Capire gli Avanzamenti – Episodio 3 –
Criteri vaghi, valutazioni arbitrarie

Criteri importanti, ma senza regole.

Nel terzo episodio di Capire gli Avanzamenti affrontiamo sei parole chiave previste nei regolamenti, ma mai misurate davvero:

rilevanza   efficacia   visibilità   complessità   difficoltà   qualità

Come incide questa incertezza sulle valutazioni? E cosa si può fare per cambiare davvero le cose?

Nell’episodio precedente abbiamo parlato di Confronto assente.

Nel prossimo episodio approfondiremo i legami tra Livelli e avanzamenti.

Avanzamenti_criteri assenti

Oggetto:

Capire gli Avanzamenti: Criteri vaghi, valutazioni arbitrarie

Data di riferimento:

1 Luglio 2025

Episodio:

3

Notizia:

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Il problema: criteri evocati, ma mai chiariti

La Circolare 299, che disciplina gli avanzamenti nell’Area manageriale, indica tra gli elementi valutabili formule apparentemente chiare, come:

  • la rilevanza delle funzioni svolte alla luce del livello di expertise richiesto;
  • la rilevanza degli incarichi ricoperti alla luce della loro complessità tecnica, organizzativa o gestionale;
  • l’efficacia nel ricoprire una posizione organizzativa;
  • la qualità del lavoro svolto.

La stessa circolare specifica che per valutare la complessità degli obiettivi raggiunti si deve far riferimento al livello di expertise richiesto e alla necessità di coordinare attività, gestire risorse o interagire con stakeholder interni o esterni alla Struttura.

Ma cosa significano, in concreto, questi criteri? Chi li decide? E soprattutto: dove è scritto come vengono misurati?

Le parole ci sono. Le scale no.

 Non esistono scale condivise, né codifiche o soglie ufficiali per nessuna di queste parole.

  • Le funzioni svolte non sono classificate per gradi di rilevanza;

  • Nessun documento individuale specifica se l’incarico affidato sia considerato ad alta, media o bassa rilevanza;

  • La “visibilità esterna” e la “proiezione verso l’esterno”, pur richiamate nel Regolamento del personale (art. 64, nota), non sono mai definite, né associate a indicatori;

  • L’efficacia con cui si ricopre un ruolo organizzativo resta affidata alla valutazione soggettiva affidata alla Commissione;

  • Nessun obiettivo assegnato riporta un livello di difficoltà o di rilevanza;

  • Il Sistema di feedback (Circolare 293), che dovrebbe documentare le valutazioni, non contiene alcun riferimento alla difficoltà, rilevanza o visibilità degli obiettivi;

  • Il livello di expertise non è codificato.

In sintesi, ci troviamo davanti a criteri teoricamente fondamentali ma privi di ogni strumento di applicazione trasparente e verificabile. Sono evocati nei testi, ma inaccessibili nella pratica quotidiana.

In pratica, si chiede al dipendente di accettare che:

  • il suo ruolo, incarico o funzione possano essere considerati meno rilevanti senza mai saperlo;
  • la sua efficacia o la qualità del suo lavoro possano essere ritenute insufficienti senza possibilità di confronto o contraddittorio;
  • i suoi obiettivi siano poco complessi senza averne consapevolezza.

Le implicazioni

Questa indeterminatezza produce effetti a catena:

  • le valutazioni diventano opache, soggette a logiche variabili e non verificabili;
  • la fiducia nel sistema si erode, soprattutto quando i risultati sembrano contraddire le attese;
  • le motivazioni addotte a voce diventano mutevoli: un anno è rilevante il coordinamento, l’anno dopo l’esposizione esterna, poi l’intersettorialità…
  • I dipendenti non conoscono il valore relativo degli obiettivi assegnati nè la rilevanza delle funzioni svolte;
  • Le Commissioni non rendono trasparente l’utilizzo dei criteri di difficoltà, rilevanza, complessità, efficia o visibilità.

Il rischio è che le Commissioni giustifichino ex post l’esito già deciso, adattando ogni volta il criterio alle caratteristiche del candidato favorito.

Il problema è strutturale

In assenza di griglie pubbliche o scale comuni:

  • la rilevanza resta arbitraria;
  • l’efficacia non è misurabile;
  • la qualità resta indefinita;
  • la valutazione è non trasparente e non replicabile.

E come ricordato negli episodi precedenti:

  • nessuna motivazione scritta è prevista;
  • nessun confronto comparativo è consentito;
  • nessun rappresentante dei lavoratori siede nelle Commissioni.

 

Esempio concreto

Luca ha raggiunto tutti gli obiettivi assegnati, ma durante un colloquio il Capo gli spiega che altri sono stati promossi perché hanno affrontato compiti più difficili o hanno operato in contesti più esposti. Nessun documento, nessuna griglia, nessuna evidenza accompagna queste affermazioni.

Luca, come tutti i colleghi, non sapeva quale fosse il grado di difficoltà dei suoi obiettivi, perché nessuna comunicazione o classificazione è prevista o condivisa. Di conseguenza, non avrebbe potuto rifiutare l’obiettivo o chiederne uno più complesso, perché non esistono riferimenti ufficiali su cui basare una tale richiesta.

I criteri evocati non trovano alcun riscontro verificabile.

Cosa propone FABI-BI

Viene allora da chiedersi: ha ancora senso mantenere un sistema di valutazione formalmente strutturato, se i criteri più rilevanti non sono codificati e i giudizi non sono verificabili?

Se la valutazione rimane nella sostanza affidata alla discrezionalità del Capo o della Commissione e le evidenze concrete non incidono realmente, tanto varrebbe riconoscerlo e abbandonare l’apparato amministrativo che lo circonda.

Un sistema più semplice, trasparente e comprensibile, anche per chi decide – magari basato su criteri minimi e facilmente verificabili – sarebbe meno oneroso, forse più onesto, e sicuramente più accessibile per chi oggi resta escluso senza capire il perché.

In un sistema giusto, la complessità e la visibilità del lavoro vanno riconosciute, ma anche dimostrate. Finché questi criteri resteranno indefiniti, chi li subisce non potrà difendersi e chi li applica non sarà chiamato a rendere conto.

Se la proposta di rivedere e snellire il sistema, non dovesse essere accettata, allora per rendere davvero valutabili questi criteri, chiediamo:

1. La definizione di criteri chiari e pubblici per valutare la rilevanza degli incarichi, la complessità degli obiettivi, la qualità e l’efficacia del lavoro – differenziati per tipologia di ruolo e contesto operativo – in modo che ogni dipendente possa sapere prima su quali basi sarà giudicato e verificare dopo la coerenza della valutazione ricevuta.

2. L’adozione di indicatori oggettivi di supporto, che affianchino le valutazioni soggettive dei Capi (es. metriche, evidenze documentabili, riferimenti comparabili), per rafforzare l’equità e ridurre l’arbitrarietà dei giudizi.

3. La tracciabilità delle motivazioni espresse, rendendo obbligatoria la verbalizzazione sintetica dei criteri effettivamente applicati, da integrare nei sistemi di feedback e nei fascicoli individuali, così da lasciare evidenza delle scelte compiute e delle loro ragioni.

4. L’introduzione di un contraddittorio strutturato per i casi di valutazione negativa, affinché il dipendente possa esporre il proprio punto di vista, richiedere chiarimenti e ottenere risposte formali, in un contesto garantito e non solo informale.

FABI-BI continuerà a chiedere che ogni criterio dichiarato diventi anche leggibile, misurabile e controllabile.

Mettiti alla prova

I criteri per l’avanzamento sono:
A. Esplicitamente definiti in una griglia ufficiale
B. Talvolta indicati, ma formulati in modo generico
C. Completamente ignoti ai dipendenti

Una valutazione soggettiva è problematica quando:
A. È espressa solo a voce
B. Non si basa su dati oggettivi e condivisi
C. È sempre positiva

Partecipa alla discussione nel nostro forum: idee, esperienze e proposte sono sempre benvenute.

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