La riforma degli inquadramenti decorre dal 2028 e va a regime nel 2030. Entro quella data 280 persone dell’Area Operativa avranno già lasciato il servizio, 366 entro cinque anni e 638 entro sette.
Il problema che la riforma dichiara di voler risolvere, le carriere ferme e gli scatti che perdono valore, riguarda in larga parte proprio queste persone.
Un precedente esiste già ed è recente. L’accordo del 16 ottobre 2025 sulla rete territoriale disciplina l’esonero dal servizio, una somma una tantum e un assegno di sostegno al reddito. Chiediamo che quello schema sia discusso anche qui.
4 risposte
Condivido la posizione riguardante lo scivolo. Ovviamente massima solidarietà ai colleghi interessati da queste (e anche dalle altre) chiusure, ma mi chiedo come mai non si sia portato l’argomento ‘estensione dello scivolo a tutto il personale’ sul tavolo di quelle trattative (come, se non sbaglio, è avvenuto per le precedenti chiusure di Filiali). Non avremmo avuto maggiori possibilità di ottenere dei risultati? Personalmente, con 34 anni di anzianità, ho paura, non solo di non riuscire ad usufruire di alcuna misura di accompagnamento all’uscita, ma di dover affrontare gli esiti di una riforma che, per quanto capisco, può portare solo malumori. Grazie, comunque, per la condivisione e per la vostra posizione che condivido appieno.
Grazie Carmela della tua condivisione. Ci scusiamo se rispondiamo solo ora. Sicuramente stiamo lavorando affinchè l’Amministrazione introduca lo scivolo in fase di negoziazione della riforma dell’Area operativa. Speriamo anche noi che una volta raggiunto questo risultato, poi, come in passato, venga esteso a tutto il personale. Saremmo già contenti di iniziare un confronto propositivo sul tema. Come avrai letto noi stiamo proponendo questa soluzione come uno degli elementi necessari per una seria riforma dell’Area. Ti possiamo dire sin da ora che la FABI-BI non accetterà mai una riforma che possa determinare solo malumori. Continua a seguirci e se vuoi contattaci pure per eventuali ulteriori informazioni. Grazie del tuo sostegno a quanto affermiamo
Sono un collega in servizio presso una filiale monodivisionale e rimodulata alcuni anni fa (non rientra – non si sa perchè – nei benefici previsti dagli ultimi accordi sulla riorganizzazione della rete territoriale); ho 60 anni di età e 40 anni di contributi di cui 36 in banca. Da due anni la prima e ultima promozione (a Primo Assistente dopo vent’anni fermo al grado di Assistente); previsioni per il futuro: zero!
In prossimità degli incontri con la Banca, con particolare riferimento alla riforma della carriera operativa che si trascina ormai da diversi anni, ci tenevo a farvi conoscere alcune mie riflessioni in merito, anche se non sono iscritto alla Vs. sigla.
La continua evoluzione delle dinamiche lavorative, l’innovazione e l’implementazione delle procedure informatiche, la mancanza di formazione operativa, l’assenza di figure di riferimento, la discutibile distribuzione dei carichi di lavoro e le limitazioni in termini di ferie, permessi e accesso al lavoro delocalizzato si avvertono (e si subiscono) in modo particolare nella rete periferica, soprattutto tra coloro che sono avanti negli anni.
Per questo motivo, a mio modesto avviso, qualunque incontro sulla riforma delle carriere non può prescindere dall’accompagnamento all’uscita dei colleghi più anziani. Mi risulta davvero difficile comprendere l’ottusità della Banca (e dei Sindacati) su una questione dalla quale avrebbe tutto l’interesse a sviluppare, incentivare e a trarne beneficio per i seguenti motivi:
1) accelerazione nella risoluzione della riforma operativa: non è possibile pensare ad un appiattimento delle carriere nelle quali tutti fanno tutto e che i colleghi con 40 anni di servizio possano tornare indietro nelle mansioni, nei lavori prettamente operativi e sviliti nella loro professionalità acquisita, peraltro, attraverso una “gavetta” diversa da quella attuale, quando l’impegno operativo era ben diverso e quando non esistevano benefici normativi, economici e di conciliazione vita-lavoro (smart working, orari particolari, flessibilità, prolungamento periodo di congedo per maternità/paternità, ecc. ecc.) che ci sono oggi;
2) efficienza operativa: in un’epoca contraddistinta dalla digitalizzazione e da un contesto operativo nel quale le procedure si rinnovano di continuo, è lapalissiano che una risorsa giovane e preparata possa adattarsi meglio e più facilmente rispetto ad un collega anziano ed offrire servizi rapidi ed adeguati al contesto esterno sempre più esigente;
3) vantaggio economico: la tanto sbandierata efficienza aziendale di cui la Banca si riempie spesso la bocca significa massimizzare i risultati riducendo al minimo lo spreco di risorse (tempo, denaro e personale). E sappiamo benissimo quanto costa un collega anziano rispetto ad un neoassunto!
Inoltre, non è possibile accettare che ci sono colleghi che hanno usufruito degli “scivoli” solo perché appartenevano ad alcune filiali chiuse o rimodulate, gli esuberi o ci sono sempre o non ci sono mai. Non è possibile che la Banca tratti il personale come figli e figliastri: il trattamento economico in Banca è unico e vale per tutti; il Regolamento del Personale è unico a vale per tutti. Peraltro, mi risulta che nelle precedenti riorganizzazioni della rete territoriale gli incentivi sono stati estesi a tutto il personale, anche ai colleghi non coinvolti direttamente dalle chiusure. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è l’aver saputo di un collega di una Filiale chiusa di recente che è andato in pensione con lo “scivolo” con 30 anni di servizio! Sono contento per lui ma non per me che ho 40 anni di contributi e che devo attendere ancora 4 anni per la pensione! In pratica, dovrò lavorare 14 anni più di lui solo perchè una filiale è stata chiusa e l’altra no!!! INACCETTABILE!!!
Si dice sempre che la Banca da molta importanza ai giudizi dell’esterno e dell’opinione pubblica. Ma dipende sempre da come le dici le cose all’esterno! Proprio la Banca (che è maestra nella comunicazione) dovrebbe giustificare gli “scivoli” quale evento straordinario connesso alla riforma della carriera operativa alla stessa stregua della riorganizzazione della rete territoriale e motivare l’accompagnamento all’uscita come una risorsa necessaria al Paese che ha tanto bisogno di un cambio generazionale. I contratti a tempo indeterminato per i giovani neoassunti determinerebbero infatti:
– il rilancio dell’economia mediante la crescita del potere d’acquisto e la maggiore propensione ai consumi;
– il rilancio dell’edilizia e dell’intero indotto attraverso la concessione di mutui e la costruzione di nuove abitazioni;
– una maggiore predisposizione a formare famiglie e generare figli in un Paese dove cresce la denatalità, causata appunto da fattori socio-economici (precariato e alti costi di gestione familiare) e che innesca gravi crisi demografiche, provocando il progressivo invecchiamento della popolazione e mettendo a dura prova la tenuta del sistema di welfare: in altri termini favorirebbe una maggiore giustizia sociale;
– efficienza e maggiore disponibilità sul lavoro;
– aumento dell’efficacia nell’era digitale e dell’innovazione di svariate procedure che mal si addicono ai sessantenni;
– volano per l’economia riveniente dai giovani pensionati che, avendo più tempo a disposizione, avrebbero maggiore propensione a spendere per il benessere personale (viaggi, palestre, cultura, hobby, ecc. ecc.) e/o per la cura dei propri cari con conseguente abolizione di misure di assistenzialismo (L. 104/92, ecc. ecc.) sacrosante e necessarie ma che gravano sulla collettività;
– risparmio sui costi del personale.
Ecco, questi sono tutti i motivi che non mi fanno comprendere il muro alzato dalla Banca nei confronti degli accompagnamenti all’uscita. Anzi, sono convinto che se la Banca li spiegasse in questi termini riceverebbe gli applausi non solo dall’opinione pubblica ma anche da tante aziende, banche ed Enti pubblici che potrebbero seguire il suo esempio.
Allora mi sono chiesto (e con me centinaia di colleghi che sono nelle mie stesse condizioni): perché mai il Sindacato non prende di petto la situazione e non chiede con forza alla Banca la necessità di considerare gli accompagnamenti all’uscita? Non ci sarebbe alcuna ripercussione negativa sul personale (l’adesione all’accompagnamento all’uscita sarebbe ovviamente su base volontaria); anzi, i colleghi più giovani trarrebbero sicuramente beneficio in ottica professionale e di carriera, di motivazione e di gratificazione potendo accedere a quelle attività/mansioni divenute “orticelli” coltivati, curati e tenuti ben nascosti dai più anziani. E allora? L’unica risposta, comprensibile ma non giustificabile, è quella di avere il timore di perdere iscritti. Se così fosse (e spero di no) il Sindacato farebbe gli interessi della Banca e non dei lavoratori! Inoltre, sono convinto che se un collega percepisce l’interesse e la vicinanza del Sindacato nei momenti di necessità rimane iscritto anche da pensionato.
Ciao Piero, intanto scusa per il ritardo della risposta. Ti ringraziamo tantissimo delle tue analisi che come avrai letto negli articoli da noi proposti sono precisamente in linea con quanto stiamo affermando in tutte le occasioni di discussione di proposta di riforma. Siamo convintissimi che la posizione dell’Amministrazione non sia dovuta ad una difficoltà di comunicazione. Per giustificare l’eventuale scivolo basterebbe che chi di dovere leggesse il tuo commento e troverebbe tutte le motivazioni a favore dello scivolo. Purtroppo pensiamo che l’Amministrazione si nasconda dietro una ipotetica perdita di professionalità, che però non vuole valorizzare nel proporre una riforma quale quella sul tavolo. Come FABI-BI continueremo a negoziare anche lo scivolo, oltre ad una riforma che sia veramente positiva. Continua a seguirci e a commentare i nostri articoli e se interessato contattaci pure via mail. Grazie mille del lungo e articolato commento che come avrai capito corrisponde a quanto stiamo continuando a proporre in sede di negoziazione. Buon proseguimento.