Il 23 aprile 2026 abbiamo ricevuto il riscontro dell’Amministrazione alla diffida inviata, tramite le nostre legali, sul tema delle tre posizioni organizzative attribuite nei mesi di settembre e ottobre 2025 senza preventiva procedura di vacancy.
La risposta non supera le criticità che avevamo già segnalato.
L’Amministrazione conferma, in sostanza, la propria impostazione: la vacancy sarebbe la modalità ordinaria di conferimento delle posizioni organizzative, ma non l’unica possibile. Da questa premessa fa discendere la possibilità di procedere, in alcuni casi, con attribuzioni dirette.Il punto, però, resta irrisolto.
Se la vacancy è la procedura ordinaria, le eccezioni devono essere chiare, motivate e verificabili. Non possono essere affidate a formule generiche o a valutazioni interne non documentate.
Nella risposta ricevuta, l’Amministrazione richiama esigenze di buon andamento, efficacia ed economicità. Sostiene inoltre che, in alcune situazioni, le attribuzioni dirette potrebbero essere giustificate da esigenze di riorganizzazione, dalla necessità di coprire rapidamente determinate posizioni, dalla valorizzazione di selezioni svolte da poco o da rotazioni tra responsabili.
Sono argomenti che continuiamo a ritenere insufficienti, perché non chiariscono il punto essenziale: quali motivazioni, quali criteri e quali atti istruttori hanno giustificato, nei tre casi specifici, la mancata attivazione della procedura di vacancy?
Non basta affermare che una scelta sia possibile. Occorre dimostrare perché, nel caso concreto, sia stato ritenuto legittimo e necessario procedere senza una procedura comparativa aperta.
La risposta dell’Amministrazione, inoltre, non fornisce la documentazione richiesta. Non chiarisce in modo puntuale le ragioni specifiche dei tre conferimenti diretti, non indica i criteri concretamente applicati e non consente di verificare se vi siano stati atti istruttori, valutazioni comparative, pareri o motivazioni formalizzate.
Per questo FABI-BI ha presentato una formale istanza di accesso agli atti.
Con l’accesso chiediamo di acquisire la documentazione relativa ai tre conferimenti diretti: i provvedimenti di attribuzione, le eventuali note interne, gli atti istruttori, le motivazioni, i criteri applicati, le eventuali valutazioni comparative, gli atti relativi alle ragioni di urgenza o riorganizzazione richiamate dall’Amministrazione e ogni elemento utile a verificare la coerenza delle scelte effettuate con il Regolamento del Personale, con i principi di trasparenza e imparzialità e con le misure previste dai Piani triennali di prevenzione della corruzione.Il tema non riguarda solo tre incarichi.
Quando una posizione organizzativa viene attribuita senza vacancy e senza una motivazione puntuale, il problema riguarda l’intera comunità di lavoro. Se non sono chiari i criteri della scelta, né le ragioni per cui altre persone non hanno potuto candidarsi, si alimenta l’idea che le opportunità professionali non dipendano da regole trasparenti e verificabili, ma da decisioni assunte in sedi non accessibili.C’è poi un profilo ancora più concreto.
Un incarico organizzativo non è neutro rispetto alla carriera. Incide sulla storia professionale, consente di maturare esperienze, responsabilità e visibilità interna, e può pesare nelle successive valutazioni comparative.
Per questo, quando un incarico viene attribuito direttamente, senza una procedura aperta e senza criteri documentati, la persona nominata può trovarsi in una posizione di vantaggio rispetto al restante personale potenzialmente idoneo, che non ha avuto neppure la possibilità di manifestare il proprio interesse ed essere valutato.
Il tema si collega anche alla riflessione che abbiamo già avviato sulla trasparenza retributiva e sulla Direttiva UE 2023/970. Quella disciplina riguarda in modo specifico la parità retributiva tra donne e uomini, ma indica una direzione più ampia: i sistemi che incidono su retribuzione, carriera e progressioni devono fondarsi su criteri conoscibili e verificabili.
Gli incarichi organizzativi rientrano pienamente in questa logica. Non sono passaggi formali o neutri: incidono sulle responsabilità esercitate, sulla storia professionale e sulle future opportunità di carriera. Proprio per questo, quando vengono attribuiti senza vacancy, le motivazioni e i criteri devono essere ancora più chiari.
La trasparenza non è una formalità.
È la condizione minima per garantire che le scelte siano comprensibili, controllabili e uguali per tutte e tutti. Serve anche a tutelare l’Istituzione stessa, perché procedure opache, o percepite come tali, indeboliscono la credibilità delle decisioni e la fiducia nelle regole comuni.FABI-BI continuerà quindi a chiedere che le procedure siano applicate in modo chiaro, documentato e verificabile.
Se esistono ragioni specifiche per derogare alla vacancy, queste ragioni devono risultare dagli atti. Se invece gli atti non esistono, o non dimostrano quanto sostenuto, il problema diventa ancora più serio.
La discrezionalità amministrativa non può trasformarsi in opacità. E l’interpretazione delle regole non può diventare il modo per svuotarle.
Per approfondire
Tutti gli artcoli sulle nomine senza vacancy