In Banca d’Italia molti incontri sindacali si svolgono ancora secondo una sequenza rituale: stessi temi, stesse slide, stessi passaggi ripetuti più volte. Un metodo lento, costoso, divisivo e poco trasparente, che la FABI-BI denuncia dal 2015.
Home / APPROFONDIMENTI / La liturgia dei tavoli separati: quando le relazioni sindacali restano ferme al secolo scorso
In Banca d’Italia molti incontri sindacali si svolgono ancora secondo una sequenza rituale: stessi temi, stesse slide, stessi passaggi ripetuti più volte. Un metodo lento, costoso, divisivo e poco trasparente, che la FABI-BI denuncia dal 2015.
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Il problema non è nuovo. Già nel 2015 la FABI aveva disdettato le regole di contrattazione, segnalando che la distinta convocazione dei sindacati nei diversi ambiti negoziali produceva frammentazione del confronto, ripetizione di incontri con gli stessi soggetti, maggiore impiego di permessi sindacali e di risorse dell’Amminstrazione stessa.
La risposta della Banca fu significativa: pur richiamando l’autonoma valenza dei diversi ambiti negoziali, riconobbe che la trattazione congiunta delle materie trasversali poteva rendere più efficiente l’attività negoziale, sia per l’Amministrazione sia per le organizzazioni sindacali.
Detto in modo semplice: il problema era chiaro già allora. Eppure, a distanza di oltre dieci anni, quella liturgia continua a pesare sulle relazioni sindacali.
Chi non segue da vicino le trattative può immaginare che il confronto funzioni così: l’Amministrazione presenta un tema, le organizzazioni sindacali esprimono le proprie posizioni, si discutono le proposte e, se possibile, si arriva ad una maggioranza sull’argomento e quindi a un accordo.
In teoria dovrebbe essere questo il senso di una relazione sindacale matura.
Nella realtà della Banca d’Italia, però, le regole di contrattazione seguono spesso uno schema diverso: un rituale di tavoli separati, uno per ogni sigla o coalizione.
In parole povere:
Una specie di tournée istituzionale: non si paga il biglietto, ma il costo c’è. Lo pagano il tempo di lavoro, la chiarezza delle informazioni, la qualità del confronto e, alla fine, anche l’efficacia delle trattative.
Questo meccanismo non si limita a produrre inefficienza. Produce anche debolezza sindacale. I tavoli separati favoriscono posizionamenti distinti, comunicazioni separate e coalizioni fragili, spesso più impegnate a presidiare il proprio spazio che a costruire una pressione comune.
La riforma della carriera operativa è un esempio evidente: se ne parla almeno dal 1999 e, nonostante il passare degli anni e la permanenza di assetti sindacali largamente simili, una riforma vera non è mai arrivata. Quando un metodo produce per decenni risultati inferiori alle potenzialità, forse il problema non è solo il merito della singola trattativa. È anche il metodo.
Il caso dell’asilo nido dimostra il contrario. Di fronte all’ipotesi di chiusura, l’azione unitaria delle organizzazioni sindacali ha permesso di ottenere rapidamente un risultato positivo. È la conferma che, quando il fronte sindacale non viene frammentato e lavora su una posizione comune, la capacità di incidere cresce.
Meno tavoli separati, quindi, non significa meno pluralismo. Significa più forza negoziale quando l’interesse del personale è comune.
Per capire il problema, bisogna distinguere due piani: gli incontri informativi e gli incontri negoziali. La differenza è importante, perché non tutti gli incontri hanno lo stesso peso e non tutti producono gli stessi effetti.
Informare è una cosa, negoziare è un’altra
Nelle relazioni sindacali della Banca esistono, semplificando, due tipi di incontri: gli incontri informativi e gli incontri negoziali. La differenza è importante, perché non tutti gli incontri hanno lo stesso peso e non tutti producono gli stessi effetti.
| Tipo di incontro | Di cosa si parla | A cosa serve | Come dovrebbe funzionare |
|---|---|---|---|
| Incontri informativi
Informazione e confronto preventivo |
Riguardano materie sulle quali l’Amministrazione conserva la propria autonomia decisionale: piani sugli organici, assunzioni, avanzamenti, riorganizzazioni di Servizi o Filiali, innovazioni tecnologiche, linee strategiche, salute e sicurezza, formazione e altri temi organizzativi. | Servono a informare le organizzazioni sindacali, consentire osservazioni, raccogliere criticità e favorire un confronto preventivo. Di norma non si firma un accordo: non è una trattativa in senso stretto. | Sono normalmente più adatti a una sede comune: stessi documenti, stessa illustrazione, stesse domande e risposte per tutte le organizzazioni aventi titolo. Questo riduce il rischio di ricostruzioni diverse e rende più chiara l’informazione al personale. |
| Incontri negoziali
Contrattazione vera e propria |
Riguardano la disciplina del rapporto di lavoro: trattamento economico e normativo, orari, premi, welfare, polizze sanitarie, previdenza, congedi, diritti sindacali e altri istituti che incidono direttamente sulle condizioni di lavoro. | Servono a trattare davvero: discutere proposte, modificare testi, ricercare il massimo consenso possibile e arrivare, se ci sono le condizioni, a un accordo negoziale. | Sono regolati da specifiche regole di contrattazione, con convocazioni secondo l’ordine di rappresentatività e soglie di accesso ai tavoli ove previste. È soprattutto qui che la liturgia dei tavoli separati produce i suoi effetti peggiori: lentezza, squilibri informativi, vantaggio di posizione per l’Amministrazione e minore trasparenza. |
La differenza, quindi, è sostanziale: nell’informativa l’Amministrazione comunica e i sindacati valutano; nella negoziazione le parti dovrebbero misurarsi sul merito delle regole da cambiare o da definire. Per questo la qualità del metodo negoziale è decisiva.
La differenza è sostanziale: nell’informativa l’Amministrazione comunica e i sindacati valutano; nella negoziazione le parti dovrebbero misurarsi sul merito delle regole da cambiare o da definire. Per questo la qualità del metodo negoziale è decisiva.
Il problema è che proprio la contrattazione, cioè il momento in cui si dovrebbero cambiare davvero le regole, resta spesso imprigionata nella sequenza dei tavoli separati. È qui che la liturgia diventa più dannosa: rallenta il confronto, crea distorsioni informative e rende più difficile arrivare a soluzioni chiare.
Il punto non è contestare la pluralità sindacale. La pluralità è un valore. Il problema nasce quando viene gestita con un metodo che frammenta il confronto prima ancora che inizi davvero.
Se una materia riguarda tutto il personale, o comunque più ambiti negoziali, le informazioni di base dovrebbero essere condivise nello stesso momento: stessi documenti, stessa illustrazione, stessa possibilità di ascoltare domande e risposte.
Oggi può accadere il contrario: il contenuto di un incontro arriva prima attraverso il volantino di una sigla che attraverso una comunicazione ufficiale e comune. A quel punto parte una corsa comunicativa quasi grottesca: chi pubblica prima, chi titola meglio, chi si intesta una sfumatura, chi corregge la versione altrui.
Più che una relazione sindacale moderna, sembra una sala stampa permanente. Con una differenza: qui non si dovrebbe commentare una partita, ma costruire soluzioni per il personale.
Così la discussione si sposta dal merito delle proposte alla competizione comunicativa. Le differenze tra sindacati dovrebbero emergere sulle soluzioni — cosa si propone, cosa si respinge, cosa si firma e perché — non sull’ordine di convocazione o sulla velocità del volantino.
C’è un paradosso evidente. La Banca parla spesso di innovazione, semplificazione, responsabilità e contenimento dei costi. Sono parole importanti. Ma nelle relazioni sindacali continua a sopravvivere un metodo che moltiplica incontri, tempi, materiali, verbalizzazioni, chiarimenti e ricostruzioni successive.
In qualsiasi altro processo interno, una duplicazione del genere verrebbe probabilmente considerata inefficiente. Qui, invece, rischia di essere trattata come tradizione. Il che suona elegante, ma resta inefficiente.
È difficile non vedere, dietro questa inerzia, anche la volontà di non alterare equilibri sindacali consolidati. Ma la stabilità delle relazioni non può fondarsi sulla conservazione di un metodo che produce costi, squilibri informativi e frammentazione del confronto.
Il sistema dei tavoli separati può fare comodo: a chi preferisce gestire il confronto in modo frammentato, a chi vuole presidiare il proprio spazio negoziale, a chi corre a comunicare per primo. Ma ciò che fa comodo a qualcuno non coincide necessariamente con l’interesse del personale.
Arrivare prima a un tavolo non significa concludere una buona trattativa.
Pubblicare prima un volantino non significa comunicare meglio, né comunicare in modo più completo e corretto.
Il valore di una relazione sindacale si misura dai risultati ottenuti, dalla trasparenza del metodo e dalla qualità delle soluzioni, non dalla posizione nella sequenza delle convocazioni.
E se alcune riforme restano ferme da decenni, non è solo perché le materie sono complesse. È anche perché il metodo con cui vengono affrontate è lento, frammentato e poco orientato alla decisione.
Per FABI-BI il punto è semplice: non chiediamo meno relazioni sindacali. Chiediamo relazioni sindacali migliori.
Serve un metodo più moderno, basato su documenti consegnati preventivamente a tutte le organizzazioni, informative comuni sui temi generali, tavoli negoziali più trasparenti, domande e risposte tracciabili sui punti principali e tempi certi.
I tavoli separati possono avere senso per approfondimenti specifici, materie circoscritte o passaggi successivi a un primo confronto comune. Non dovrebbero essere la regola quando si discutono temi generali o trasversali, che richiedono pari accesso alle informazioni e una discussione più trasparente.
Cosa chiediamo
Documenti consegnati preventivamente a tutte le organizzazioni, informative comuni sui temi generali, tavoli negoziali più trasparenti, domande e risposte tracciabili sui punti principali e tempi certi.
La Banca non ha bisogno di tavoli in tournée. Ha bisogno di confronti veri, chiari, documentati e comprensibili anche per chi è appena stato assunto.
Anche perché, se davvero dobbiamo contenere le spese, possiamo iniziare da una cosa semplice: smettere di ripetere più volte la stessa riunione.
Per farlo non serve una rivoluzione. Basta dare disdetta alle vecchie regole di contrattazione e costruirne di nuove, più attuali, più trasparenti e più utili al personale.
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Una risposta
Credo sia del tutto inutile commentare tale problematica … mai più appropriato e vero in questo caso il famoso detto: DIVIDE ET IMPERA!