Prima della pandemia il lavoro delocalizzato era un’eccezione, regolato da sperimentazioni limitate e concesso in casi specifici. Il “modo normale” di lavorare era la presenza fisica quotidiana.
Dopo il Covid lo scenario è cambiato ovunque: il modello ibrido è diventato la modalità ordinaria di organizzazione del lavoro. Non è più una scelta opzionale o un beneficio accessorio: è parte integrante della prestazione lavorativa.
Questo nuovo equilibrio ha prodotto vantaggi misurabili per chi può farlo e svantaggi altrettanto misurabili per chi, per natura della mansione, non può accedervi.
La nostra richiesta è lineare: se una prestazione richiede vincoli più gravosi rispetto ad altre prestazioni equivalenti, quei vincoli devono essere compensati.
Non è un “bonus”: è un principio giuridico consolidato.
Una risposta
Non male, rimane tuttavia un problema tecnico, legato alle strutture che teoricamente avrebbero accesso ai 5/10 giorni ma poi, su pressione dei titolari/delle direzioni potrebbero non usufruire di tali giorni (a volte per “aprire lo sportello”, “altre per la presenza di ditte esterne”, altre perchè c’è il “turno di Toshiba”), e quindi verrebberò compensati solo per il differenziale rispetto ai 12