Il lavoro che abbiamo svolto con la serie Capire gli Avanzamenti non è isolato né visionario: è pienamente in linea con una trasformazione normativa già in atto. La Direttiva UE 2023/970, entrata in vigore a maggio 2023, impone agli Stati membri – Italia inclusa – di recepire entro il 2026 nuove regole vincolanti sulla trasparenza retributiva e sugli avanzamenti di carriera.
L’Amministrazione ha ora una preziosa opportunità per riaffermare la sua storica leadership. Recependo immediatamente la nuova Direttiva europea, senza attendere i tempi di recepimento nazionali, la Banca d’Italia può dimostrare concretamente di essere, ancora una volta, un passo avanti rispetto alle altre amministrazioni, recuperando quel ruolo di precursore che l’ha distinta in passato.
La direttiva stabilisce che i sistemi di progressione debbano basarsi su
criteri oggettivi, chiari, accessibili e neutrali rispetto al genere. Ogni lavoratore dovrà poter conoscere i criteri con cui viene valutato e il motivo per cui un collega con ruolo equivalente ha ricevuto un avanzamento o un aumento. Se emergono disparità ingiustificate superiori al 5%, le organizzazioni saranno tenute ad attivare
audit interni con la partecipazione delle rappresentanze sindacali, e a predisporre
piani correttivi vincolanti.
La Direttiva introduce inoltre un principio rivoluzionario:
l’inversione dell’onere della prova. Se un lavoratore denuncia una discriminazione salariale o di carriera, sarà il datore di lavoro a dover dimostrare che non vi è stata disparità.
Tutto ciò conferma che quanto da noi denunciato nei mesi scorsi – logiche arbitrarie, mancanza di trasparenza, valutazioni poco giustificabili –
non è solo un problema interno alla Banca d’Italia, ma un nodo europeo. E ora esistono strumenti normativi per scioglierlo.