Dopo il viaggio, venne il giudizio. La segreteria aveva controllato. Il Mod. 2 OO.SS. era stato compilato e firmato. Io avevo fatto il mio dovere di piccola unità di tempo cartaceo, nata per rappresentare un quarto d’ora perché il minuto, evidentemente, è una creatura troppo piccola per essere amministrata. Eppure capivo che non era ancora finita. Perché in questa storia non basta essere usata: bisogna anche essere annullata.
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E così arrivò la perforazione. Fu un gesto rapido, quasi distratto, e proprio per questo terribile. Nessuna ira, nessuna enfasi: solo la calma professionale di chi compie un atto previsto. Le cedole utilizzate, del resto, vanno annullate mediante perforazione. Così dice la regola. E così accadde a me.

In quell’istante smisi di essere uno strumento. Diventai una prova.
Accanto a me, il Mod. 2 OO.SS. proseguiva il proprio destino con la compostezza dei fogli abituati a sopravvivere a tutti. Aveva raccolto la firma del presentatore e attendeva quella del Capo della Filiale o del Capo del Servizio, come si addice alle pratiche che non si accontentano di esistere e pretendono anche consacrazione gerarchica.
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A quel punto non restava che il riposo.
Ma non pensate a una fine misericordiosa. A noi non era concesso scomparire. Il nostro destino era più ambizioso e più triste: essere conservati. Cedole perforate, distinte e comunicazioni di preavviso devono restare insieme, custodite agli atti, come se il tempo trascorso potesse ancora un giorno essere interrogato. Così fui accompagnata, con il mio modulo e il mio preavviso, nelle grandi praterie degli archivi amministrativi. Lì compresi finalmente la verità.

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Non ero nata per semplificare il presente.
Ero nata per rassicurare il passato.
