Da più fonti ci viene riferito che, durante i lavori delle commissioni, i rappresentanti del Servizio del Personale si presentano con una lista “di partenza” dei colleghi da esaminare, una sorta di graduatoria informale.
Non è un documento ufficiale. Non è noto come venga costruito, su quali criteri si basi, né da chi sia stato predisposto.
Eppure, sembra condizionare fortemente l’ordine e l’andamento della valutazione, al punto che anche i capi struttura presenti in commissione si sentono vincolati a seguirlo.
Una graduatoria di partenza che nessuno ha approvato, ma che tutti si trovano a rispettare.
Una prassi non documentata e non verificabile.
Ci auguriamo siano solo voci senza fondamento, ma se una graduatoria simile esiste davvero, allora il confronto tra candidati non parte da zero, ma da una posizione già predefinita altrove, fuori dalla commissione, assolutamente senza trasparenza né garanzie.
Chi perde davvero?
In un sistema così opaco, è il merito a perdere valore.
Chi è bravo ma non ha un capo “forte” viene superato. Chi cambia struttura o non appartiene a un gruppo coeso resta indietro.
Il risultato è duplice:
da un lato,
una crescente demotivazione individuale e
la perdita di fiducia nel sistema;
dall’altro,
il rischio concreto che l’istituzione promuova persone meno competenti, solo perché ben posizionate,
lasciando indietro chi potrebbe davvero fare la differenza.
In questo modo,
la qualità della selezione si indebolisce proprio nei livelli chiave, compromettendo nel tempo
la capacità di agire, innovare e gestire nel modo migliore.