Nomine senza vacancy: la risposta dell’Amministrazione non ci convince

L’amministrazione risponde alle nostre due lettere — su Roma CDM, Firenze e Roma Sede — sostenendo che la procedura di vacancy non è obbligatoria.

È vero, non lo è in senso assoluto — ma le eccezioni alla regola sono chiaramente definite dal Regolamento, non lasciate alla libera interpretazione.
E nessuna delle giustificazioni fornite — “efficienza”, “riorganizzazione”, “valorizzazione di selezioni precedenti” — rientra tra quelle previste.

Per questo abbiamo inviato una controreplica formale al Segretario Generale, chiedendo chiarimenti e documentazione su queste tre e su tutte le altre nomine avvenute senza vacancy nel 2025.
Le regole si applicano, non si interpretano “quando conviene”.

Oggetto:

Nomine senza vacancy

Data di riferimento:

30 Ottobre 2025

Episodio:

3

Notizia:

Link alla notizia

Il quadro regolamentare e il nodo della trasparenza

Con una nota datata 24 ottobre (prot. n. 2060415/25), la Banca d’Italia ha risposto alle nostre richieste di chiarimento sulle nomine senza vacancy:

  • quella del Vice Capo della Filiale di Roma CDM del 30 settembre;

  • e quelle dei Capi della Divisione Vigilanza della Filiale di Firenze e della Divisione Segreteria della Sede di Roma del 1° ottobre.

L’Amministrazione sostiene che le nomine dirette siano giustificate da “specifiche esigenze organizzative” o da “logiche di efficienza”.
Ma il Regolamento parla chiaro: le posizioni organizzative devono essere attribuite “in via ordinaria mediante la procedura di vacancy”, e solo due articoli (69 e 7) consentono deroghe, in casi ben definiti:

  1. Carenza di candidature idonee (art. 69) – se una vacancy non produce esiti perché rimane inoptata o mancano profili idonei, l’Amministrazione può procedere al conferimento d’ufficio dell’incarico.
  2. Esigenze eccezionali e temporanee (art. 7) – in presenza di eccezionali esigenze di servizio, le funzioni possono essere temporaneamente attribuite, a titolo di speciale incarico, con una motivazione puntuale e documentata.

Tutto il resto — riorganizzazioni, rapidità, valorizzazioni di selezioni precedenti — non esiste nel Regolamento. Sono motivazioni che non trovano alcun fondamento normativo e costituiscono una lettura estensiva e impropria delle disposizioni regolamentari.
Sono categorie nuove, create per giustificare scelte discrezionali che svuotano di senso la trasparenza (e la valorizzazione del merito).

Le “selezioni già svolte”: un terreno senza regole

Tra le motivazioni addotte spicca l’idea di “valorizzare i risultati di selezioni già concluse”.

Questa motivazione apre molti interrogativi:

  • Chi decide quali selezioni possono essere riutilizzate?
  • Perchè non tutte le selezioni e solo alcune?
  • Quali sono i criteri che identificano le selezioni che meritano di essere riutilizzate?

E, se non esiste una nuova procedura pubblica né la possibilità di accedere agli atti, come può il personale sapere se la scelta del “profilo idoneo” è davvero la migliore?

Senza una vacancy aperta e verificabile, ogni nomina diventa una decisione chiusa, dove il prescelto vince e tutti gli altri restano fuori senza nemmeno poter capire perché. È una logica che favorisce l’arbitrio e penalizza il merito.

Riorganizzazione non è sinonimo di urgenza

Invocare la riorganizzazione per saltare la vacancy è una forzatura evidente.
Le riorganizzazioni sono processi programmati e pianificabili: non possono essere assimilate alle “eccezionali esigenze di servizio” dell’art. 7.
Proprio nei momenti di riorganizzazione, il rispetto delle regole dovrebbe essere massimo: è l’unico modo per garantire fiducia, equilibrio e coesione interna.

Le parole che nascondono l’arbitrio

“Efficienza”, “riorganizzazione”, “valorizzazione”, “comprovata expertise”… parole che suonano bene ma che, come abbiamo scritto nel nostro articolo sull’aziendalese,  spesso servono a coprire l’arbitrio dietro il linguaggio della gestione.
Invocarle per giustificare scelte discrezionali non è modernità: è solo un modo elegante per dire che le regole valgono finché non danno fastidio.
La FABI-BI non accetterà che il lessico sostituisca la trasparenza.

Cosa chiediamo

Abbiamo chiesto al Segretario Generale:

  1. di fornire i provvedimenti integrali di nomina relativi alle tre posizioni in oggetto, con la base normativa invocata e la motivazione della deroga;

  2. di trasmettere l’elenco di tutte le nomine dirette del 2025 per posizioni analoghe, con indicazione di durata, urgenza o eccezionalità;

  3. di chiarire se esista un documento interno (delibera, circolare o nota) che autorizzi tali deroghe, e se sia stato adottato prima o dopo le nomine contestate.

Solo un chiarimento completo e documentato può ristabilire fiducia, imparzialità e pari opportunità di accesso.

La FABI-BI c'è

Le regole non sono un dettaglio: invocare eccezioni non previste significa indebolire la certezza delle procedure e la credibilità dell’Istituto.
Per questo continueremo a chiedere chiarezza e coerenza: l’arbitrarietà e l’assenza di trasparenza nella gestione del personale e nello sviluppo delle professionalità ci troveranno sempre fermamente contrari.
Le regole non sono un vincolo: sono la garanzia del merito e della fiducia di tutti.

Può interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi questa informazione

Partecipa alla discussione: