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Riforma dell’Area Operativa

Il 4 maggio si è tenuto il secondo incontro sulla riforma della carriera operativa, dopo l’avvio interlocutorio del 30 marzo scorso.

Oggetto:

Riforma dell’Area Operativa

Ultimo incontro:

4 Maggio 2026

N° incontri

2

Note

Fase preliminare

Discussione:

A che punto siamo?

La riforma dell’Area Operativa non parte da zero. Una precedente trattativa, avviata il 18 giugno 2024, si è chiusa il 18 dicembre 2024 senza accordo, dopo sei incontri.

Il confronto è stato riaperto nel 2026: primo incontro il 30 marzo, secondo incontro il 4 maggio. Anche quest’ultimo è stato ancora molto interlocutorio: non c’è una proposta compiuta né un testo negoziale definito.

Proprio per questo è necessario chiarire subito un punto: non accetteremo il ritorno di soluzioni già respinte nel 2024, né ipotesi che chiedano maggiore flessibilità senza garantire reali miglioramenti economici e professionali.

Tra ipotesi aziendali e nodi ancora da sciogliere

La Delegazione aziendale ha presentato una prima bozza di progetto per ridisegnare un assetto normativo e professionale fermo agli anni Ottanta e che attende una soluzione da ormai trent’anni.

La proposta aziendale delinea due possibili assetti per la futura Area Operativa (leggi le slide).

La prima ipotesi prevede un segmento unico, con un modello semplificato articolato in un profilo generale e un profilo operaio.

La seconda ipotesi prevede invece due segmenti, mantenendo una distinzione tra “Operativi” e “Supervisori” e cercando una continuità con l’assetto attuale, ma con un passaggio al segmento apicale ancora da definire.

In questo quadro si pone anche il tema della carriera operaia. Per la FABI-BI è giusto includere le colleghe e i colleghi operai nella riforma, a condizione che la loro specificità professionale sia riconosciuta concretamente e non assorbita in modo indistinto dentro un contenitore generico.

Allo stesso tempo, la carriera operaia non può diventare l’unico canale di accesso dall’esterno per l’intera Area Operativa. Sarebbe una scelta riduttiva e non coerente con la varietà delle competenze oggi necessarie alla Banca.

Abbiamo inoltre chiarito che l’inclusione della carriera operaia non può diventare il modo per abbassare lo stipendio d’ingresso dell’Area Operativa. Non sarebbe accettabile che il nuovo punto di accesso diventasse quello dell’operaio di 3ª junior, oggi inferiore di circa 9.000 euro annui rispetto al Vice assistente, a fronte di qualifiche d’ingresso sostanzialmente comparabili.

Una riforma deve valorizzare l’Area, non trasformare l’unificazione dei percorsi in un arretramento economico mascherato.

In entrambi gli assetti ipotizzati verrebbero introdotti livelli stipendiali pensati per coprire l’intera vita lavorativa, in sostituzione degli attuali scatti periodici, pesanti e leggeri.

Su questo punto la nostra posizione è netta: non sarebbe accettabile riproporre, magari con un nome diverso, il vecchio schema dei livelli biennali già emerso nella precedente trattativa di riforma dell’Area Operativa e poi respinto.

I calcoli da noi svolti allora dimostravano che una progressione costruita come semplice somma degli attuali scatti non garantirebbe un reale miglioramento economico: in alcuni casi il vantaggio sarebbe minimo e molto tardivo, in altri casi il risultato sarebbe persino peggiorativo rispetto all’attuale sistema.

Se all’Area Operativa viene chiesta maggiore flessibilità, la riforma deve portare miglioramenti veri: più crescita economica, criteri trasparenti e percorsi professionali credibili. Non una diversa confezione degli stessi scatti.

 

Verso una carriera unica

Per la FABI-BI il punto di partenza dovrebbe essere più ambizioso: è arrivato il momento di ragionare seriamente sul superamento della distinzione rigida tra Area Operativa e Area Manageriale.

Questa separazione, costruita su assetti professionali ormai datati, appare sempre meno coerente con il lavoro reale, con le competenze richieste e con i percorsi di ingresso oggi presenti in Banca.

Comprendiamo che, per ragioni tecniche e negoziali, il confronto possa procedere per passaggi successivi e che oggi il tavolo sia formalmente dedicato all’Area Operativa. Ma proprio per questo le soluzioni discusse saranno accettabili solo se pensate come i primi gradini di una carriera più ampia, realmente collegata a quelli successivi.

La nuova Area Operativa non può diventare un contenitore separato, destinato a fermarsi su sé stesso. Deve invece essere agganciata in modo stabile e verificabile ai percorsi dell’Area Manageriale, attraverso progressioni interne con numeri certi, ragionevoli e non decisi unilateralmente anno per anno.

Una possibile soluzione è prevedere una percentuale minima fissa di passaggi interni rispetto al numero degli ingressi dall’esterno.

Solo così si può garantire una carriera credibile anche a chi entra oggi in Banca, spesso con lauree, specializzazioni e competenze elevate, e talvolta collocato nell’Area Operativa solo perché il proprio titolo di studio non rientra tra quelli richiesti per i concorsi dell’Area Manageriale.

La riforma deve quindi avere una prospettiva pluriennale. Non deve limitarsi a gestire l’esistente, ma deve dare una traiettoria professionale chiara a chi può avere davanti oltre quarant’anni di lavoro.

Presupposti assenti e informazioni mancanti

Non abbiamo pregiudizi verso nessuna soluzione, anche se le due ipotesi presentate ricordano proposte già emerse in passato e non andate a buon fine. Il problema è che l’Amministrazione le ha illustrate senza fornire i dati necessari per valutarle davvero.

Non è possibile capire quale struttura sia più adeguata senza conoscere almeno alcuni elementi essenziali: le risorse economiche disponibili, gli stipendi d’ingresso, la ridefinizione delle mansioni, le prospettive di crescita, la distribuzione del personale nei diversi gradi e le modalità di gestione della fase transitoria.

Abbiamo inoltre chiesto quale distribuzione del personale l’Amministrazione immagini “a regime”: non solo tra Area Operativa e Area Manageriale, ma anche nei diversi gradi di entrambe le carriere. È un punto decisivo, perché serve a capire quale Banca si vuole costruire, quale lavoro si immagina per il futuro e quale ruolo avranno le diverse professionalità.

Oggi l’Area Operativa rappresenta circa il 44% del personale, dopo una contrazione continua negli ultimi anni. Ma per valutare una riforma non basta sapere da dove si parte: bisogna sapere dove si vuole arrivare. Su questo non abbiamo ricevuto risposte.

Resta poi il tema dell’Intelligenza Artificiale. Abbiamo evidenziato che non è affatto scontato che l’impatto maggiore riguardi l’Area Operativa. L’IA dovrà essere controllata, verificata e integrata nei processi di lavoro, e proprio il personale operativo potrebbe avere un ruolo importante in queste attività di presidio.

Al tempo stesso, diversi studi indicano che l’IA, in particolare quella generativa, può incidere in modo significativo anche sulle mansioni cognitive, qualificate e a più alto contenuto professionale. Non riguarda quindi solo attività esecutive o ripetitive. Anche per questo la riforma deve guardare al lavoro che cambia, senza partire da schemi rigidi o da una distinzione troppo semplice tra Area Operativa e Area Manageriale.

Le nostre proposte: transizione, crescita e passaggi interni

Condividiamo l’impostazione che individua esigenze diverse all’interno dell’Area Operativa. Proprio per questo abbiamo proposto soluzioni differenziate, partendo da una premessa: la riforma dovrà prevedere un adeguamento economico congruo per tutte e tutti.

Per le colleghe e i colleghi prossimi all’uscita chiediamo uno scivolo pensionistico incentivato, sul modello dei cinque anni già previsti per le filiali monodivisionali. Una misura di questo tipo aiuterebbe a rendere la compagine più omogenea e libererebbe spazi di crescita.

Per la fascia intermedia, e in particolare per chi aspira al passaggio all’Area Manageriale, proponiamo il transito volontario dei Coadiutori ad Expert, attraverso un percorso formativo o di mentoring di tre-sei mesi, utile a colmare eventuali gap. Questa soluzione riconoscerebbe il valore del concorso già superato dai Coadiutori e contribuirebbe a riequilibrare il rapporto tra Expert e Consiglieri.

Per chi è entrato da poco in Banca, occorre costruire una carriera credibile, fondata su una reale continuità tra Area Operativa e Area Manageriale. Se la scala deve essere unica, i primi gradini dell’Area Operativa devono essere agganciati stabilmente a quelli successivi, con passaggi interni certi, numeri adeguati e criteri trasparenti.

Se invece si vuole mantenere una separazione rigida tra le due Aree, allora l’Area Operativa deve diventare una vera carriera autonoma, con crescita economica, responsabilità e riconoscimento professionale. Non un contenitore chiuso, né un ghetto professionale.

In questa prospettiva, i passaggi interni verso l’Area Manageriale sono un punto decisivo. Sebbene i posti per i passaggi ad Expert siano aumentati, arrivando a circa il 30% del totale, non condividiamo un sistema in cui l’Amministrazione decide unilateralmente, anno per anno, quanti posti destinare ai passaggi interni.

Per dare stabilità e certezze a chi decide di affrontare la selezione, proponiamo di stabilire una percentuale minima fissa di posti riservata ai concorsi interni, rapportata al numero degli ingressi dall’esterno. Inoltre, le prove per il passaggio all’Area Manageriale devono essere differenziate rispetto ai concorsi esterni. Chi lavora già in Banca non può essere valutato come se partisse da zero. L’esperienza maturata, le competenze acquisite e la valutazione professionale devono avere un peso reale, pari almeno al 50%.

Conclusioni

Il confronto prosegue con piena disponibilità da parte di FABI-BI. La Delegazione aziendale ha dichiarato che terrà conto delle nostre proposte nel prossimo passaggio negoziale.

Dopo trent’anni non basta una semplice manutenzione dell’esistente. La riforma dell’Area Operativa deve essere l’occasione per costruire una carriera più chiara, più giusta e più coerente con il lavoro che cambia.

Per la FABI-BI questo significa tre cose: risorse economiche adeguate, percorsi professionali reali e criteri trasparenti. Senza questi elementi, ogni riforma rischia di cambiare le parole, ma non la sostanza.

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Due proposte di riforma a confronto e le regole di oggi

Prima di contare segmenti, livelli e scatti conviene chiedersi che cosa sia una carriera. Il sistema attuale una strada la disegna, dal Vice assistente al Coadiutore e oltre. La riforma cancella quei passaggi e li sostituisce con due segmenti e una successione di aumenti biennali. Da qui leggiamo voce per voce la proposta del 2026 e l’ultima versione di quella del 2024, quella del 18 dicembre, tenendo sempre come terzo termine di paragone le regole in vigore adesso.

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