Incontro informativo

Rete Territoriale: prepariamoci ad una lunga trattativa

Facciamo il punto sullo stato della negoziazione per la Rete Territoriale, un percorso che ci vede impegnati da oltre cinque mesi a tutela dei diritti e degli interessi di tutti i colleghi.

Oggetto:

Rete Territoriale

Ultimo incontro:

31 Luglio 2025

N° incontri

9

Note

Incontro informativo: rinvio della trattativa a settembre

Discussione:

Un inatteso stop dalla delegazione aziendale

Lo scorso 24 luglio si è tenuto l’ultimo incontro negoziale. In quella sede, la delegazione aziendale si era impegnata a produrre una bozza di proposta contrattuale quasi definitiva, che avrebbe dovuto accogliere alcune delle nostre richieste. Vista la dichiarata indisponibilità del primo tavolo dell’area operativa, l’obiettivo era quello di raggiungere un accordo per la sola Area Manageriale in un incontro successivo.

Tuttavia, con grande sorpresa, il lunedì seguente ci è stato comunicato un cambio di programma: una convocazione per giovedì 31 luglio, con 30 minuti per sigla sindacale e senza alcun documento da visionare. Questa modalità, di fatto, ha trasformato l‘incontro in un mero momento informativo, praticamente privo di valenza negoziale.

Il messaggio, al di là di ogni possibile dietrologia, ci è apparso chiaro: l’azienda ha deciso di non voler chiudere, per ora, un accordo per l’Area Manageriale, rimandando la trattativa a data da destinarsi. Questa scelta sembra essere influenzata da chi, all’interno della Delegazione aziendale, vuole fare un accordo al ribasso e ha voluto sostenere la posizione del primo tavolo dell’area operativa, che ha sempre dichiarato la propria contrarietà a qualsiasi intesa che preveda delle chiusure.

La posizione della FABI BI: un accordo è possibile, ma a condizioni chiare

In questo scenario, la FABI BI ritiene difficile raggiungere un’intesa in tempi brevi. Da un lato, l’Amministrazione continua a legare esclusivamente la riforma a un budget dichiarato messo a disposizione dal Direttorio; dall’altro, permangono le pregiudiziali di alcune sigle sindacali.

La situazione potrà sbloccarsi entro settembre solo se si verificherà una delle seguenti condizioni:

  • Il tavolo principale dell’Area Operativa sottoscrive l’accordo.

Questo, però, dovrebbe avvenire sulla base di quanto già ottenuto dalle altre sigle, accettando solo piccole e ininfluenti variazioni.

Perché consideriamo difficile questa opzione? Perché il primo tavolo dell’area operativa dovrebbe rinnegare la sua posizione storica, che è di totale contrarietà alla chiusura delle filiali, una posizione difesa strenuamente, anche con uno sciopero.

  • L’Amministrazione procede a siglare subito l’intesa con la sola maggioranza dell’Area Manageriale.

L’Amministrazione dovrebbe prendere atto dell’impossibilità di firmare con la maggioranza dell’Area Operativa e procedere con la sola Area manageriale.

Perché consideriamo difficile questa opzione? L’Amministrazione potrebbe trovarsi nella situazione di dover accogliere maggiori richieste rispetto a quelle avanzate a luglio.

Prepariamoci a una lunga trattativa.

I risultati già ottenuti: una piattaforma solida, non un traguardo

La FABI BI, convinta che i colleghi interessati dalla riforma avessero la necessità di una risposta veloce, aveva dato la sua disponibilità alla firma se, oltre a quanto già acquisito, si inserivano alcune sostanziali modifiche:

  1. estensione dell’accesso alla mobilità incentivata a tutte le filiali rimodulate,
  2. buono pasto per i telelavoristi.

Ribadiamo quindi che era una piattaforma che aveva come obiettivo quello di velocizzare i tempi e che aveva già al suo interno alcuni punti importanti, che come FABI BI avevamo chiesto e ottenuto:

  • rivalutazione di tutti gli importi di almeno il 19,90% (con eventuali arrotondamenti per eccesso), per compensare l’inflazione da noi calcolata (indice FOI) dal 2015 al 2024;
  • estensione dello “scivolo” pensionistico anche alle filiali non in chiusura;
  • aumento delle diarie per trasferimento: 280 per chi ha congiunti (dalle 260 precedenti)e 205 per chi non ha congiunti (dalle 190 precedenti). Ulteriori 20 diarie se già trasferiti d’ufficio (rispetto alle 10 precedenti);
  • contributo per i figli, in caso di mobilità incentivata, esteso fino ai 18 anni non compiuti (dal precedente limite di 14 anni) e per una durata di 5 anni;
  • estensione del telelavoro a tutti i colleghi che beneficiano della L. 104/92 (per sé o per i figli, senza vincolo di gravità), che hanno figli fino a dieci anni, o che possono documentare gravi motivi personali o familiari;
  • una seconda fascia di contributo di pendolarismo di 60€ per distanze superiori a 80 chilometri;
  • riconoscimento al diritto alla lump sum teorica maturata all’atto della cessazione per coloro che cessano dal servizio senza diritto a pensione e con un’anzianità nel fondo pensione complementare della Banca inferiore a trenta anni;
  • aumento dei giorni mensili per il lavoro da remoto con l’eliminazione del tetto annuale.

Le nostre richieste per la firma: cosa servirà a settembre/ottobre per chiudere l'accordo

Per arrivare alla firma definitiva a settembre/ottobre (speriamo), vista la scelta dell’Amministrazione di non chiudere a luglio, la FABI BI chiede di inserire nel contratto i seguenti, fondamentali miglioramenti:

  • Mobilità e lavoro agile:
    • estendere la mobilità incentivata a tutte le filiali che subiranno una riduzione di funzioni o personale;
    • riconoscere il buono pasto ai telelavoristi;i
    • introdurre giorni di lavoro a distanza (modalità 5/50) anche per gli uffici attualmente esclusi dal lavoro ibrido;
    • ampliare il telelavoro esteso per chi ha figli fino a 12 anni (come per i congedi parentali) e per chi otterrà i benefici della L. 104/92 nei prossimi 5 anni.

 

  • Ammortizzatori sociali e incentivi:
    • portare l’assegno di sostegno all’81%;
    • aumentare a 210 le diarie per trasferimento senza congiunti;
    • maggiorazione di 10 diarie per chi  ha congiunti (5 per chi non ne ha) ogni 5 anni di distanza dal collocamento a riposo d’ufficio (67 anni);
    • prevedere la retroattività di eventuali modifiche future alla Lump sum;
    • escludere la banca del tempo dal calcolo dei mesi necessari per accedere alle misure di accompagnamento all’uscita;
    • introdurre un contributo sugli interessi per i primi 20 anni di un eventuale mutuo CSR attivato dai colleghi per l’acquisto della casa nella nuova sede lavorativa;
    • definire una distanza massima dalla nuova sede di lavoro per accedere al contributo per l’affitto o al mutuo CSR.

 

  • Tutele e Garanzie:
    • inserire una clausola di salvaguardia per allineare le tempistiche delle misure di accompagnamento all’uscita a quelle previste da eventuali future riforme pensionistiche;
    • garantire ai colleghi della vigilanza di tutela che rimangono nelle filiali rimodulate di poter continuare a svolgere ispezioni prudenziali almeno per un triennio;
    • tutelare esplicitamente la liquidazione dell’indennità di fine rapporto per chi usufruisce dell’assegno di sostegno;
    • chiarire che il termine “residenza” negli allegati si riferisce alla sede di lavoro e non a quella anagrafica;
    • per aumentare l’adesione alla mobilità e generare risparmi, è necessario svincolare l’adesione alla mobilità incentivata dall’obbligo di trasferimento della definitiva sistemazione abitativa entro un anno. Offrire, in alternativa, la mobilità incentivata in combinazione con il pendolarismo incentivato per 5 anni: una soluzione flessibile e vantaggiosa sia per i colleghi che per l’azienda;
    • prevedere una clausola di salvaguardia per tutto il periodo degli incentivi per i colleghi in mobilità incentivata che potranno usufruire del lavoro a distanza, per evitare trasferimenti in diverse unità di base nella filiale di destinazione durante la durata degli incentivi.

Abbiamo inoltre chiesto un impegno formale da parte dell’amministrazione per chiudere i precedenti contratti che risultano ancora aperti, con la strutturalizzazione economica dell’efficienza aziendale di quest’anno.

La FABI continuerà a lavorare con determinazione per raggiungere un accordo che sia equo, migliorativo e che tuteli concretamente tutti i lavoratori.

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