Capire gli Avanzamenti – Episodio 9 –
Il grande gioco delle promozioni

Ti sottoponi a un esame, ma nessuno ti ha detto quali saranno le materie, come verranno valutate le prove, né quale sarà il peso di ciascun voto.
È possibile superarlo davvero?
Nel nono episodio della serie Capire gli Avanzamenti, facciamo il punto sulle criticità emerse: criteri opachi, spartizione, esclusioni sistemiche.
Un sistema che sembra più un gioco d’azzardo che un percorso di valorizzazione.

Nell’episodio precedente Le discriminazioni invisibili e quelle visibili.

Nel prossimo, chiuderemo il focus sull’Area Manageriale con una sintesi delle proposte FABI-BI e uno sguardo al lavoro che ci attende da settembre.

Il grande gioco delle promozioni

Oggetto:

Capire gli avanzamenti: Il grande gioco delle promozioni

Data di riferimento:

22 Luglio 2025

Episodio:

9

Notizia:

Link alla notizia

Un concorso al buio. Ovvero: come non funziona un avanzamento.

Immaginate di partecipare a un concorso pubblico. Vi informano che ci saranno due prove: uno scritto e un orale.
Ma non vi danno il programma d’esame, solo i titoli vaghi delle materie: “Capacità relazionale”, “Contributo al risultato”, “Obiettivi raggiunti”… Ma cosa significano esattamente? Quali argomenti bisogna preparare? Nessuno lo dice.

Poi scoprite che non verrà nemmeno spiegato come sarete valutati.
Non saprete:

  • che punteggio può essere assegnato a ciascuna prova, né se esiste una scala (da 1 a 10? da 0 a 100?);

  • se c’è un punteggio minimo per passare;

  • come i singoli punteggi vengono pesati per determinare il risultato finale: conta di più lo scritto o l’orale? Il giudizio sul “contributo al risultato” vale quanto quello sulla “capacità relazionale”?
    Non si sa.
    Peggio ancora: ogni anno i pesi possono cambiare poichè non sono scritti da nessuna parte.

Infine, il giorno della prova orale, entrate in una stanza a porte chiuse. Nessun verbale, nessun contraddittorio, nessuna possibilità di riesame.
Solo un confronto riservato, non tracciabile.

Quando tutto è finito, ricevete la comunicazione:
“Non sei stato promosso.”
Nient’altro. Nessun voto. Nessuna motivazione. Nessun reale confronto. Nessuna possibilità di capire veramente perché è andata così.

Quella che sembra una favola assurda è, in realtà, il riassunto fedele di come funziona oggi il sistema degli avanzamenti.

Lo abbiamo raccontato tappa dopo tappa, esaminando punto per punto le criticità di metodo e di merito.

E ora, è il momento di fare il punto.

Tutte le ombre del sistema degli avanzamenti

1. Criteri vaghi e non misurabili

Le schede di valutazione contengono voci generiche come “efficacia relazionale” o “contributo al risultato”, non collegate a indicatori concreti né a una valutazione tracciabile.
Anche gli obiettivi annuali non sono chiaramente legati agli avanzamenti. Se contano, non è dato sapere quanto e come.

2. Nessuna trasparenza su punteggi e pesi

I candidati non conoscono i punteggi assegnati ai diversi elementi valutati né il punteggio finale.
Ma soprattutto: non è noto il peso attribuito alle singole voci.
Quanto vale un incarico? E una buona scheda? E un passaggio in una struttura più esposta?
Tutto può cambiare di anno in anno, senza che i dipendenti lo sappiano.

3. Commissioni chiuse, processi opachi

Le decisioni vengono prese da commissioni non pubbliche, senza verbalizzazione, senza criteri condivisi.
I risultati non sono motivati. I criteri applicati restano ignoti. Il processo è, di fatto, insindacabile.

4. Incarichi: strumenti di merito o leve di influenza?

Gli incarichi contano molto… ma non in modo prevedibile.
Non esiste una proporzione chiara tra il tipo di incarico e il beneficio che produce nella valutazione.
E poiché gli incarichi sono assegnati a discrezione dei capi, possono trasformarsi in leve di influenza, anziché in strumenti di riconoscimento.

5. Disparità e discriminazioni invisibili

L’analisi dei dati ha mostrato distorsioni sistemiche:

  • tra strutture: ad esempio, 6,3% di promossi in Pianificazione contro 4,2% in Informatica;

  • tra territori: la rete delle filiali ha tassi di avanzamento molto più bassi delle strutture centrali;

  • per genere: le donne, a parità di qualifica e curriculum, ottengono meno promozioni;

  • per provenienza: gli Expert provenienti dalla carriera interna hanno meno chance di avanzare rispetto agli esterni;

  • per mobilità: chi si sposta, anche in sedi complesse, viene spesso escluso dai cicli successivi;

e in assenza di dati potrebbero essercene altre.

6. Un sistema che scoraggia il confronto

La mancanza di criteri chiari impedisce ogni forma di confronto tra colleghi.
Non si sa cosa sia stato premiato, né cosa migliorare.
L’opacità alimenta sfiducia, frustrazione e isolamento.

Il sospetto peggiore: nessuna valutazione, solo spartizione

Al termine di questo percorso di osservazione, il dubbio più amaro è che – dentro il buio delle commissioni – non venga realmente applicato alcuno dei criteri, per quanto vaghi o discutibili.

Tutto l’apparato di schede valutative, incarichi, obiettivi, curriculum potrebbe servire solo a costruire una parvenza di oggettività per giustificare decisioni già prese, frutto di logiche di spartizione tra strutture o tra capi.

Un sistema così disegnato non premia il merito né incoraggia il miglioramento. Al contrario, genera sfiducia, demotivazione e cinismo.

E la mole di lavoro generata – moduli, relazioni, documenti – rischia di trasformarsi in burocrazia sterile (e molto onerosa), usata per dare una parvenza di oggettività a scelte in realtà già definite.

A quel punto, tanto varrebbe smontare tutto, e ricominciare da zero: con regole chiare, criteri misurabili, processi tracciabili, e una vera cultura del confronto e del merito.

La conferma della scienza – Quando il merito è costruito su misura

Quel sospetto non è solo un’impressione diffusa: la letteratura scientifica lo conferma.
Lo studio classico di Uhlmann e Cohen (2005) ha dimostrato che, in assenza di criteri prestabiliti, chi valuta tende a ridefinire cosa conta davvero, adattando i criteri ai candidati preferiti.
In questo modo, una decisione soggettiva appare “oggettiva” solo perché è stata giustificata a posteriori.

“Scelgono il candidato giusto per i criteri… dopo aver scelto i criteri giusti per il candidato.”
— Uhlmann & Cohen, 2005

Studi più recenti (Deserranno, Kastrau & León‑Ciliotta, 2022) confermano che l’opacità nei sistemi di promozione riduce la motivazione, la produttività e la fiducia, mentre la trasparenza nei criteri e nei pesi migliora le performance e l’equità percepita.

In contesti pubblici e accademici, è stato inoltre osservato che le donne, i colleghi meno visibili o provenienti da percorsi interni risultano penalizzati proprio dove mancano regole certe e confrontabili.

In sintesi, la scienza non fa che rafforzare il nostro sospetto:
un sistema senza criteri certi non è sbagliato per caso. È strutturalmente predisposto all’ingiustizia.

 

Numerosi altri studi confermano che l’assenza di criteri chiari nei meccanismi di avanzamento favorisce favoritismi, discriminazioni e scelte opache:

  • Pearce et al. (2023) – Favoritism Theory: senza trasparenza, le promozioni tendono a riflettere le reti personali dei decisori. Nessuna traccia documentale = massima arbitrarietà.

  • MSPB – Federal Merit Systems (USA): anche in ambienti formalmente meritocratici, la mancanza di tracciabilità alimenta il sospetto di favoritismi e mina la legittimità delle promozioni.

  • Prottung (2018) – Promozioni e performance nei call center: i legami personali con i superiori influenzano più dei risultati.

  • Bramoullé & Huremović (2017) – Connessioni e promozioni (Spagna, Italia, Cina): dove i criteri sono opachi, vincono i candidati “noti”, non i più competenti.

  • Kleinberg & Raghavan (2018) – Bias implicito e valutazioni: i bias cognitivi nei valutatori vengono amplificati dall’assenza di criteri trasparenti.

  • Abramo, D’Angelo, Rosati (2018) – Commissioni accademiche in Italia: le carriere accademiche scorrono più veloci lungo le reti relazionali che lungo il merito.

Conclusione: dove mancano criteri dichiarati, pesi noti, dati pubblici, si aprono spazi sistemici per:
– favoritismi,
– discriminazioni implicite,
– selezione arbitraria,
– e una percezione diffusa di ingiustizia.

 

Il punto di vista della FABI-BI

Chi lavora in Banca d’Italia merita un sistema:

  • chiaro nei criteri,

  • equo nei confronti,

  • trasparente nei risultati.

Le promozioni non possono essere vissute come una scommessa o una lotteria.
Servono fiducia, coerenza e giustizia: per tutti.

La FABI-BI c'è

Nel decimo e ultimo episodio della serie dedicata all’Area Manageriale, facciamo il punto sui prossimi passi: da settembre proseguiremo l’analisi con l’Area Operativa, senza trascurare job posting e vacancy, per arrivare infine a presentare una proposta organica di riforma targata FABI-BI, a beneficio di tutte le carriere.

Se vuoi partecipare e proporre idee e soluzioni il Forum è aperto al contributo di tutti.

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