Da qui nasce la domanda: ha ancora senso mantenere due modelli di gestione del personale così profondamente diversi?
Naturalmente, nessuno sostiene che tutte le professionalità debbano essere identiche o che ogni ruolo debba prevedere gli stessi percorsi. Parlare di area unica significa, prima di tutto, ricondurre l’intero personale a principi comuni di valorizzazione, formazione, sviluppo professionale e progressione economica, pur mantenendo percorsi coerenti con le diverse funzioni. Oggi, invece, ruoli diversi sono governati secondo principi profondamente differenti anche nelle aspettative di carriera. È questa asimmetria che merita una riflessione.
Da una parte c’è un modello, sulla carta più moderno, pensato solo per il personale inquadrato nell’AM, fondato sulla progressione professionale come percorso ordinario (salvo valutazioni negative o demerito), sulla crescita delle competenze e su aspettative economiche significativamente più favorevoli. Un impianto complessivo condivisibile e che potrebbe funzionare anche meglio, purché, a dieci anni dalla riforma, si intervenga con una revisione mirata per risolvere le criticità emerse (vedi la serie «Capire gli avanzamenti» dedicata all’Area Manageriale).
Dall’altra, per il personale inquadrato nell’AO, sopravvive un modello più tradizionale, modificato negli anni senza una vera revisione complessiva, costruito su gradini di carriera, concorsi interni e progressioni economiche più lente e comunque circoscritte.
La permanenza di due sistemi così distanti rischia di trasformare una distinzione organizzativa in una separazione stabile tra persone che lavorano nella stessa istituzione, spesso collaborano negli stessi processi e sono chiamate ad assumere responsabilità sempre più vicine.
Paradossalmente oggi il confronto tra Banca e sindacati riguarda la riforma della sola Area Operativa, ma continua a svilupparsi secondo principi profondamente diversi da quelli che la stessa Banca ha scelto nel 2016 per la “modernizzazione” dell’Area Manageriale.
Invece, una riforma dovrebbe partire dal definire chiaramente quale modello organizzativo complessivo vuole avere la Banca nei prossimi dieci o vent’anni. È da quella scelta che dovrebbero poi discendere, in modo coerente, gli inquadramenti, le carriere e le modalità di sviluppo professionale. Per tutto il personale.