A carico di chi? Due definizioni per una sola famiglia

Stesso coniuge, stesso figlio, stesso genitore. Ma a seconda di quale sportello della Banca lo chiede, la risposta a “è a tuo carico?” cambia. Non per un errore, ma perché in Banca d’Italia convivono due regole diverse per stabilire quando un familiare è a carico: il carico Banca, scritto nel Regolamento del Personale, e il carico fiscale, che discende dalla legge nazionale. Stessa parola, soglie molto diverse, platee di familiari che si sovrappongono solo in parte.

Il carico Banca decide chi ha diritto alle indennità dirette in busta paga. Il carico fiscale decide chi dà accesso al welfare aziendale e all’assistenza sanitaria. Entrambi vengono applicati dalla stessa Banca, nello stesso rapporto di lavoro, ma senza che nessuno dei due regoli l’altro.

Questo articolo prova a mettere ordine: cosa intende ciascuna definizione, dove la Banca la utilizza, e perché il carico Banca — l’unico dei due che la Banca scrive e controlla direttamente — è anche il più vecchio e il meno coerente con tutto il resto.

Oggetto:

Carico banca

Data di riferimento:

8 Luglio 2026

Episodio:

1

Notizia:

Link alla notizia

Carico Banca e carico fiscale a confronto

Voce Carico Banca Carico fiscale
Fonte Regolamento del Personale Art. 12 TUIR, legge fiscale nazionale
Soglia di reddito 61,92 euro annui, pari a 5,16 euro lordi mensili 2.840,51 euro annui; 4.000 euro per i figli fino a 24 anni
Chi può essere a carico Coniuge, unito civilmente, convivente di fatto, figli e, solo in casi più limitati, altri familiari Coniuge, figli e altri familiari previsti dalla legge
Reddito considerato Reddito da lavoro, con alcune esclusioni Reddito complessivo annuo
Dove viene usato in Banca Alcuni istituti regolamentari interni, come l’indennità di residenza e, in parte, la disciplina dei trasferimenti attraverso la nozione di “congiunti” Flexible benefit, rimborsi welfare, assistenza sanitaria
Aggiornamento Importo storico: per quanto risulta, non aggiornato dall’introduzione dell’euro Soglia prevista dalla normativa fiscale nazionale

Il confronto chiarisce subito la sproporzione. Il carico fiscale usa una soglia annua già molto contenuta, ma comunque espressa in migliaia di euro. Il carico Banca resta invece fermo a 61,92 euro annui.

La differenza non riguarda solo l’importo. Il carico Banca guarda al reddito da lavoro, mentre il carico fiscale guarda al reddito complessivo. Per questo una stessa persona può essere considerata a carico secondo una regola e non secondo l’altra.

E l’INPS?

L’INPS segue una logica diversa, che non va confusa con il carico Banca o con il carico fiscale.
L’Assegno per il nucleo familiare (ANF) e l’Assegno unico e universale (AUU) sono strumenti pubblici di sostegno alla famiglia: non guardano alla singola persona “a carico” nello stesso senso, ma alla composizione del nucleo familiare e al reddito familiare.

Dal 1° marzo 2022, per i nuclei con figli, l’Assegno per il nucleo familiare è stato sostituito dall’Assegno unico e universale.
È un tema importante, ma diverso: lo affronteremo in un articolo dedicato.

Il carico Banca e cosa comporta

Chi può rientrare nel carico Banca

Il coniuge non legalmente separato — equiparati l’unito civilmente e il convivente di fatto (convivenza dichiarata da almeno tre anni, senza obblighi di mantenimento verso ex coniugi).

I figli, fino al 25° anno di età (26° se iscritti e in regola con gli studi universitari). Esclusi i figli sposati, chi presta servizio militare, chi è ospitato gratuitamente in istituti di istruzione.

Genitori, fratelli, sorelle e figli oltre i 25 anni, solo se permanentemente inabili al lavoro (o over 65, per i genitori), privi di reddito e mantenuti prevalentemente dalla persona dipendente. Soglia: 5,68 €/mese, al netto della pensione minima INPS.

Il sistema è quindi selettivo, ma la selettività più forte non sta tanto nell’elenco dei familiari, ma nella soglia di reddito: 61,92 euro annui.

Nel carico Banca non conta la capacità economica complessiva della persona. Conta, in modo molto più ristretto, il reddito da lavoro. Restano quindi fuori dal calcolo le pensioni, i redditi da capitale, le rendite e, più in generale, i redditi che non derivano da un’attività lavorativa.

Il risultato è difficile da giustificare: una persona può avere redditi rilevanti da pensione, patrimoni o investimenti e continuare a risultare a carico Banca; un figlio o una figlia che percepisce 80 euro per una collaborazione può invece superare la soglia e perdere quello stesso riconoscimento.

Questa soglia non resta confinata al Regolamento, ma incide direttamente sul trattamento economico.

Cosa cambia in pratica per chi ha un familiare a carico Banca

Indennità di residenza. La “parte fissa – conviventi” cresce se il coniuge è convivente e a carico Banca.

Indennità di prima sistemazione, in caso di trasferimento. La percentuale raddoppia in presenza di familiari a carico Banca.

Contributo di trasferimento. Il tetto sale da 150 a 210 diarie in presenza di familiari a carico Banca. Inoltre nella disciplina dei trasferimenti è previsto che alcuni trattamenti spettino anche ai “congiunti” della persona trasferita.

Chi sono i congiunti? Il coniuge non legalmente separato e gli altri conviventi riconosciuti a carico dalla Banca.

Carico fiscale: la regola dello Stato

Il carico fiscale discende da una norma nazionale, l’articolo 12 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi. Le soglie e i loro aggiornamenti sono fissati dalla legge nazionale. Vale inoltre ricordare che le detrazioni che spettanco a chi ha familiari a carico possono essere ripartite. Ad esempio le detrazioni per figli a carico posso essere ripartite tra i genitori: non si tratta necessariamente di un beneficio tutto in capo a una sola persona.

A differenza del carico Banca, la regola fiscale guarda al reddito complessivo annuo — pensioni, rendite finanziarie, redditi da capitale, qualunque altra fonte — con soglia attuale a 2.840,51 euro (4.000 euro per i figli fino a 24 anni).

Nel carico fiscale possono rientrare il coniuge non legalmente ed effettivamente separato, i figli, e altri familiari previsti dalla legge — genitori, generi, nuore, suoceri, fratelli e sorelle. Per questi “altri familiari” servono condizioni ulteriori: devono convivere con la persona dipendente, oppure ricevere assegni alimentari non disposti dall’autorità giudiziaria (un accordo privato, non un mantenimento stabilito da un giudice).

La Banca utilizza già il carico fiscale per diversi istituti di welfare e assistenza sanitaria, anche perché si tratta di prestazioni che, per beneficiare del regime fiscale agevolato, devono rispettare i criteri previsti dal Testo Unico.

Istituto Come rileva il carico fiscale
Credito welfare aggiuntivo per figli Il credito aggiuntivo è collegato al carico fiscale. Per i figli con disabilità grave che superano i 26 anni, i crediti aggiuntivi continuano a essere riconosciuti solo se il figlio o la figlia risulta fiscalmente a carico.
Rimborsi per trasporto pubblico locale Anche questi rimborsi seguono la logica del welfare fiscalmente agevolato e richiedono il rispetto dei criteri previsti dalla normativa fiscale.
Piano Unico di assistenza sanitaria Il carico fiscale rileva per l’inserimento gratuito del coniuge o dell’unito civilmente e dei figli dai 26 anni in su, sia per il personale in servizio sia per il personale in pensione.
Figli sotto i 26 anni nel Piano Unico Qui la tutela è più ampia: i figli e le figlie sotto i 26 anni possono essere inseriti gratuitamente anche se non sono fiscalmente a carico. È un allargamento rispetto al criterio ordinario del carico fiscale.

Questo conferma due cose. La prima è che il carico fiscale è già usato dalla Banca per istituti rilevanti. La seconda è che, quando c’è una scelta di tutela, la Banca può anche andare oltre il minimo fiscale, come accade per i figli sotto i 26 anni nel Piano Unico sanitario.

 

Stessa famiglia, due risposte diverse

La differenza di soglia da sola basterebbe a creare incongruenze.

Un coniuge che lavora qualche giorno e guadagna 150 euro resta sotto la soglia del carico fiscale e continua ad avere diritto al Piano Unico e ai crediti welfare, ma supera di gran lunga i 61,92 euro del carico Banca e quindi perde l’indennità di residenza maggiorata e i trattamenti di trasferimento pieni.

Stesso coniuge, stesso reddito, stesso datore di lavoro. Due risposte opposte alla stessa domanda, a seconda di quale ufficio la pone.

C’è anche il caso opposto, che nasce dalla differenza sul tipo di reddito. Il carico Banca guarda solo al reddito da lavoro; il carico fiscale guarda al reddito complessivo — pensioni, rendite finanziarie, redditi da capitale, qualunque altra fonte. Un coniuge in pensione, o con rendite, anche consistenti, continua a essere a carico Banca — quei redditi non contano — ma supera facilmente la soglia del carico fiscale. Stavolta è il carico Banca a essere più permissivo. Lo stesso coniuge con una pensione ricca — o con rendite significative — dà diritto ai benefici del carico Banca; un coniuge che avesse lavorato anche un solo mese, guadagnando una cifra modesta, perderebbe quello stesso status.

Il criterio non misura quanto guadagna il familiare: misura solo da dove arriva quel guadagno. Rendite alte non contano; un lavoro anche minimo conta sempre.

 

Un numero fermo nel tempo: lo stesso problema del Premio di laurea

La cifra di 5,16 euro al mese non è stata scelta: è la conversione automatica di 10.000 lire, mai più toccata dall’introduzione dell’euro. Non è stata indicizzata all’inflazione, non è stata aggiornata nei rinnovi del Regolamento. Tenuta ferma a quel livello, oggi non misura una reale condizione di dipendenza economica: cristallizza, di fatto, un divieto quasi assoluto di svolgere qualunque attività lavorativa retribuita.

È lo stesso meccanismo che abbiamo già descritto a proposito del Premio di laurea: una cifra scritta in un regolamento e poi abbandonata a sé stessa, finché non misura più quello per cui era nata. Non sono casi isolati.

Cosa chiediamo

La Banca applica già correttamente il carico fiscale per il welfare e la sanità. Lo stesso aggiornamento non riguarda il carico Banca, che pure è l’unico criterio che la Banca scrive e controlla direttamente.

Chiediamo due cose: una ricognizione ufficiale di tutte le agevolazioni legate al carico Banca, con una spiegazione delle ragioni che giustificano una soglia così distante da quella fiscale; e una valutazione dell’allineamento, almeno per le soglie reddituali, al criterio del carico fiscale — non necessariamente l’adozione dell’intero TUIR, ma un avvicinamento del livello della soglia a quello già usato dalla Banca per altri istituti.

Il senso della richiesta è uno solo: più elasticità e migliori condizioni per chi lavora in Banca. Mai il contrario.

Il problema è che il carico Banca — l’unico dei due criteri che la Banca scrive e controlla direttamente — sia rimasto fermo a un numero che ha perso ogni rapporto con la realtà economica, mentre la stessa Banca applica correttamente il carico fiscale per il welfare e la sanità.

La FABI-BI c’è

Se hai vissuto in prima persona una situazione in cui un familiare risultava a carico fiscale ma non a carico Banca (o viceversa), scrivici: sono esattamente i casi concreti che ci servono per portare la richiesta avanti con dati verificabili, non solo con il ragionamento.

Scrivi a FABI-BI: l’obiettivo è trasformare segnalazioni ed esperienze in una richiesta di chiarimento formale all’Amministrazione.

Può interessarti anche...

DSA: da tutela certa a miglioria possibile

Il pacchetto per i disturbi specifici dell’apprendimento è finito tra le migliorie, solo a rimborso. Secondo le nostre stime costerebbe al massimo circa 6.000 euro l’anno. Proponiamo di garantirlo nel welfare, con risorse aggiuntive e limiti più ampi.

continua a leggere

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi questa informazione

Partecipa alla discussione: