Come abbiamo già spiegato nell’articolo dedicato alla selezione avversa, lo squilibrio della polizza dipende anche dal modo in cui, nel tempo, è stata costruita la platea assicurata.
L’ampliamento delle prestazioni e l’estensione della copertura alle fasce di età più elevate sono state scelte di welfare positive. Le regole adottate hanno però favorito una progressiva concentrazione dei rischi e i necessari correttivi sono arrivati tardi.
Il riequilibrio richiederà quindi tempo. Durante questa fase lo sforzo principale deve essere sostenuto dalla Banca, che ha definito quelle regole e disponeva degli strumenti per valutarne gli effetti. Il costo della transizione non può essere trasferito in misura così pesante su dipendenti e pensionati.
Occorre inoltre evitare nuovi meccanismi di selezione avversa. L’aumento del 15% per i familiari facoltativamente assistibili rischia di spingere fuori dalla copertura le persone che prevedono di utilizzarla meno, lasciando nel piano soprattutto quelle con maggiori necessità sanitarie e aggravandone ulteriormente lo squilibrio.
Franchigie, scoperti e importi minimi così elevati producono anche un secondo rischio: scoraggiare direttamente l’utilizzo della polizza. Molte persone potrebbero pagare da sole le prestazioni meno costose, rinviare gli accertamenti o rinunciarvi del tutto.
Le conseguenze sarebbero anche territorialmente diseguali. Dove il servizio sanitario pubblico offre tempi e possibilità di accesso migliori, sarà più facile trovare un’alternativa. Nei territori caratterizzati da liste di attesa più lunghe e da un’offerta sanitaria più debole, la polizza aziendale assume invece un ruolo essenziale.
La Banca deve quindi garantire anche un principio di equità territoriale: la possibilità di curarsi non può dipendere dalla regione in cui si vive o si lavora. Una copertura formalmente uguale per tutti, ma concretamente utilizzabile soltanto da chi dispone di servizi pubblici migliori o di maggiori risorse economiche, finirebbe per amplificare le disuguaglianze che dovrebbe contribuire a ridurre.
Cosa chiediamo
Le richieste complete sono contenute nella lettera inviata all’Amministrazione. Il primo presupposto resta la disponibilità dei dati e delle analisi utilizzati dai broker: senza una base informativa comune, il confronto non può essere effettivo.
Chiediamo inoltre che la medicina preventiva sia esclusa dai calcoli sulla sinistrosità dei piani assicurativi e valutata separatamente, secondo criteri sanitari e scientifici.
Le franchigie e gli scoperti proposti devono essere ridotti in misura significativa, con limiti massimi chiari e una tutela effettiva per ricoveri, patologie complesse e grandi rischi.
Nella lettera indichiamo anche le misure necessarie per evitare nuove forme di selezione avversa e per accompagnare nel tempo il riequilibrio della platea senza trasferirne il costo in modo così pesante su dipendenti e pensionati.
La Banca dispone già delle informazioni richieste, perché sono state utilizzate nelle analisi affidate ai broker. Metterle a disposizione delle Organizzazioni Sindacali è la condizione minima per un confronto reale, anziché limitato alla presa d’atto di conclusioni elaborate da altri.
C’è poi una questione di responsabilità. L’aumento dei costi deriva anche da scelte compiute negli anni: l’ampliamento delle prestazioni, l’estensione della copertura alle fasce di età più elevate e regole di accesso che hanno favorito una progressiva concentrazione dei rischi. Sono state in larga parte scelte di welfare condivisibili, ma i loro effetti economici erano prevedibili e avrebbero richiesto valutazioni e correttivi tempestivi.
Il riequilibrio della platea richiederà tempo, anche dopo aver eliminato i meccanismi che alimentano la selezione avversa. Nel frattempo, il costo di questa transizione non può essere trasferito in misura così pesante su dipendenti e pensionati, rendendo la polizza sempre meno conveniente da utilizzare.
La Banca deve quindi sostenere uno sforzo maggiore, accompagnando il riequilibrio senza scaricarne gli effetti sulle persone assistite. Una diminuzione dei sinistri ottenuta attraverso franchigie e scoperti che scoraggiano visite, accertamenti e ricoveri produrrebbe soltanto un equilibrio contabile, pagato con una riduzione concreta della tutela.
2 risposte
Perché la Banca non fornisce i dati richiesti dai Sindacati ?
sembra che faccia il gioco delle compagnie di assicurazione… come è ammissibile un tale comportamento ?
Personalmente, dopo 40 anni di assicurazione sanitaria, ritengo che siamo andati costantemente a star peggio in quanto a prestazioni coperte e spesa sostenuta, considerando anche il peggioramento della sanità pubblica.
Per non parlare poi della clausola “Trattamenti Automatizzati”, che Previgen ha imposto nell’ultima proroga, che ancora non funziona… anzi la stanno collaudando sulla nostra pelle ❗
Grazie Silvio della tua condivisione. Mi scuso se rispondiamo solo ora. Comunque stiamo facendo di tutto per ottenere i dati richiesti e le giuste risposte da parte dell’Amministrazione. Siamo convinti che i rappresentanti dei lavoratori siano una risorsa che l’Amministrazione dovrebbe sfruttare per definire adeguatamente una Assicurazione che vada effettivamente incontro alle esigenze di tutte le colleghe e i colleghi. La FABI-BI farà sempre la sua parte. Grazie ancora continua a seguirci e a commentare quanto scriviamo.