Quando la riforma sarà a regime, 280 di noi saranno già usciti.

La riforma degli inquadramenti decorre dal 2028 e va a regime nel 2030. Entro quella data 280 persone dell’Area Operativa avranno già lasciato il servizio, 366 entro cinque anni e 638 entro sette.

Il problema che la riforma dichiara di voler risolvere, le carriere ferme e gli scatti che perdono valore, riguarda in larga parte proprio queste persone.

Un precedente esiste già ed è recente. L’accordo del 16 ottobre 2025 sulla rete territoriale disciplina l’esonero dal servizio, una somma una tantum e un assegno di sostegno al reddito. Chiediamo che quello schema sia discusso anche qui.

 

 

Oggetto:

Riforma dell’Area operativa

Data di riferimento:

14 Agosto 2026

Episodio:

3

Notizia:

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Introduzione

La riforma degli inquadramenti dell’Area Operativa decorre dal 2028 e va a regime nel 2030. I numeri che seguono sono elaborazioni FABI-BI sulle consistenze del personale ad agosto 2026 e misurano gli anni che mancano al collocamento a riposo d’ufficio.

Uscite dall’Area Operativa Persone Quota su 3.004
entro il 2027, prima della decorrenza della riforma 67 2,2%
entro il 2030, prima che la riforma sia a regime 280 9,3%
entro cinque anni 366 12,2%
entro sette anni 638 21,2%

Chi ha davanti pochi anni di servizio rischia quindi di attraversare la transizione senza beneficiare pienamente degli effetti della riforma. E le uscite non sono distribuite in modo uniforme, si concentrano in alto. Entro cinque anni il grado di Primo assistente perde quasi la metà del proprio organico, il Coadiutore principale più di un terzo, l’Assistente superiore poco più di un quinto. Nei gradi di ingresso le uscite sono quasi assenti. La riforma si applicherà quindi a una popolazione che nel giro di pochi anni sarà composta in modo diverso da quella che la sta discutendo oggi.

Il paradosso della proposta

La proposta della Banca dichiara di voler intervenire sulle carriere che si fermano e sugli scatti che perdono valore con il passare degli anni nello stesso grado. Nell’Area Operativa 487 persone subiscono già oggi lo scatto ridotto. Circa 164 di loro lasciano il servizio entro cinque anni, e più di tre quarti entro dieci. Fra i 37 Coadiutori principali che hanno esaurito lo scatto pieno, 28 vanno in pensione entro cinque anni, cioè il 76 per cento, dopo una permanenza media nello stesso grado di quasi diciassette anni.

Il problema che la riforma dice di voler risolvere appartiene in larga parte a persone che la riforma non farà in tempo a raggiungere. È una incoerenza interna alla proposta che rende necessario affrontare anche il tema di chi si trova negli ultimi anni di servizio. Le misure di accompagnamento all’uscita rappresentano una soluzione concreta, per la quale esiste già un precedente molto recente.

Un precedente firmato dieci mesi fa

La Sezione III dell’accordo del 16 ottobre 2025 sul riassetto della rete territoriale contiene già tutto l’impianto. Prevede l’esonero dal servizio per chi si trova a non più di otto mesi dal collocamento a riposo, con l’intera retribuzione e il periodo valido per intero ai fini dell’anzianità, della progressione e della quiescenza. Prevede una somma una tantum commisurata ai mesi mancanti. E prevede un assegno di sostegno al reddito pari al 75 per cento dell’ultima retribuzione pensionabile per chi matura il diritto a pensione entro sette anni e sei mesi, con la copertura contributiva a carico della Banca, l’assistenza sanitaria alle stesse condizioni del personale in servizio e, per chi è iscritto alla previdenza complementare, una contribuzione straordinaria del 4,5 per cento.

Lo schema è stato costruito, negoziato e sottoscritto dalle stesse parti che oggi siedono al tavolo della riforma. Nello stesso accordo, fra gli impegni dell’Amministrazione, c’è la riga che fissa entro il primo trimestre del 2026 il riavvio del confronto sulla riforma dell’Area Operativa. Le due cose nascono dentro lo stesso documento.

L’accordo precisa che quelle misure hanno carattere eccezionale e temporaneo e che non possono essere estese a situazioni diverse da quelle previste. La precisazione serve a evitare che qualcuno rivendichi l’assegno perché si trova in una condizione simile. Lascia intatta la libertà delle parti di riprodurre lo stesso schema dentro un accordo nuovo, quando lo ritengano opportuno. Il precedente dimostra che l’architettura della misura è praticabile e che la Banca l’ha già ritenuta utilizzabile in un accordo molto recente. Resta da quantificare il costo della sua applicazione alla platea interessata dalla riforma.

Il ricambio è già programmato

I conti spettano alla Banca. Ci sono però elementi concreti per chiedere che la sostenibilità della misura venga verificata al tavolo.

Chi uscirebbe si trova al culmine della propria progressione economica, dopo trenta e più anni di servizio. Le nuove assunzioni partono invece dai livelli retributivi iniziali miolto più bassi. Negli anni in cui l’assegno e la nuova assunzione convivono lo sforzo per la Banca esiste, e si riassorbe subito dopo, quando resta soltanto la retribuzione di ingresso.

Le condizioni per accompagnare il ricambio sono già state create. Il Piano assunzioni 2026 della Banca prevede complessivamente 450 ingressi. Nell’Area Operativa sono programmate, tra le altre, 45 assunzioni di Assistenti, 35 di Assistenti tecnici ICT e 70 di Vice assistenti. Per 45 Assistenti e 70 Vice assistenti il concorso è già stato bandito. Le assunzioni, quindi, sono una scelta già programmata e in parte già in corso, indipendentemente dalla riforma.

Uno scivolo consentirebbe di affiancare al ricambio in entrata un’uscita volontaria delle persone più vicine alla pensione, favorendo il ricambio generazionale proprio nei gradi nei quali oggi si concentrano le permanenze più lunghe.

Una questione di equità

Una riforma che ridisegna gli inquadramenti di 3.004 persone e non prevede nulla per chi esce nei prossimi anni lascia fuori una parte consistente della popolazione a cui si rivolge. Quel perimetro è il risultato di una scelta, e una scelta si può cambiare. Alle persone che escono la proposta chiede di attraversare la transizione, di assorbirne i costi organizzativi, di formare chi arriva, senza offrire loro alcuna possibilità di beneficiarne.

E poi ci sono le persone

Da mesi molte colleghe e molti colleghi ci ripetono la stessa cosa con parole diverse. Hanno alle spalle quindici o vent’anni nello stesso grado, hanno attraversato più riorganizzazioni, e guardano agli ultimi anni di servizio senza vedere niente che cambi.

Uno scivolo non obbliga nessuno a uscire. È una possibilità in più, volontaria, che restituisce a chi si trova in quella condizione la facoltà di decidere quando chiudere una vita di lavoro, invece di limitarsi ad aspettare una data. Per una parte del personale dell’Area Operativa sarebbe la prima cosa concreta arrivata da molti anni.

Cosa chiediamo

Chiediamo che il tema entri formalmente nel negoziato sulla riforma, con la Sezione III dell’accordo del 16 ottobre 2025 come base di discussione, e che l’Amministrazione dica con chiarezza se lo ritiene percorribile e a quali condizioni.

Il tema era stato sollevato dalla FABI-BI nell’incontro del 12 giugno e non compare nella proposta del 30 luglio. Anche una risposta negativa – purché argomentata – sarebbe preferibile al silenzio..

Nota sui dati. Le elaborazioni sono state condotte da FABI-BI sulle consistenze del personale dell’Area Operativa ad agosto 2026, incrociando l’inquadramento, la decorrenza dell’inquadramento e la data di collocamento a riposo d’ufficio. Poiché molte persone maturano il diritto a pensione prima del collocamento d’ufficio e cessano anticipatamente, il numero di chi lascerà effettivamente il servizio entro le date indicate è verosimilmente più alto di quello riportato.

 

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4 risposte

  1. Condivido la posizione riguardante lo scivolo. Ovviamente massima solidarietà ai colleghi interessati da queste (e anche dalle altre) chiusure, ma mi chiedo come mai non si sia portato l’argomento ‘estensione dello scivolo a tutto il personale’ sul tavolo di quelle trattative (come, se non sbaglio, è avvenuto per le precedenti chiusure di Filiali). Non avremmo avuto maggiori possibilità di ottenere dei risultati? Personalmente, con 34 anni di anzianità, ho paura, non solo di non riuscire ad usufruire di alcuna misura di accompagnamento all’uscita, ma di dover affrontare gli esiti di una riforma che, per quanto capisco, può portare solo malumori. Grazie, comunque, per la condivisione e per la vostra posizione che condivido appieno.

    1. Grazie Carmela della tua condivisione. Ci scusiamo se rispondiamo solo ora. Sicuramente stiamo lavorando affinchè l’Amministrazione introduca lo scivolo in fase di negoziazione della riforma dell’Area operativa. Speriamo anche noi che una volta raggiunto questo risultato, poi, come in passato, venga esteso a tutto il personale. Saremmo già contenti di iniziare un confronto propositivo sul tema. Come avrai letto noi stiamo proponendo questa soluzione come uno degli elementi necessari per una seria riforma dell’Area. Ti possiamo dire sin da ora che la FABI-BI non accetterà mai una riforma che possa determinare solo malumori. Continua a seguirci e se vuoi contattaci pure per eventuali ulteriori informazioni. Grazie del tuo sostegno a quanto affermiamo

  2. Sono un collega in servizio presso una filiale monodivisionale e rimodulata alcuni anni fa (non rientra – non si sa perchè – nei benefici previsti dagli ultimi accordi sulla riorganizzazione della rete territoriale); ho 60 anni di età e 40 anni di contributi di cui 36 in banca. Da due anni la prima e ultima promozione (a Primo Assistente dopo vent’anni fermo al grado di Assistente); previsioni per il futuro: zero!

    In prossimità degli incontri con la Banca, con particolare riferimento alla riforma della carriera operativa che si trascina ormai da diversi anni, ci tenevo a farvi conoscere alcune mie riflessioni in merito, anche se non sono iscritto alla Vs. sigla.

    La continua evoluzione delle dinamiche lavorative, l’innovazione e l’implementazione delle procedure informatiche, la mancanza di formazione operativa, l’assenza di figure di riferimento, la discutibile distribuzione dei carichi di lavoro e le limitazioni in termini di ferie, permessi e accesso al lavoro delocalizzato si avvertono (e si subiscono) in modo particolare nella rete periferica, soprattutto tra coloro che sono avanti negli anni.

    Per questo motivo, a mio modesto avviso, qualunque incontro sulla riforma delle carriere non può prescindere dall’accompagnamento all’uscita dei colleghi più anziani. Mi risulta davvero difficile comprendere l’ottusità della Banca (e dei Sindacati) su una questione dalla quale avrebbe tutto l’interesse a sviluppare, incentivare e a trarne beneficio per i seguenti motivi:

    1) accelerazione nella risoluzione della riforma operativa: non è possibile pensare ad un appiattimento delle carriere nelle quali tutti fanno tutto e che i colleghi con 40 anni di servizio possano tornare indietro nelle mansioni, nei lavori prettamente operativi e sviliti nella loro professionalità acquisita, peraltro, attraverso una “gavetta” diversa da quella attuale, quando l’impegno operativo era ben diverso e quando non esistevano benefici normativi, economici e di conciliazione vita-lavoro (smart working, orari particolari, flessibilità, prolungamento periodo di congedo per maternità/paternità, ecc. ecc.) che ci sono oggi;

    2) efficienza operativa: in un’epoca contraddistinta dalla digitalizzazione e da un contesto operativo nel quale le procedure si rinnovano di continuo, è lapalissiano che una risorsa giovane e preparata possa adattarsi meglio e più facilmente rispetto ad un collega anziano ed offrire servizi rapidi ed adeguati al contesto esterno sempre più esigente;

    3) vantaggio economico: la tanto sbandierata efficienza aziendale di cui la Banca si riempie spesso la bocca significa massimizzare i risultati riducendo al minimo lo spreco di risorse (tempo, denaro e personale). E sappiamo benissimo quanto costa un collega anziano rispetto ad un neoassunto!

    Inoltre, non è possibile accettare che ci sono colleghi che hanno usufruito degli “scivoli” solo perché appartenevano ad alcune filiali chiuse o rimodulate, gli esuberi o ci sono sempre o non ci sono mai. Non è possibile che la Banca tratti il personale come figli e figliastri: il trattamento economico in Banca è unico e vale per tutti; il Regolamento del Personale è unico a vale per tutti. Peraltro, mi risulta che nelle precedenti riorganizzazioni della rete territoriale gli incentivi sono stati estesi a tutto il personale, anche ai colleghi non coinvolti direttamente dalle chiusure. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è l’aver saputo di un collega di una Filiale chiusa di recente che è andato in pensione con lo “scivolo” con 30 anni di servizio! Sono contento per lui ma non per me che ho 40 anni di contributi e che devo attendere ancora 4 anni per la pensione! In pratica, dovrò lavorare 14 anni più di lui solo perchè una filiale è stata chiusa e l’altra no!!! INACCETTABILE!!!

    Si dice sempre che la Banca da molta importanza ai giudizi dell’esterno e dell’opinione pubblica. Ma dipende sempre da come le dici le cose all’esterno! Proprio la Banca (che è maestra nella comunicazione) dovrebbe giustificare gli “scivoli” quale evento straordinario connesso alla riforma della carriera operativa alla stessa stregua della riorganizzazione della rete territoriale e motivare l’accompagnamento all’uscita come una risorsa necessaria al Paese che ha tanto bisogno di un cambio generazionale. I contratti a tempo indeterminato per i giovani neoassunti determinerebbero infatti:
    – il rilancio dell’economia mediante la crescita del potere d’acquisto e la maggiore propensione ai consumi;
    – il rilancio dell’edilizia e dell’intero indotto attraverso la concessione di mutui e la costruzione di nuove abitazioni;
    – una maggiore predisposizione a formare famiglie e generare figli in un Paese dove cresce la denatalità, causata appunto da fattori socio-economici (precariato e alti costi di gestione familiare) e che innesca gravi crisi demografiche, provocando il progressivo invecchiamento della popolazione e mettendo a dura prova la tenuta del sistema di welfare: in altri termini favorirebbe una maggiore giustizia sociale;
    – efficienza e maggiore disponibilità sul lavoro;
    – aumento dell’efficacia nell’era digitale e dell’innovazione di svariate procedure che mal si addicono ai sessantenni;
    – volano per l’economia riveniente dai giovani pensionati che, avendo più tempo a disposizione, avrebbero maggiore propensione a spendere per il benessere personale (viaggi, palestre, cultura, hobby, ecc. ecc.) e/o per la cura dei propri cari con conseguente abolizione di misure di assistenzialismo (L. 104/92, ecc. ecc.) sacrosante e necessarie ma che gravano sulla collettività;
    – risparmio sui costi del personale.

    Ecco, questi sono tutti i motivi che non mi fanno comprendere il muro alzato dalla Banca nei confronti degli accompagnamenti all’uscita. Anzi, sono convinto che se la Banca li spiegasse in questi termini riceverebbe gli applausi non solo dall’opinione pubblica ma anche da tante aziende, banche ed Enti pubblici che potrebbero seguire il suo esempio.
    Allora mi sono chiesto (e con me centinaia di colleghi che sono nelle mie stesse condizioni): perché mai il Sindacato non prende di petto la situazione e non chiede con forza alla Banca la necessità di considerare gli accompagnamenti all’uscita? Non ci sarebbe alcuna ripercussione negativa sul personale (l’adesione all’accompagnamento all’uscita sarebbe ovviamente su base volontaria); anzi, i colleghi più giovani trarrebbero sicuramente beneficio in ottica professionale e di carriera, di motivazione e di gratificazione potendo accedere a quelle attività/mansioni divenute “orticelli” coltivati, curati e tenuti ben nascosti dai più anziani. E allora? L’unica risposta, comprensibile ma non giustificabile, è quella di avere il timore di perdere iscritti. Se così fosse (e spero di no) il Sindacato farebbe gli interessi della Banca e non dei lavoratori! Inoltre, sono convinto che se un collega percepisce l’interesse e la vicinanza del Sindacato nei momenti di necessità rimane iscritto anche da pensionato.

    1. Ciao Piero, intanto scusa per il ritardo della risposta. Ti ringraziamo tantissimo delle tue analisi che come avrai letto negli articoli da noi proposti sono precisamente in linea con quanto stiamo affermando in tutte le occasioni di discussione di proposta di riforma. Siamo convintissimi che la posizione dell’Amministrazione non sia dovuta ad una difficoltà di comunicazione. Per giustificare l’eventuale scivolo basterebbe che chi di dovere leggesse il tuo commento e troverebbe tutte le motivazioni a favore dello scivolo. Purtroppo pensiamo che l’Amministrazione si nasconda dietro una ipotetica perdita di professionalità, che però non vuole valorizzare nel proporre una riforma quale quella sul tavolo. Come FABI-BI continueremo a negoziare anche lo scivolo, oltre ad una riforma che sia veramente positiva. Continua a seguirci e a commentare i nostri articoli e se interessato contattaci pure via mail. Grazie mille del lungo e articolato commento che come avrai capito corrisponde a quanto stiamo continuando a proporre in sede di negoziazione. Buon proseguimento.

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