Otto anni, più dodici. Venti anni in tutto.
In pratica anche di più: non tutti riescono a passare al primo tentativo, e la carriera resta ferma mentre gli anni scorrono.
Chi arriva a Primo Assistente, dopo due decenni di attesa, scopre che le mansioni restano le stesse, la valorizzazione professionale non arriva, e la motivazione inevitabilmente si logora.
Posti pochi, numeri impietosi
A complicare tutto c’è la scarsità dei posti disponibili. I numeri ufficiali 2025 parlano chiaro:
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Assistente Superiore: 24 promossi su 180 scrutinabili (13,3%).
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Primo Assistente: 18 promossi su 368 scrutinabili (4,9%).
Significa che soltanto 1 su 8 Assistenti riesce a diventare Assistente Superiore, e appena 1 su 20 Assistenti Superiori raggiunge il grado di Primo Assistente.
Con percentuali così basse, anche valutazioni eccellenti non bastano: il merito rischia di essere soffocato da un imbuto numerico.
La fotografia è chiara: due passaggi di carriera che, sommati, richiedono oltre vent’anni e offrono poco in cambio. Un sistema che non valorizza davvero le competenze e che, anzi, rischia di demotivare.
La trappola del 31 dicembre
Sul passaggio ad Assistente superiore può pesare la cosiddetta trappola del 31 dicembre, se si è diventati Assistenti per anzianità oppure se si è stati assunti nel grado di assistente, in questi casi gli 8 anni potrebbero diventare 9.
Un meccanismo che colpisce soprattutto chi entra come Vice Assistente e per il quale abbiamo pubblicato un approfondimento a parte.