Convegno sulle relazioni industriali: un segnale di svolta?

L’8 aprile 2026 presso il Centro Convegni “Carlo Azeglio Ciampi” si è tenuto il convegno dedicato alle relazioni industriali e alle dinamiche del lavoro. L’iniziativa, promossa dal Segretario Generale Massimo Doria e realizzato grazie ai colleghi del Dipartimento RIB, ha assunto un rilievo istituzionale particolare grazie al primo intervento pubblico del Direttore Generale, Paolo Angelini.

Questo incontro ha segnato un momento di rinnovata e necessaria attenzione dell’Istituto verso il dialogo con le Organizzazioni Sindacali, che hanno espresso soddisfazione per uno spazio di confronto finalmente orientato a rimettere la qualità del lavoro e il benessere delle persone al centro delle scelte strategiche della Banca.

Verificheremo la reale volontà dell’Istituto di investire sulle proprie persone misurando la coerenza tra le dichiarazioni e gli atti concreti, all’insegna dell’equità e di una visione moderna.

La nascita di un nuovo modello di relazioni sindacali

La sessione mattutina, arricchita dai contributi del mondo accademico e istituzionale, ha analizzato l’evoluzione dei rapporti tra datori di lavoro e rappresentanze dei lavoratori.

Dagli interventi e dal confronto emerso nel corso della giornata, noi ricaviamo un punto preciso: un sistema di relazioni industriali moderno e davvero strategico deve poggiare su quattro condizioni essenziali.

  1. Comunicazione efficace: superare le barriere formali per un flusso di informazioni costante e chiare.
  2. Trasparenza: garanzia di accesso ai dati e alle reali intenzioni aziendali in modo preventivo rispetto al momento della negoziazione.
  3. Concertazione e pre-contrattazione: coinvolgere preventivamente i rappresentanti dei lavoratori per analizzare i dossier nel dettaglio e costruire soluzioni condivise prima che le decisioni diventino oggetto di contrattazione e si traducano in realtà.
  4. Conflitto sano: abbandonare i toni sensazionalistici per un confronto dialettico, anche aspro, sia con il datore di lavoro che tra tutte le sigle sindacali, ma sempre finalizzato alla risoluzione dei problemi e alla conquista di nuovi diritti per tutti i dipendenti.

Il contributo della FABI-BI: visione e pragmatismo

Nel pomeriggio, il focus si è spostato sulla realtà specifica della Banca d’Italia. Durante la tavola rotonda, la FABI-BI ha delineato una visione chiara per rispondere alle sfide del nostro tempo: la gestione dell’invecchiamento della popolazione lavorativa (Age management), l’impatto dell’Intelligenza Artificiale (IA) e la riorganizzazione della Rete territoriale.

Age management: dati condivisi e attenzione a tutto il personale, giovani e meno giovani
Con un’età media del personale di circa 50 anni e solo il 13% di under 35, non serve “meno” contrattazione, ma una contrattazione “diversa”.

La FABI-BI propone:

  • efficienza dei tavoli: superare la frammentazione degli incontri separati a favore di un tavolo unico, per discussioni più rapide, trasparenti e incisive, come avviene in tutte le contrattazioni sindacali nel mondo del lavoro;
  • agenda condivisa: la definizione delle priorità non può essere una prerogativa unilaterale dell’Amministrazione; i sindacati devono tornare a essere parte attiva nella scelta dei temi da trattare così come previsto dagli accordi in essere;
  • coinvolgimento dei giovani: è essenziale che l’Amministrazione sensibilizzi i neoassunti sull’importanza della partecipazione (ad esempio facilitando la partecipazione alle “conversazioni sindacali”), o almeno non ostacolare la stessa, per consentire al sindacato di rappresentare l’intera compagine del personale.
Intelligenza Artificiale: governance attiva dell’innovazione
L’introduzione dell’IA non è una mera questione tecnica, ma un cambiamento organizzativo radicale. La posizione della FABI-BI è netta:

  • analisi di impatto condivise e continuative: l’introduzione dell’IA richiede un’analisi d’impatto condivisa e una sede di confronto stabile e continuativa con l’Amministrazione, che permetta al sindacato di intervenire preventivamente sin dalle fasi di scelta e sperimentazione degli strumenti; l’obiettivo è evitare una passiva presa d’atto successiva, garantendo che l’evoluzione tecnologica sia governata attraverso tutele e regole definite a partire dalle fasi embrionali di adeguamento dei processi;
  • formazione protetta: l’aggiornamento deve avvenire in orario di lavoro, con tempi realmente dedicati e carichi di lavoro compatibili. La formazione in presenza va prevista ogni volta che renda il percorso di apprendimento più efficace, più semplice e più coinvolgente. Anche mentoring e reverse mentoring possono offrire un contributo importante nello scambio di competenze tra senior e junior. Ma senza organici adeguati tutto questo resta difficilmente praticabile: se manca il personale, manca anche il tempo necessario per formarsi davvero;
  • tutela dei diritti e controllo critico: poiché l’affidabilità dell’intelligenza artificiale è ancora incerta e soggetta a margini di errore anche rilevanti, il sindacato deve avere uno spazio reale di informazione, verifica e intervento sulle modalità con cui questi strumenti vengono introdotti e utilizzati. Occorre tutelare privacy, diritto alla disconnessione e condizioni di lavoro, garantendo che tali tecnologie non si trasformino in strumenti di sorveglianza pervasiva, ma anche chiarire fin dall’inizio chi assume la responsabilità degli errori, come vengono controllati e validati gli output e come si impedisce che risultati non affidabili vengano diffusi all’esterno o utilizzati internamente come se fossero neutrali e corretti. Nessun sistema di IA deve poter sostituire il controllo umano, né scaricare sui colleghi responsabilità improprie per errori prodotti da strumenti che restano, per loro natura, fallibili. Proprio per questo servono regole chiare, controlli rigorosi e un presidio sindacale costante, anche a tutela della credibilità dell’Istituzione.
Rete Territoriale: una proposta ambiziosa ma giusta
Per superare le storiche disparità tra Amministrazione Centrale (AC) e territorio, la FABI-BI ha lanciato una sfida ambiziosa: la costituzione del Dipartimento della Rete territoriale.

L’obiettivo è trasformare l’integrazione da principio teorico a realtà organizzativa, garantendo che la Rete territoriale riceva il riconoscimento strategico e operativo che le spetta.

Quindi, coerentemente con le dichiarazioni dell’Amministrazione sull’importanza della Rete, come riconosciuto in occasione dell’ultimo accordo di riforma: “Progetto di sviluppo delle funzioni e adeguamento degli assetti della Rete territoriale“, proponiamo:

  • pari dignità organizzativa: allineare la Rete territoriale all’AC, potenziando e formalizzando le sue funzioni istituzionali e garantendo organici adeguati alle responsabilità assegnate;
  • sviluppo professionale: costruire percorsi di carriera coerenti e allineati tra territorio e AC, capaci di valorizzare le competenze effettivamente maturate e di garantire piena interscambiabilità del personale. La Rete non può essere trattata come un ambito separato o residuale: nessuno deve essere considerato di serie B, né sul piano professionale né su quello delle opportunità di crescita;
  • autonomia operativa: assicurare alle strutture territoriali margini di manovra speculari a quelli delle funzioni centrali, promuovendo un modello di gestione più equilibrato e agile.

Conclusioni

Il convegno ha dimostrato che le relazioni industriali in Banca d’Italia sono indietro ma sono pronte per un salto di qualità, passando da schemi del passato a un sistema adatto alla complessità odierna, perché non si possono affrontare cambiamenti rapidi con un sistema di relazioni sindacali lento, frammentato e ancora troppo barocco, ricco di liturgie e cerimoniali su tavoli separati.

Un metodo così non rallenta soltanto il confronto, ma favorisce anche opacità e conflitto, allontanando la possibilità di costruire convergenze e accordi trasversali.

Serve quindi una metodologia più efficace ed efficiente: definizione condivisa delle priorità, analisi preventive fondate su dati e informazioni messi a disposizione in modo trasparente, confronto istruttorio reale tra Amministrazione e Sindacati e, solo a quel punto, un unico tavolo di contrattazione.

Solo così il confronto può tornare a essere uno strumento utile per governare il cambiamento, invece di limitarsi a inseguirlo.

Per la FABI-BI, la sfida dei prossimi mesi sarà trasformare queste proposte, a partire dalla creazione del Dipartimento della Rete territoriale da attuare nel minor tempo possibile, in scelte concrete.

Può interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi questa informazione

Partecipa alla discussione: