Quel sospetto non è solo un’impressione diffusa: la letteratura scientifica lo conferma.
Lo studio classico di Uhlmann e Cohen (2005) ha dimostrato che, in assenza di criteri prestabiliti, chi valuta tende a ridefinire cosa conta davvero, adattando i criteri ai candidati preferiti.
In questo modo, una decisione soggettiva appare “oggettiva” solo perché è stata giustificata a posteriori.
“Scelgono il candidato giusto per i criteri… dopo aver scelto i criteri giusti per il candidato.”
— Uhlmann & Cohen, 2005
Studi più recenti (Deserranno, Kastrau & León‑Ciliotta, 2022) confermano che l’opacità nei sistemi di promozione riduce la motivazione, la produttività e la fiducia, mentre la trasparenza nei criteri e nei pesi migliora le performance e l’equità percepita.
In contesti pubblici e accademici, è stato inoltre osservato che le donne, i colleghi meno visibili o provenienti da percorsi interni risultano penalizzati proprio dove mancano regole certe e confrontabili.
In sintesi, la scienza non fa che rafforzare il nostro sospetto:
un sistema senza criteri certi non è sbagliato per caso. È strutturalmente predisposto all’ingiustizia.
Numerosi altri studi confermano che l’assenza di criteri chiari nei meccanismi di avanzamento favorisce favoritismi, discriminazioni e scelte opache:
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Pearce et al. (2023) – Favoritism Theory: senza trasparenza, le promozioni tendono a riflettere le reti personali dei decisori. Nessuna traccia documentale = massima arbitrarietà.
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MSPB – Federal Merit Systems (USA): anche in ambienti formalmente meritocratici, la mancanza di tracciabilità alimenta il sospetto di favoritismi e mina la legittimità delle promozioni.
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Prottung (2018) – Promozioni e performance nei call center: i legami personali con i superiori influenzano più dei risultati.
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Bramoullé & Huremović (2017) – Connessioni e promozioni (Spagna, Italia, Cina): dove i criteri sono opachi, vincono i candidati “noti”, non i più competenti.
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Kleinberg & Raghavan (2018) – Bias implicito e valutazioni: i bias cognitivi nei valutatori vengono amplificati dall’assenza di criteri trasparenti.
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Abramo, D’Angelo, Rosati (2018) – Commissioni accademiche in Italia: le carriere accademiche scorrono più veloci lungo le reti relazionali che lungo il merito.
Conclusione: dove mancano criteri dichiarati, pesi noti, dati pubblici, si aprono spazi sistemici per:
– favoritismi,
– discriminazioni implicite,
– selezione arbitraria,
– e una percezione diffusa di ingiustizia.