farò peccato, però il problema è politico, molto politico. La sanità pubblica è stata disintegrata progressivamente negli ultimi anni. Le società assicuratrici hanno visto aumentare la platea di clienti potenziali in maniera notevole. Basta scambiarsi ‘opinioni’ sul prezzo minimo di una gara e la gara va deserta.
    Poi sull’ evitare contrapposizioni tra generazioni, deve essere un punto fondamentale. L’Italia è strana : sei giovane non trovi lavoro non hai esperienza, lavori da qualche hanno ma non è abbastanza, hai superato una certa età sei vecchio e superato.
    Se ci si divide, facendo guerra tra noi, di sicuro non vince nessuno dei lavoratori.
    Grazie e buon lavoro

  4. Finalmente una segnalazione che spiega l’andamento della nostra assicurazione. Ho l’impressione che le Assicurazioni abbiano fatto “cartello non ufficiale” e non accettano le offerte con prezzi giudicati “minimi”! Forse dovremmo chiedere all’Istituto di aumentare lo stanziamento per la copertura Sanitaria.

  5. Tutto giusto
    Mi chiedo perché la gara è andata deserta?
    Solo colpa delle assicurazioni o anche di qualcun altro che vuole escludere i pensionati.
    Un vecchio politico di Roma diceva, a pensar male si fa peccato ma spesso è vero.

  6. I dati proposti sono molto interessanti; il contributo ai pensionati che non aderiscono alla polizza era stato pensato per disincentivare l’adesione alla stessa? Chiedo per curiosità soprattutto a chi ha memoria storica, visto che l’accordo è del 2014. Altrettanto curioso è il dimensionamento di spese sanitarie in proporzione diretta all’imponibile: idealmente me ne aspetterei una inversa o, mal che vada, uguale per tutti…

    1. Il Contributo per Spese Sanitarie in favore dei pensionati è stato formalmente introdotto con gli accordi sindacali del 30 aprile 2003.
      Fino al 2002, le pensioni della Banca d’Italia godevano di un “aggancio” alle retribuzioni del personale in servizio (cd. clausola oro), che con le riforme di quegli anni viene eliminata. Per compensare e offrire una tutela sanitaria a fronte di quella perdita di potere di acquisto fu introdotto il contributo.
      L’introduzione è stata contestuale alla definizione della copertura delle spese sanitarie del personale (affidata alla CASPIE).
      All’origine il contributo era fisso (netto annuo):
      € 276 per i pensionati diretti;
      € 138 per i pensionati indiretti e di reversibilità.

      Negli anni è stato rivalutato (ad esempio nel 2006 è salito a € 386 netti per i diretti), fino alla riforma del 2014, che dal 2015 lo ha trasformato in un importo lordo differenziato per fasce di reddito.
      Ed è qui il punto: dal 2015 il contributo è diventato proporzionale al reddito, e questa impostazione è difficilmente difendibile sul piano della logica e dell’equità. Se l’obiettivo è sostenere una spesa sanitaria, ha più senso:
      un importo uguale per tutte e tutti, oppure un meccanismo inversamente proporzionale (maggiore sostegno a chi ha meno).

      Un contributo proporzionale, invece, manda un messaggio distorto: chi ha di più “merita” di più tutela, come se il diritto alla cura crescesse con il reddito. Questo è il contrario della finalità originaria del contributo: compensare uno squilibrio e garantire protezione sanitaria, non premiare i redditi più alti.

  7. La gara andata deserta ha dimostrato, che ormai questo tipo di Polizza, che come diceva il precedente Seg. Gen. era sempre andato bene, oggi non va più bene, per i motivi che dovrebbe indicare il broker, responsabile del bando. Quindi noi , al buio, dovremmo provare a fare delle proposte per cercare di migliorare la situazione.
    Proposta 1. Le leggi dell’economia di mercato, affermano che se allarghi la base i costi pro capite diminuiscono. Come allargare la base in maniera virtuosa? Immettendo persone giovani che abbassino il rischio. Figli con nuclei familiari propri e Polizza propria, collegata con quella di Banca. Prima della gara deserta tale suggerimento era già stato rifiutato.
    Problematiche pensionati.
    Parte monetaria.
    Per un nucleo con familiari fiscalmente a carico, la criticità è rappresentata dall’importo delle franchigie , che se a fatica accettabili per i ricoveri, con o senza intervento, può essere più gravosa per intervento ambulatoriali. Per nuclei con familiari facoltativamente assistibili, oltre alle franchigie, è pesante il premio pagato da quest’ultimi, lievitato negli anni in maniera vertiginosa, calcolato senza tenere conto dell’età degli assicurati. Si assiste infatti che due persone della stessa età, paghino importi differenti.
    Proposta 2. Dare la possibilità di scegliere tra una Polizza completa, simile all’attuale, ed una più leggera, simile alla passata grandi rischi. Tale Polizza dovrebbe ricomprendere tutti i tipi di intervento chirurgico, malattie oncologiche ed una copertura limitata per l’alta diagnostica.
    Estendere le card, tipo Welion Card delle Generali, che permettono di accedere alla rete convenzionata con le tariffe della rete convenzionata con le compagnie.

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