Prima di decidere di incontrare il Governatore, quando era chiaro che il progetto non avrebbe subito modifiche rilevanti, avevamo proposto e condiviso con le altre sigle la possibilità di indire uno sciopero. L’intento era quello di contrastare non solo la riforma della rete territoriale, ma anche l’atteggiamento della nuova amministrazione che sembra focalizzarsi unicamente sul risparmio a discapito delle lavoratrici e dei lavoratori. Questo atteggiamento è evidente in tutti gli ambiti in discussione, come l’Ipca, l’Efficienza aziendale, l’Assicurazione sanitaria, il Welfare, la finta Riforma dell’Area operativa, la questione della Scuola materna di Roma ed altro ancora.
Per rafforzare il fronte sindacale, come richiesto da molte colleghe e molti colleghi, abbiamo deciso di aderire alla proposta di incontrare il Governatore insieme alle altre sette organizzazioni sindacali. Gli obiettivi erano, far assumere al Governatore la responsabilità del progetto presentato e ottenere i dati che la Delegazione aziendale ci aveva rifiutato durante le trattative sindacali, dati fondamentali per una valutazione adeguata del progetto stesso.
Durante l’incontro del 20 gennaio 2025 – ultimo degli incontri previsti – la Delegazione aziendale ha consegnato la versione definitiva del progetto. In quel momento, nessuna sigla sindacale aveva manifestato la volontà di proseguire un percorso comune che, come da accordi precedenti, si riteneva concluso. Solo successivamente, il 30 gennaio 2025, giorno antecedente l’approvazione del piano da parte del Consiglio superiore, è stata convocata un’intersindacale per riprendere il tema dello sciopero, reso pressoché inevitabile dall’approvazione del progetto. La FABI si è dichiarata disponibile a proclamare lo sciopero ma solo previa definizione chiara della strategia: le modalità di attuazione, le strutture da coinvolgere e le azioni successive allo sciopero. La risposta è stata “facciamo un passo per volta”, senza un piano concreto.