Passaggi di livello 2026: esiti in ritardo e criteri ancora opachi

Il calendario ufficiale indica il 1° luglio come data di pubblicazione degli esiti dei passaggi di livello economico. Le decisioni dovevano essere completate entro il 25 giugno e firmate nei primi giorni di luglio.

Gli esiti sono stati invece resi disponibili il 20 luglio, con quasi tre settimane di ritardo.

Questo tempo conta. Dopo la pubblicazione, ogni persona dovrebbe poter parlare con il proprio responsabile, comprendere la valutazione ricevuta, chiedere chiarimenti e verificare se la decisione sia stata presa correttamente.

Fare tutto questo dal 20 luglio in poi è molto più difficile.

Il confronto arriva a ridosso delle ferie

La normativa prevede che i responsabili delle strutture, o loro delegati, dovranno spiegare le ragioni delle decisioni al personale interessato.

Ma alla fine di luglio colleghe, colleghi e responsabili possono essere già in ferie o prossimi alla partenza. I colloqui rischiano quindi di essere svolti in fretta, rinviati a settembre o semplicemente trascurati.

Chi non ha ottenuto il livello potrebbe rimanere per settimane senza una spiegazione. Nel frattempo dovrebbe decidere se chiedere ulteriori informazioni, rivolgersi al sindacato o richiedere i documenti della procedura.

Una pubblicazione avvenuta nei primi giorni di luglio avrebbe lasciato un tempo ragionevole per il confronto. Il 20 luglio, invece, anche un passaggio ordinario diventa complicato.

Nel frattempo sono stati pubblicati anche i job posting relativi a nuove posizioni. Sapere di aver ottenuto il livello può incidere sulla decisione di candidarsi o di cercare una diversa posizione. Anche queste scelte sono state compiute senza conoscere un esito che l’Amministrazione aveva già definito.

Capire la valutazione è già molto difficile

Il ritardo pesa ancora di più perché il sistema di valutazione è poco trasparente.

Il Regolamento indica diversi elementi: gli obiettivi raggiunti, la loro complessità, gli incarichi svolti, le competenze dimostrate, i giudizi ricevuti e il contributo dato alla struttura.

Ma non dice quanto pesa ciascun elemento.

Dire che una decisione dipende da A, B, C e D non definisce un vero criterio. Bisogna stabilire prima quanto conta A, quanto conta B, quanto conta C e quanto conta D. Senza pesi chiari, chi decide può valorizzare ogni volta l’elemento più utile a giustificare la scelta. Un anno può prevalere chi ha ottenuto il risultato migliore in A; l’anno successivo chi è più forte in D. Entrambe le decisioni potranno essere presentate come coerenti con il Regolamento.

La discrezionalità diventa così molto ampia e risulta difficile verificare se lo stesso metro sia stato applicato a tutte le persone.

È una delle principali criticità emerse nella serie Capire gli avanzamenti: vengono elencati gli elementi della valutazione, ma mancano pesi, misure e regole che spieghino come vengono combinati.

Quando un criterio può dirsi davvero tale

Un criterio deve permettere di prevedere come sarà svolta la valutazione e di controllare, alla fine, se le regole sono state rispettate.

Servono quindi elementi definiti in anticipo, pesi conosciuti, una scala di valutazione e una spiegazione del modo in cui si forma il risultato finale.

Senza queste informazioni, la decisione rimane affidata quasi interamente alla discrezionalità di chi valuta.

Non vediamo come si è formato il risultato

Non viene pubblicata una griglia dalla quale risulti come sono state valutate le persone.

Non sappiamo, neppure in forma anonimizzata, quale valutazione sia stata assegnata agli obiettivi, agli incarichi, alle competenze e agli altri elementi considerati.

Non esiste neppure una graduatoria che permetta di capire chi si è collocato davanti, con quale risultato e per quali ragioni.

La singola persona vede soltanto l’esito finale: livello ottenuto oppure livello non ottenuto.

Il percorso seguito per arrivare a quel risultato rimane nascosto.

Le statistiche generali servono a poco

L’Amministrazione ha annunciato la pubblicazione di statistiche che dovrebbero aiutare ogni persona a collocare il proprio risultato nel segmento di appartenenza.

Una percentuale generale può dire quanti Esperti o Consiglieri hanno ottenuto il livello. Non mostra però come si è posizionata la singola persona rispetto alla propria platea di riferimento.

Per Esperti e Consiglieri è inoltre fondamentale distinguere tra primo, secondo e terzo anno di permanenza nel livello, perché si tratta di situazioni molto diverse.

Perché l’anno di permanenza è importante

Al primo anno il passaggio può essere attribuito in presenza di una prestazione di particolare rilievo.

Al secondo anno il Regolamento prevede il passaggio per almeno l’80 per cento delle persone interessate.

Al terzo anno il passaggio viene attribuito a chi non lo ha ottenuto nei due anni precedenti, purché abbia raggiunto almeno in parte gli obiettivi.

Una statistica che mescola questi tre gruppi fornisce quindi un dato poco utile per capire la propria posizione.

In Launchpad si può vedere il livello economico aggiornato delle altre persone. Per capire chi abbia ottenuto il passaggio al primo o al secondo anno bisognerebbe però ricostruire la situazione nome per nome, confrontando gli elenchi attuali con quelli degli anni precedenti.

Gli elenchi passati possono essere disponibili soltanto in formato PDF, meno semplice da ordinare ed elaborare rispetto a un foglio di calcolo.

Si tratta di un lavoro lungo, quasi da investigazione personale.

E anche dopo averlo completato resterebbe irrisolta la domanda principale: perché una persona è stata scelta e un’altra no?

Gli elenchi mostrano il risultato. Non mostrano i pesi, le valutazioni e il confronto che lo hanno prodotto.

Il ritardo si somma all’opacità

Il problema, quindi, nasce dalla somma di due elementi.

Gli esiti arrivano con quasi tre settimane di ritardo, nel momento in cui iniziano le ferie e diventa più difficile ottenere colloqui e chiarimenti.

Allo stesso tempo, le informazioni pubblicate non permettono di verificare davvero la valutazione. Mancano criteri ponderati, griglie, graduatorie e dati sufficienti per ricostruire il confronto.

Chi non ha ottenuto il livello riceve un risultato difficile da comprendere e ha pochissimo tempo per cercare spiegazioni.

Accesso agli atti e scadenze

Chi vuole approfondire può presentare una richiesta di accesso agli atti. L’Amministrazione ha 30 giorni per rispondere.

Il termine previsto per un eventuale ricorso al TAR è invece di 60 giorni dalla data della pubblicazione dei livelli.

Dal 1° al 31 agosto sono sospesi i termini processuali, mentre continua a decorrere il termine entro il quale l’Amministrazione deve rispondere alla richiesta di accesso.

Le scadenze e le possibili iniziative devono essere verificate sulla base del singolo caso.

Che cosa chiediamo

Chiediamo prima di tutto il rispetto del calendario ufficiale. Gli esiti devono essere comunicati in tempo per permettere colloqui reali, chiarimenti e verifiche.

Chiediamo inoltre una revisione dei criteri di valutazione. Ogni elemento deve avere un peso definito in anticipo e una misura comprensibile. Le persone devono poter conoscere la propria valutazione e capire come si è formato il confronto finale.

Servono infine dati distinti per struttura e anno di permanenza nel livello, insieme a griglie o confronti anonimizzati che rendano verificabile la procedura.

Questo è il senso della serie Capire gli avanzamenti: mettere insieme regole, dati ed esperienze per mostrare che molti problemi vissuti come individuali hanno in realtà una causa comune.

Comprendere questo meccanismo aiuta a condividere una richiesta collettiva di cambiamento. Più persone sostengono questa richiesta, anche scegliendo di iscriversi a FABI-BI, più sarà difficile continuare a ignorarla.

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