Capire gli avanzamenti – Episodio 16 – La compressione degli avanzamenti nella parte alta dell’Area Operativa

Dopo gli approfondimenti già dedicati al passaggio ad Assistente superiore e Primo assistente, al passaggio a Coadiutore e allo stallo del grado di Coadiutore, mettiamo insieme i dati: la parte alta dell’Area Operativa si restringe in più punti e chiede una riforma vera.

Oggetto:

Capire gli avanzamenti – Episodio 16 – Dagli Assistenti ai Coadiutori: la compressione degli avanzamenti nella parte alta dell’Area Operativa

Data di riferimento:

13 Marzo 2026

Episodio:

16

Notizia:

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Introduzione

Sul funzionamento dei passaggi ad Assistente superiore e Primo assistente abbiamo già scritto nell’Episodio 13 – Due gradini lunghi vent’anni. Lì avevamo ricostruito regole, punteggi, tempi minimi e criticità di due avanzamenti che, sommati, chiedono almeno vent’anni di permanenza per arrivare all’ultimo gradino interno del percorso degli Assistenti. In quel pezzo avevamo anche ricordato un dato di fondo: dopo due decenni di attesa, il grado di Primo assistente non porta con sé nuove mansioni o responsabilità davvero diverse, e rischia quindi di restare un traguardo più simbolico che sostanziale.

Anche sul percorso verso il grado di Coadiutore abbiamo già aperto una riflessione specifica con l’Episodio 14 – Il passaggio a Coadiutore, dove abbiamo mostrato come questo avanzamento, pur restando importante, si presenti ormai come un percorso selettivo e problematico: prova orale centrale ma poco trasparente, forte peso dei fattori attitudinali, criteri non sempre conoscibili ex ante e un impianto che, già in ingresso, espone chi partecipa a margini di discrezionalità significativi. In quell’articolo avevamo anche osservato che il passaggio a Coadiutore, nella struttura attuale, rischia di diventare nei fatti un vicolo cieco: molti sforzi, pochissimi posti nei passaggi successivi, prospettive ancora più ristrette.

Sul grado di Coadiutore in sé abbiamo poi sviluppato una riflessione ulteriore con l’Episodio 15 – Il Coadiutore: un grado sospeso tra due Aree. Lì si mostrava come la riforma del 2016 abbia collocato stabilmente Coadiutori e Coadiutori principali nell’Area Operativa, lasciando però solo canali parziali e deboli verso l’Area Manageriale. Lo stesso articolo ricorda che il concorso a Consigliere per Coadiutori con almeno cinque anni di anzianità e Coadiutori principali è un canale molto ristretto, con posti ridotti, e che la regola che impedisce, nella stessa sessione, di concorrere sia per Consigliere sia per Coadiutore principale finisce per scoraggiare l’iniziativa e lasciare molte persone ferme.

Prima si aspetta a lungo, poi si entra in un imbuto

Per i profili amministrativo e tecnico dell’Area Operativa, il percorso verso l’alto è già molto lungo in partenza. Come abbiamo ricordato nell’Episodio 13, per passare da Assistente ad Assistente superiore servono almeno 8 anni nel grado; per passare da Assistente superiore a Primo assistente servono almeno 12 anni. Il risultato è noto: vent’anni teorici solo per arrivare all’ultimo gradino interno del percorso degli Assistenti. E vent’anni teorici significa, in realtà, spesso di più, perché maturare il requisito non equivale a essere promossi. Significa soltanto entrare nella platea di chi può essere scrutinato.

Ed è proprio qui che il sistema mostra il suo secondo filtro: i posti disponibili. I dati del quadriennio 2023-2026 raccontano che, una volta superata la lunga soglia d’ingresso, si entra in una platea sempre più ampia per contendersi posti che non crescono in modo proporzionato, e in alcuni casi diminuiscono nettamente.

Primo assistente: il restringimento è evidente

Nel profilo amministrativo, il passaggio a Primo assistente segue una traiettoria molto netta. I promossi scendono da 38 su 429 scrutinabili nel 2023 (8,9%) a 10 su 350 nel 2026 (2,9%). In mezzo ci sono il 7,7% nel 2024 e il 4,9% nel 2025. Tradotto in modo semplice: nel 2023 passava circa una persona ogni undici scrutinabili; nel 2026 passa circa una persona ogni trentacinque.

Nel profilo tecnico i numeri sono molto più piccoli e quindi meno adatti a letture generalizzanti, ma anche qui il canale non si allarga: 1 promosso su 1 scrutinabile nel 2023, poi 0 su 1 nel 2024, 0 su 1 nel 2025, 0 su 2 nel 2026.

Il dato importante, soprattutto nel profilo amministrativo, è che non siamo davanti a una semplice oscillazione. Siamo davanti a una compressione progressiva dello sbocco apicale del percorso degli Assistenti.

Assistente superiore: regge nei numeri assoluti, ma perde accessibilità

Il passaggio ad Assistente superiore mostra una dinamica meno brutale, ma non meno significativa. Nel profilo amministrativo i promossi sono 29 su 153 nel 2023 (19,0%), 26 su 163 nel 2024 (16,0%), 24 su 180 nel 2025 (13,3%), 28 su 244 nel 2026 (11,5%).

Qui il numero dei promossi non crolla, ma cresce molto la platea degli scrutinabili. E questo basta a far diminuire con decisione la probabilità concreta di avanzare. Nel 2023 passava circa una persona ogni cinque scrutinabili; nel 2026 poco più di una ogni nove.

Nel profilo tecnico si passa da 1 promosso su 6 scrutinabili nel 2023 (16,7%) a 1 su 21 nel 2025 e nel 2026 (4,8%), con un passaggio intermedio di 1 su 14 nel 2024 (7,1%). Anche qui, pur con numeri molto più contenuti, il dato racconta un accesso che diventa via via meno probabile.

La stessa compressione si vede anche verso Coadiutore principale

Il punto decisivo, però, è che questa dinamica non riguarda solo Primo assistente. Si ritrova anche nel passaggio a Coadiutore principale, cioè in un altro snodo apicale dell’Area Operativa.

Nel profilo amministrativo i dati sono questi: 8 promossi su 111 scrutinabili nel 2023 (7,2%), 7 su 114 nel 2024 (6,1%), 6 su 140 nel 2025 (4,3%), 4 su 168 nel 2026 (2,4%). I promossi si dimezzano, mentre gli scrutinabili aumentano molto. In quattro anni si passa da circa una promozione ogni quattordici scrutinabili a una ogni quarantadue.

Nel profilo tecnico il numero dei promossi resta fermo a 1 all’anno, ma la platea cresce: 1 su 15 nel 2023 (6,7%), 1 su 15 nel 2024 (6,7%), 1 su 23 nel 2025 (4,3%), 1 su 33 nel 2026 (3,0%). Anche qui lo sbocco si restringe.

Questo rafforza parecchio la lettura complessiva. Non è il solo passaggio a Primo assistente a diventare più stretto. È l’intera parte alta dell’Area Operativa a mostrare una stessa tendenza: più persone in attesa, meno probabilità di avanzare, maggiore congestione proprio dove una carriera dovrebbe offrire un riconoscimento più maturo dell’esperienza.

Non è solo un problema di tempi. È un problema di prospettiva

A questo punto il problema non può più essere descritto soltanto come “lentezza”. La lentezza è reale, ma non basta a spiegare tutto. Il punto è che, mentre l’esperienza cresce e il lavoro si fa spesso più complesso, le prospettive si restringono.

L’Episodio 13 lo diceva già in modo chiaro: il percorso verso Primo assistente richiede una lunghissima attesa e, alla fine, offre una valorizzazione debole, perché non porta nuove mansioni o responsabilità effettivamente diverse.

L’Episodio 15, dal canto suo, mostrava che anche il grado di Coadiutore è rimasto in una posizione ambigua: stabilmente dentro l’Area Operativa, ma con promesse solo parzialmente mantenute di reale accesso all’Area Manageriale. E mostrava pure che i pochi posti per Consigliere e la struttura dei canali d’accesso finiscono per scoraggiare chi prova a crescere. Se mettiamo insieme questi elementi, la conclusione è piuttosto semplice: non siamo davanti a singole imperfezioni del sistema. Siamo davanti a una carriera che, nella sua parte alta, non riesce più a delineare un futuro comprensibile.

Il confronto con l’Area Manageriale aiuta, ma non va idealizzato

Il confronto con i primi passaggi dell’Area Manageriale è utile per capire meglio l’asimmetria. Lì, nel quadriennio 2023-2026, il passaggio da Esperto a Consigliere cresce in modo continuo, passando dal 24,5% al 28,2% degli esaminabili, mentre il passaggio da Consigliere a Direttore resta stabile intorno al 5%. Quindi da una parte vediamo una progressione iniziale che si consolida; dall’altra, nell’Area Operativa, vediamo canali superiori che si restringono. Questi dati, letti insieme alle riflessioni emerse nel webinar sui Coadiutori, restituiscono con chiarezza crescente l’immagine di uno sviluppo professionale sempre più sbilanciato tra le due Aree.

Ma questo non significa che l’Area Manageriale vada presa come modello perfetto da copiare. Il punto, semmai, è un altro: l’assetto attuale delle due Aree non funziona bene né come separazione netta né come sistema di passaggi tra l’una e l’altra.

Il webinar del 18 febbraio 2026 lo ha messo in evidenza con grande chiarezza: il malessere riguarda l’identità professionale, il sovraccarico di funzioni, gli squilibri emersi dopo la riforma, l’assenza di una visione di medio periodo, il rischio di un vero e proprio “limbo professionale” e, non da ultimo, la dispersione di competenze organizzative preziose.
Non sorprende, quindi, che nelle proposte emerse dal confronto si parli di una riforma organica che va dalla possibile revisione o superamento del grado di Coadiutore, all’ipotesi di una carriera più integrata, con criteri di progressione più trasparenti e automatici e con percorsi che tengano finalmente insieme performance, responsabilità e sviluppo professionale.

C’è anche una domanda di efficienza: quanto costano tutte queste commissioni?

Su questo punto è bene essere seri ed evitare stime arbitrarie. Non abbiamo dati completi, e non avrebbe senso inventarli. Ma proprio per questo la domanda resta legittima e merita di essere posta.
Se un meccanismo mobilita commissioni, istruttorie, valutazioni, tempi amministrativi e un’organizzazione complessa per arrivare, in alcuni casi, a quattro promozioni – o addirittura a una sola promozione all’anno – allora la questione non riguarda più soltanto l’equità verso le persone, ma diventa anche un tema di efficienza complessiva del modello.

Sarebbe quindi utile che l’Amministrazione rendesse trasparenti anche questi aspetti: quante commissioni vengono attivate, quali sono i costi diretti e indiretti, quale assorbimento di tempo-uomo comportano e quanto durano mediamente le procedure.

Perché quando un meccanismo si restringe sempre di più nei risultati, è legittimo chiedersi se resti razionale anche nei mezzi che impiega.

Il punto finale: non serve una toppa, serve una riforma

Alla luce di tutto questo, la conclusione non può essere soltanto “servono più posti”. Certo, servono anche quelli. Ma da soli non bastano.

Serve una riflessione più ampia sull’architettura della carriera. Il webinar sui Coadiutori indica una direzione precisa: superare gli interventi frammentari e costruire una riforma organica, capace di restituire dignità, prospettiva e coerenza alla carriera operativa. Tra le ipotesi messe in campo ci sono il superamento del grado di Coadiutore, una struttura più fluida, la possibilità di una “carriera unica”, criteri di progressione più comprensibili e trasparenti, e un piano di transizione chiaro per i prossimi anni. Il cuore di quella visione è molto netto: il punto non è difendere una categoria contro un’altra, ma costruire un sistema coerente, sostenibile e motivante.

Ed è esattamente qui che portano anche i dati su Assistente superiore, Primo assistente e Coadiutore principale. Quando i passaggi verso l’alto si restringono tutti insieme, quando l’esperienza viene riconosciuta tardi e in misura limitata, quando la parte alta della carriera si affolla fino a bloccarsi, allora il problema non è più un difetto locale. È l’assetto complessivo che chiede di essere ripensato.

Conclusione

Sul passaggio ad Assistente superiore e Primo assistente avevamo già scritto nell’Episodio 13 – Due gradini lunghi vent’anni. Sullo stallo del Coadiutore avevamo già aperto il confronto con l’Episodio 15 – Il Coadiutore: un grado sospeso tra due Aree. Oggi, aggiungendo anche i dati sul passaggio a Coadiutore principale, il disegno si vede meglio.

La parte alta della carriera operativa non è soltanto lenta. Si sta progressivamente restringendo. E ciò che colpisce è che il restringimento avviene in più punti della struttura contemporaneamente, lungo diversi passaggi della progressione.
Per questo riteniamo che la risposta non possa limitarsi a una gestione anno per anno di piccoli contingenti. Un approccio di questo tipo può tamponare alcune situazioni, ma difficilmente riesce ad affrontare il problema nella sua dimensione reale.
Serve piuttosto aprire un confronto serio e strutturato su alcuni nodi di fondo: la configurazione complessiva delle progressioni nella carriera operativa; il riconoscimento dell’esperienza maturata negli anni; i costi e l’efficienza dei meccanismi selettivi oggi in uso; e, più in generale, l’esigenza di una riforma capace di rendere il sistema meno frammentato, più coerente e più credibile.
Non si tratta di alimentare contrapposizioni, ma di mettere sul tavolo dati, problemi e possibili soluzioni.

Proprio per questo crediamo che il confronto debba iniziare con attenzione e senso di responsabilità. Perché quando le criticità riguardano più passaggi della carriera, il tema non è più solo gestionale, ma diventa inevitabilmente strutturale.

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