Mancanza di chiarezza sulla determinazione del numero dei posti (scrutinio comparativo)
La prima e più evidente criticità riguarda il numero dei posti messi a disposizione. L’Amministrazione non è tenuta a pubblicare criteri predeterminati, né a giustificare le scelte effettuate. Questo crea:
- Imprevedibilità per i dipendenti
- Differenze arbitrarie tra anni
Valutazione poco oggettiva
Nonostante la presenza di griglie, i punteggi sono attribuiti a discrezione dei capi struttura, con margini di soggettività ampi. In particolare:
- I criteri, seppur noti formalmente, non sono accompagnati da parametri applicativi concreti
- La qualità del servizio e l’impegno sono difficili da quantificare oggettivamente
Trasparenza limitata nei bollettini
Sebbene il dipendente riceva un feedback in forma di colloquio con il capo struttura e attribuzione numerica del riferimento valutativo, non conosce i punteggi medi o le distribuzioni degli altri colleghi. Mancano:
- Dati aggregati comparabili tra strutture
- Chiarezza sui criteri usati per determinare l’“8”, “10”, “11” o “12” iniziale
Inoltre, persistono discriminazioni legate alle assenze per maternità e una prassi non uniforme tra le strutture:
- Nelle filiali è frequente attribuire un 8 iniziale
- In Amministrazione Centrale, i primi riferimenti sono spesso 10 o 11 o 12
Queste disparità non sono giustificate da differenze reali di performance e producono effetti duraturi nella carriera.
Premialità ridondante dell’anzianità
In caso di parità di punteggio finale tra candidati, la prassi prevede che non venga ampliato il numero dei posti disponibili, ma che si scelga il candidato con maggiore anzianità nel grado, come titolo di preferenza.
Questo criterio, per quanto formalmente corretto, finisce per premiare due volte l’anzianità:
- da un lato, è già presente nella griglia valutativa (con appositi punti assegnati)
- dall’altro, viene utilizzata come criterio esclusivo per i pari merito
Il candidato più giovane ha necessariamente ottenuto valutazioni migliori sugli altri aspetti (servizio, impegno, assiduità), ma viene scavalcato per l’unico elemento già premiato: l’anzianità
Questo approccio penalizza il merito effettivo e scoraggia l’investimento individuale sulla performance
Sottoutilizzo delle competenze e demotivazione dei laureati
Negli ultimi anni, anche a seguito di concorsi che hanno attribuito punteggi aggiuntivi a chi possedeva titoli universitari (lauree triennali, magistrali, master o PhD), sono entrate in Banca d’Italia come Vice Assistenti molte persone con un alto livello di formazione.
Questi lavoratori, pur possedendo competenze avanzate, vengono sottoutilizzati, sottopagati e incanalati in percorsi di carriera lenti, con scarse prospettive di valorizzazione.
Le conseguenze sono:
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Malessere professionale e demotivazione
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Ricerca di altre opportunità lavorative all’esterno
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Alto turnover che priva l’istituzione di competenze preziose e già formate
Questa dinamica rappresenta un doppio danno: per le persone, che vedono sprecato il proprio capitale umano, e per l’organizzazione, che investe nella formazione di personale destinato a lasciare.