Oggi più della metà dei Servizi della Banca d’Italia non è guidata da un Direttore centrale, ma da un Direttore o Direttore senior incaricato della reggenza.

Uno strumento pensato per situazioni temporanee sembra ormai utilizzato su larga scala e la reggenza è diventata, nei fatti, una modalità ordinaria di gestione.

La FABI-BI chiede chiarezza: quanto durano queste reggenze, quali presupposti le giustificano e l’indennità prevista viene riconosciuta a tutte le persone interessate?

Oggetto:

Reggenze e indennità

Data di riferimento:

8 Giugno 2026

Episodio:

1

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Quando l'eccezione diventa la regola

Nella Banca d’Italia, la reggenza non riguarda più pochi casi isolati.

Oggi risultano affidati in reggenza a Direttori o Direttori senior 27 Servizi su 44: oltre il 60% del totale. Ormai la promozione entro il primo anno di reggenza sembra essere diventata l’eccezione: molti Direttori Capo Servizio attendono almeno due anni, altri anche di più.

Un dato di queste dimensioni impone una verifica. Quando uno strumento previsto solo per situazioni eccezionali viene utilizzato su una parte così ampia dell’organizzazione e così a lungo, diventa necessario chiedersi se siamo ancora dentro la logica della temporaneità o se la reggenza sia diventata, nei fatti, una modalità ordinaria di copertura delle posizioni.

Chi assume una reggenza svolge funzioni complesse, con responsabilità elevate e carichi di lavoro significativi. Per questo servono regole chiare: sulle ragioni dell’incarico, sulla sua durata, sul rispetto dei presupposti regolamentari e sul riconoscimento economico dovuto.

La reggenza nasce come deroga. Se diventa numerosa, diffusa o prolungata, deve essere ben motivata.

Per questo chiediamo all’Amministrazione una verifica completa di tutte le reggenze attive, della loro durata, delle motivazioni che le hanno giustificate e dell’effettivo riconoscimento dell’assegno previsto dal Regolamento e dell’indennità di funzione.

Cos’è la reggenza

Il Regolamento del personale prevede che alcune funzioni possano essere affidate temporaneamente a personale appartenente a un segmento inferiore rispetto a quello ordinariamente previsto.

Nel caso dei Servizi, la posizione di Capo Servizio è di norma riferita al segmento dei Direttori Centrali. La reggenza consente, in presenza di specifiche esigenze, di affidare temporaneamente quelle funzioni anche a Direttori o Direttori senior.

Gli elementi chiave sono “in presenza di specifiche esigenze” e “temporaneamente”.

Quando può essere usata la reggenza

Per essere coerente con la sua funzione, di deroga all’assetto rodinario, la reggenza deve avere alcuni requisiti:

  • deve rispondere a una esigenza eccezionale di servizio;
  • deve avere carattere temporaneo;
  • deve riguardare una posizione vacante, scoperta o temporaneamente priva del titolare.

Le fattispecie richiamate comprendono, tra le altre, l’affidamento temporaneo della responsabilità di direzione di un Servizio dell’Amministrazione Centrale e la reggenza di una Filiale.

Regolamento del personale. Art. 7 Conferimento di speciali incarichi.
In relazione a eccezionali esigenze di servizio, le funzioni inerenti alla posizione di Capo o sostituto di Strutture e a quella di Capo di unità di base possono essere temporaneamente attribuite, a titolo di speciale incarico, a dipendenti inquadrati in segmenti inferiori a quello cui sono associate le relative posizioni. La copertura di tali posizioni non attribuisce titolo all’avanzamento al segmento superiore, ma è considerata a tali fini insieme al complessivo profilo professionale del dipendente, ai sensi del secondo comma dell’art. 64.

Il tema dell’indennità

C’è poi un profilo economico che non può essere ignorato.

Chi svolge funzioni superiori in reggenza dovrebbe percepire il relativo trattamento economico previsto. Nel caso della reggenza, il Regolamento prevede uno specifico assegno.

Per questo è necessario chiarire se tale indennità venga effettivamente riconosciuta a tutti i Direttori e Direttori senior che svolgono funzioni di Capo Servizio in reggenza.

Tutte le persone che oggi reggono un Servizio stanno percependo quanto previsto?

E ancora: se una reggenza si protrae nel tempo, è corretto continuare a trattarla come una condizione provvisoria?

Coprire temporaneamente una funzione superiore è una cosa. Svolgerla stabilmente, assumendone responsabilità, carico organizzativo e visibilità, senza una piena corrispondenza tra funzione esercitata, riconoscimento economico e sviluppo professionale, è un’altra. Per questi motivi è necessaria una verifica immediata.

Il riconoscimento economico: l’assegno di reggenza

A fronte dell’esercizio temporaneo di funzioni superiori, il Regolamento prevede il riconoscimento di uno specifico compenso: l’assegno di reggenza.

L’assegno è pari al 75% della differenza tra:

  • lo stipendio percepito nel segmento o grado di appartenenza;
  • lo stipendio che sarebbe spettato in caso di passaggio effettivo al segmento o grado superiore.

Il principio è coerente con l’art. 2103 del Codice civile: in caso di assegnazione a mansioni superiori, la lavoratrice o il lavoratore ha diritto al trattamento economico corrispondente all’attività effettivamente svolta.

Regolamento del personale. Art. 107 Assegno di reggenza.
Al dipendente cui sia affidata, ai sensi dell’art. 7, la responsabilità di posizioni organizzative proprie di segmenti professionali superiori a quello di inquadramento è corrisposto un assegno di reggenza pari al 75% della differenza tra lo stipendio percepito nel segmento di appartenenza e quello che il dipendente stesso percepirebbe se conseguisse il passaggio al segmento professionale superiore.

Perché riguarda l’intero sistema

La chiarezza delle regole è una garanzia per tutte le persone coinvolte.

Serve a chi riceve un incarico, perché consente di sapere quali funzioni sta svolgendo, per quanto tempo e con quale riconoscimento.

Serve a chi aspira legittimamente a ricoprire quelle funzioni, perché rende comprensibili i criteri con cui vengono assegnate le responsabilità.

Serve all’organizzazione, perché evita che incarichi, segmenti professionali, retribuzione e percorsi di carriera finiscano in una zona grigia.

Il tema, quindi, non riguarda soltanto singole nomine. Riguarda il rapporto tra regole scritte e prassi organizzative.

Quando uno strumento nato per gestire casi temporanei viene utilizzato su larga scala, il rischio è che si produca uno scostamento progressivo tra l’impianto regolamentare e il funzionamento reale dell’organizzazione.

Le domande che poniamo alla Banca

Per queste ragioni chiediamo all’Amministrazione di chiarire alcuni punti essenziali:

  • quante sono oggi le reggenze attive nei Servizi;
  • da quanto tempo ciascuna reggenza è in essere;
  • quali presupposti hanno giustificato ogni singola nomina;
  • se tali presupposti siano stati formalmente accertati e documentati;
  • se l’indennità prevista sia stata riconosciuta a tutte le persone interessate;
  • quali criteri la Banca intenda adottare per evitare che la reggenza diventi una modalità ordinaria di copertura delle posizioni;
  • quali iniziative intenda assumere per regolarizzare le situazioni che abbiano perso il carattere della temporaneità;
  • se i dipendenti abbiano diritto a vedersi riconosciuti gli arretrati quando la reggenza si sia protratta oltre il termine ragionevole di un anno.

Sono domande semplici, ma necessarie.

Un’organizzazione che richiama spesso la valorizzazione del capitale umano deve poter spiegare come assegna le responsabilità, come riconosce le funzioni effettivamente svolte e come garantisce coerenza tra regole scritte e prassi applicate.

La nostra posizione

La FABI-BI ritiene necessario aprire un confronto sindacale sull’utilizzo delle reggenze.

Non per contestare le persone incaricate, né per mettere in discussione professionalità individuali.

La questione è un’altra: evitare che uno strumento nato per gestire situazioni temporanee venga utilizzato come soluzione stabile, senza adeguata trasparenza e senza piena tutela economica e professionale delle persone coinvolte.

Le regole servono se vengono rispettate.

Le deroghe servono se restano deroghe.

Le indennità devono essere riconosciute a chi svolge davvero quelle funzioni quando previsto dal Regolamentoo dalla legge.

Quando questi tre piani si confondono, il rischio è chiaro: l’eccezione diventa sistema, e il sistema diventa opaco.

Noi chiediamo che venga fatta chiarezza.

Perché la trasparenza non è un favore.

È una garanzia.

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