Sede informativa

Riassetti e CRD VI: domande precise, risposte parziali

Dopo l’incontro informativo del 20 aprile e la nota di risposta inviata dall’Amministrazione il 14 maggio, facciamo il punto sui piani di riassetto dei reparti operativi e sui prossimi adempimenti normativi legati alla CRD VI.

Oggetto:

CRD VI e riassetto dei reparti operativi

Ultimo incontro:

20 Maggio 2026

N° incontri

1

Note

Discussione:

Cosa abbiamo chiesto e cosa ha risposto la Banca

Come FABI-BI avevamo chiesto un confronto più serio su due questioni: le ricadute dei riassetti nei Servizi COM, IMM e GIN e l’apertura di un tavolo negoziale sull’aggiornamento delle Circolari n. 298 e n. 309, interessate dal recepimento della CRD VI.

La risposta della Banca affronta solo in parte questi temi. Sui riassetti organizzativi fornisce alcuni chiarimenti, ma rinvia le prospettive di sviluppo e crescita professionale al negoziato sulla riforma dell’Area Operativa. Sul tema CRD VI, invece, non dà un riscontro sostanziale alla richiesta di apertura di un tavolo negoziale.

Il punto, quindi, non è solo cosa la Banca ha risposto, ma anche cosa resta aperto: il futuro delle professionalità tecnico-operative, la riduzione delle figure apicali, la tenuta dei percorsi di crescita interna e la sede corretta in cui discutere regole che incidono sul rapporto di lavoro.

Riassetti dei reparti: cosa resta da chiarire

Quando si accorpano reparti, si sopprimono strutture, si esternalizzano attività o si riducono figure di coordinamento, gli effetti non sono solo organizzativi. Riguardano il lavoro quotidiano, le competenze, la qualità della vita professionale e le possibilità di crescita delle persone coinvolte.

Per questo avevamo chiesto che l’informativa fosse integrata con dati più puntuali: carichi di lavoro, professionalità interessate, ricadute sui percorsi del personale operaio e tecnico-operativo, prospettive future e garanzie concrete.

La Banca richiama, in generale, la progressiva digitalizzazione dei processi, la razionalizzazione delle attività, la maggiore flessibilità organizzativa e la valorizzazione delle professionalità.

Sono obiettivi comprensibili. Ma restano obiettivi dichiarati. Il punto è capire come si traducono concretamente.

Dire che un riassetto serve a valorizzare le professionalità non basta, se poi non si chiarisce quali competenze saranno valorizzate, con quali percorsi, con quali criteri, con quali sbocchi e con quali garanzie. Altrimenti la parola “valorizzazione” rischia di diventare una formula buona per tutto: rassicurante sulla carta, poco verificabile nella pratica.

2.1 Servizio Comunicazione: il nodo dei reparti di progettazione grafica e prestampa, stampa e allestimento e distribuzione.

Sul Servizio Comunicazione, la Banca conferma che il riassetto prevede l’accorpamento di due reparti (“Stampa” e “Allestimento e Distribuzione”) e la soppressione di un reparto (“Progettazione grafica e prestampa”).

Questo è un passaggio rilevante.

Non si tratta solo di una modifica organizzativa interna. L’accorpamento e/o la soppressione di un reparto comporta anche il venir meno della relativa figura di Capo reparto. Quindi siamo davanti a una riduzione di posizioni apicali riconosciute.

La risposta della Banca, su questo punto, contiene una tensione evidente. Da un lato afferma che il coordinamento continuerà a essere assicurato attraverso le figure previste. Dall’altro conferma che tre posizioni di Capo reparto vengono meno.

Il problema, quindi, non è risolto. Se una posizione apicale scompare, cosa accade al percorso professionale collegato a quella posizione? Quella professionalità avrà ancora uno sviluppo riconosciuto? Le competenze grafiche, tecniche e di prestampa resteranno visibili dentro l’organizzazione o saranno assorbite in strutture più ampie, con minore riconoscibilità?

2.2 Servizio Immobili: accorpamento dei reparti e futuro delle professionalità manutentive

Per il Servizio Immobili, la Banca richiama l’accorpamento dei reparti “Pronto intervento” e “Porte corazzate e casseforti”, presentandolo come una soluzione utile a realizzare sinergie gestionali, migliorare il presidio delle attività e rafforzare le professionalità delle risorse addette.

Anche qui il punto non è negare in astratto la possibilità di riorganizzare, ma capire se l’accorpamento produce davvero un rafforzamento delle competenze interne o se, nel tempo, rischia di indebolire professionalità specialistiche che hanno avuto un ruolo importante nel funzionamento dell’Istituto.

Le attività manutentive non sono attività indistinte. Richiedono esperienza, competenze tecniche, conoscenza degli ambienti, capacità di intervento e continuità operativa.

Per questo un riassetto non può essere valutato solo sulla base della maggiore flessibilità organizzativa, ma anche sulla base degli effetti concreti sulle persone e sulle competenze.

Servono chiarimenti su almeno tre punti: quali attività resteranno effettivamente presidiate all’interno, quali competenze saranno mantenute e sviluppate, quali percorsi professionali saranno garantiti al personale coinvolto. Senza queste informazioni, il richiamo alla valorizzazione resta troppo generico.

2.3 Servizio Gestione dell’Informazione: digitalizzazione, logistica ed esternalizzazioni

Per il Servizio Gestione dell’Informazione, la Banca afferma che la confluenza degli addetti del Reparto “Digitalizzazione e logistica” in un più ampio Settore “Supporto alle attività archivistiche” consentirà di preservare e diffondere le conoscenze specialistiche acquisite e di migliorare le condizioni di lavoro, anche grazie al regime delocalizzato ordinario.

Anche questo passaggio richiede attenzione. La confluenza in una struttura più ampia può certamente avere una logica organizzativa, ma non basta, da sola, a garantire la valorizzazione delle competenze.

Il rischio è che professionalità specifiche, costruite nel tempo, diventino meno visibili. Soprattutto se il riassetto si inserisce in un contesto più ampio di esternalizzazioni e di progressiva riduzione delle attività direttamente presidiate dal personale interno.

La risposta della Banca richiama il miglioramento delle condizioni di lavoro e la diffusione delle conoscenze specialistiche, ma non chiarisce con quali strumenti queste competenze saranno mantenute e sviluppate all’interno: percorsi professionali, formazione, riconoscimento dei ruoli e garanzie rispetto al possibile ricorso a esternalizzazioni.

Se l’obiettivo è davvero valorizzare le professionalità, occorre indicare come. Non basta dichiararlo.

Il nodo comune: meno reparti, meno figure apicali, meno crescita?

I riassetti dei Servizi COM, IMM e GIN hanno un elemento comune: incidono sull’organizzazione del lavoro e possono ridurre gli spazi di crescita del personale operaio e tecnico-operativo.

Il tema più delicato riguarda le figure apicali. Il Capo reparto non è solo una casella nell’organigramma: è una funzione di coordinamento, ma anche uno sbocco professionale riconosciuto. Se i reparti si accorpano, se alcune strutture vengono soppresse, se le attività vengono esternalizzate o assorbite in settori più ampi, il rischio è che si riducano anche i percorsi di avanzamento.

A questo quadro si aggiunge un ulteriore elemento: una delle graduatorie che avrebbe potuto alimentare quei reparti non è stata prorogata al 2027, pur essendo del 2023 e non ancora esaurita (scadrà il 31/12/2026). Il dato, da solo, non consente conclusioni definitive, ma va letto insieme agli altri segnali: riduzione dei reparti, venir meno di alcune figure di coordinamento, incertezza sulle prospettive professionali, assenza di ricambio.

Non si può parlare di valorizzazione del personale se, nei fatti, si restringono i canali che dovrebbero rendere possibile quella valorizzazione.

La Banca rinvia le prospettive di sviluppo e crescita professionale al negoziato sulla riforma dell’Area Operativa. Prendiamo atto di questo passaggio, ma proprio per questo chiediamo che il tema venga affrontato in modo esplicito, con dati, criteri e soluzioni verificabili.

La riforma dell’Area Operativa non può limitarsi a ridisegnare profili astratti. Deve chiarire quali percorsi saranno garantiti al personale coinvolto, come saranno riconosciute le competenze tecniche e quali sbocchi resteranno disponibili per chi oggi vede ridursi reparti, ruoli apicali e possibilità di crescita.

Perché la risposta sulla CRD VI non basta

La risposta della Banca non affronta questo punto in modo adeguato.

Ed è proprio questa assenza di risposta a confermare la necessità di insistere. Quando una materia incide sul rapporto di lavoro, sulle limitazioni personali e su eventuali compensazioni economiche, non può essere trattata come un mero adempimento amministrativo.

La legalità del recepimento non esaurisce il problema. Una norma può dover essere recepita, ma le modalità applicative, le garanzie, i criteri, le tutele e le compensazioni devono essere oggetto di confronto.

In altre parole: la CRD VI non è solo un fascicolo normativo. È un tema di relazioni sindacali.

CRD VI: perché riguarda anche il personale

La CRD VI è la direttiva europea che aggiorna il quadro delle regole prudenziali per il settore bancario e per le autorità di vigilanza. In Italia è stata recepita con il d.lgs. n. 208/2025.

Per il personale della Banca d’Italia il tema non è solo tecnico. Alcune ricadute possono riguardare direttamente il rapporto di lavoro e la vita professionale delle persone.

  • Cooling-off: periodi di distacco o limitazione rispetto a determinati incarichi o attività successive.
  • Incompatibilità: vincoli legati ai ruoli svolti, ai soggetti vigilati o agli ambiti di attività.
  • Investimenti finanziari: limiti, obblighi di comunicazione e possibili obblighi di dismissione.
  • Offerte di lavoro: obblighi di comunicazione entro termini molto brevi.
  • Misure compensative: necessità di valutare indennizzi o tutele quando le limitazioni incidono sulla libertà economica e professionale.
  • Comitato etico: ruolo, criteri decisionali e garanzie per il personale coinvolto.

Per FABI-BI questi aspetti devono essere discussi in sede negoziale. Non basta informare il personale dopo che le regole sono state definite: occorre costruire una disciplina chiara, equilibrata e verificabile.

 

La nostra posizione

La risposta della Banca contiene alcuni elementi utili, ma non è sufficiente.

È utile perché conferma che i riassetti hanno effetti concreti sulle strutture, sui reparti e su alcune figure di coordinamento. È utile perché riconosce che il futuro del ruolo tecnico-operativo dovrà essere affrontato nella riforma dell’Area Operativa.

Ma non è sufficiente perché non chiarisce fino in fondo le ricadute sui percorsi professionali, non scioglie le incoerenze sull’eliminazione dei ruoli apicali, non fornisce dati puntuali sui carichi di lavoro e sulle competenze, non spiega come saranno garantite le prospettive di crescita del personale coinvolto.

Ed è ancora meno sufficiente sul versante CRD VI, dove manca un vero riscontro alla richiesta di apertura di un tavolo negoziale.

Per FABI-BI la posizione è chiara.

I riassetti organizzativi non possono diventare il modo silenzioso con cui si riducono professionalità, ruoli apicali e possibilità di crescita.

La riforma dell’Area Operativa deve essere il luogo in cui questi nodi vengono affrontati apertamente, con dati, criteri e soluzioni verificabili.

Il recepimento della CRD VI deve avvenire con un confronto negoziale vero, come già avvenuto nel 2016, perché le regole che incidono sulla vita professionale ed economica delle persone non possono essere definite unilateralmente.

Noi continueremo a chiedere chiarezza, garanzie e confronto. Non per bloccare il cambiamento, ma per evitare che il cambiamento venga pagato da chi lavora, senza trasparenza e senza un reale riconoscimento delle competenze.

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