La Banca si impegna ad adeguare le regole sul congedo parentale e sulla malattia dei figli, con mesi di ritardo. Il ricalcolo economico è dovuto e copre una parte del danno. Chi ha rinunciato a un congedo che oggi non è più utilizzabile resta però senza alcuna giornata da ricalcolare.
Nell’ultimo incontro sull’orario di lavoro la delegazione aziendale ha annunciato l’adeguamento della disciplina interna sul congedo parentale e sulla malattia dei figli. L’intervento è positivo e arriva dopo mesi — in un caso oltre un anno — dall’entrata in vigore delle disposizioni nazionali. La FABI-BI aveva chiesto formalmente l’aggiornamento della Circolare 291, delle causali e delle procedure informatiche già il 2 marzo 2026.
Tre danni diversi
Il ritardo ha prodotto tre danni diversi, e la retroattività ne ripara solo uno integralmente.
1. Il danno economico si ricalcola
La legge di bilancio 2025 ha portato all’80% l’indennità del congedo parentale per un massimo di tre mesi. Si tratta di periodi di congedo già spettanti, per i quali è stata aumentata la copertura economica, da utilizzare entro i sei anni della figlia o del figlio.
La Banca ha annunciato che riconoscerà il 100% della retribuzione con decorrenza dal 1° gennaio 2025. Il ricalcolo delle giornate già utilizzate è dovuto e deve avvenire in automatico, senza che sia il personale a doverlo richiedere.
2. Le ferie consumate al posto della malattia della figlia o del figlio si restituiscono (ma la prova non c’è)
Dal 1° gennaio 2026 il congedo per malattia della figlia o del figlio spetta fino ai quattordici anni, per dieci giornate annuali a genitore. La disciplina interna riconosceva già dieci giorni, ma continuava a limitarli a una fascia di età più ristretta.
Chi in quel periodo ha assistito un figlio malato senza poter usare la causale corretta ha consumato ferie, recuperi o permessi. La rettifica del giustificativo dovrebbe restituirgliele. C’è però un ostacolo perché quelle persone potrebbero non avere il certificato del pediatra.
Il certificato serve a giustificare un’assenza specifica, e chi sapeva di non poter utilizzare “malattia bambino” non aveva alcun motivo di richiedere un certificato visto che le ferie non richiedono certificazioni mediche. È l’esito prevedibile di una regola interna che ancora non recepiva l’esistenza di un diritto.
Chiediamo perciò che sia sufficiente una dichiarazione sostitutiva della lavoratrice o del lavoratore, con l’indicazione delle giornate e della causale utilizzata al loro posto. Pretendere altri documenti significherebbe esigere una prova che l’Amministrazione stessa ha reso impossibile da precostituire.
Pochi giorni fa, parlando di carriera unica, abbiamo osservato che il modello scelto dalla Banca nel 2016 per l’Area Manageriale poggia sulla fiducia nelle persone, perché la progressione è il percorso ordinario e si interrompe soltanto di fronte a una valutazione negativa. La fiducia viene prima, la verifica arriva dopo. Se quel principio è valido per governare le carriere di oltre metà del personale, dovrebbe valere anche per riconoscere qualche giornata di assistenza a un figlio malato, in una vicenda per giunta nata da un ritardo aziendale.
3. Il diritto estinto non si recupera facilmente
Resta il danno che nessun ricalcolo intercetta, perché non ha lasciato traccia nelle registrazioni.
Una lavoratrice o un lavoratore può avere valutato che l’assenza, con il trattamento economico meno favorevole in vigore in quel momento in Banca, fosse troppo onerosa per il bilancio familiare. Può avere rinunciato al congedo, averne usato solo una parte, aver scelto le ferie o aver deciso che si assentasse l’altro genitore. Quelle scelte sarebbero potute essere diverse sapendo che la retribuzione sarebbe stata piena o almeno all’80% come da previsione di legge.
Chi ha rinunciato non ha giornate da ricalcolare. E per alcune persone, nel frattempo, la figlia o il figlio ha compiuto sei anni. La finestra si è chiusa e il congedo non è più recuperabile in alcuna forma.
Il denaro può correggere un cedolino. Non può restituire un congedo che, superato il limite di età, non è più utilizzabile.
Chiediamo quindi che la quota di congedo non utilizzata sia rimessa a disposizione delle persone che non hanno potuto usarla per intero e che oggi non possono più farlo, perché durante il ritardo la figlia o il figlio ha superato il limite di età.
Il limite di età è fissato dalla norma nazionale e la Banca non può modificarlo. Può però riconoscere un congedo retribuito aziendale di durata pari alle giornate perdute, da fruire entro un termine definito. Chi non ha esercitato un diritto perché l’Amministrazione non aveva aggiornato le proprie regole deve poterlo esercitare adesso.
Quante persone riguarda? Può dirlo soltanto la Banca
Non sappiamo quante persone si trovino in questa condizione. La Banca possiede i dati anagrafici di tutto il personale inclusa l’età delle figlie e dei figli ed è quindi l’unico soggetto in grado di misurare l’ampiezza del fenomeno e ha l’onere di farlo.
È possibile che i casi siano pochi. Questo non cambia la natura del problema. Un diritto riconosciuto dalla legge resta un diritto anche quando riguarda poche persone, e la difficoltà di individuarle non può diventare la ragione per non cercarle.
Le leggi non dovrebbero aspettare una circolare interna
Le tutele introdotte nel 2025 e nel 2026 erano disposizioni nazionali già in vigore, che la Banca aveva l’obbligo di applicare. La circolare interna ha il compito di rendere il diritto conoscibile ed esercitabile, attraverso regole chiare, procedure aggiornate e causali disponibili.
Quando l’adeguamento arriva con mesi di ritardo, il personale organizza la propria vita sulla base di informazioni superate. Per alcune persone gli effetti sono recuperabili, per altre il tempo utile è definitivamente trascorso.
Chiediamo alla Banca di rendere note le modalità con cui intende rispondere delle conseguenze del ritardo, comprese quelle non più sanabili, e di assumere un impegno preciso per il futuro, applicando con tempestività le leggi che riconoscono diritti alle lavoratrici e ai lavoratori.
Da un’istituzione che richiede ogni giorno puntualità e rispetto delle regole è legittimo attendersi lo stesso rigore.
Quando una legge amplia le tutele del personale, l’aggiornamento delle procedure interne dovrebbe arrivare insieme alla norma, perché ogni mese di attesa toglie a qualcuno la possibilità di esercitare un diritto che gli spetta già.