Abbiamo chiesto al Segretario Generale di stralciare dalla trattativa sull’orario di lavoro le parti sui congedi e sulla gestione del tempo sulle quali è già stata raggiunta un’intesa, per procedere subito alla loro formalizzazione e applicazione.
La trattativa generale riguarda molte materie e potrebbe richiedere ancora tempo. Su questi aspetti, però, una parte consistente delle misure riguarda diritti già previsti dalla legge, in alcuni casi fin dal 2025. A questi si aggiungono miglioramenti sui quali è già stata raggiunta una convergenza, come il riconoscimento al 100% dei primi tre mesi di congedo parentale, con applicazione retroattiva secondo quanto concordato.
Perché aspettare può significare perdere un diritto
Lo abbiamo già scritto in “I diritti non si negoziano”: quando un diritto già dovuto viene inserito in un pacchetto negoziale più ampio, il rischio è che la sua applicazione venga rinviata ai tempi della trattativa.
Ma il ritardo non è sempre neutro.
Un arretrato economico può essere riconosciuto anche dopo. Un diritto legato al tempo, invece, non sempre può essere recuperato retroattivamente.
Lo abbiamo spiegato anche in “Congedo parentale: i soldi non restituiscono i diritti perduti”: ferie o permessi usati al posto del congedo corretto, occasioni di fruizione ormai trascorse, finestre temporali scadute non sempre possono essere ricostruite a posteriori.
Per questo il problema non è soltanto quando arriverà il riconoscimento economico. È anche quanto diritto si perde durante l’attesa.
Cosa chiediamo
Chiediamo quindi di separare dal resto della trattativa ciò che è già previsto dalla legge o già condiviso tra le parti e di procedere immediatamente alla sua applicazione.
La trattativa sull’orario di lavoro può continuare e potrà produrre ulteriori miglioramenti sui congedi, sulle esigenze familiari e sulla conciliazione tra tempi di vita e di lavoro.
Ma ciò che è già dovuto non dovrebbe restare sospeso.
Stralciare ora queste misure significa evitare che lavoratrici e lavoratori debbano attendere la conclusione dell’intero negoziato per vedersi riconosciuti pienamente diritti già vigenti e condizioni migliorative sulle quali è già stata raggiunta un’intesa.