La parola “carriera” nasce come strada. Un percorso da compiere, non una scala da salire a qualunque costo.
Nel tempo, però, quella strada è diventata spesso una gara: non sempre chiara, non sempre verificabile, non sempre fondata sul merito. E quando la carriera diventa una gara opaca, non produce solo ingiustizia. Produce anche sfiducia, competizione difensiva, disinvestimento.
Il problema non è desiderare crescita, responsabilità o riconoscimento. Il problema è confondere la carriera con il carrierismo: una corsa senza misura, in cui il risultato conta più del modo in cui lo si ottiene e dello spazio che resta alla vita, ai principi, alla collaborazione.
Con questo secondo contributo della serie sulle parole del lavoro proviamo a rimettere la parola “carriera” sulla sua strada originaria: non una scalata individuale, ma un percorso leggibile, sostenibile e verificabile.