Da oltre un anno la FABI-BI porta avanti una richiesta semplice: stesso lavoro, stessi diritti.
La questione nasce dal mancato riconoscimento del buono pasto al personale in telelavoro, ma le recenti pronunce della Corte di Cassazione hanno ampliato notevolmente il perimetro del dibattito.
Una nuova ordinanza della Corte di Cassazione conferma un orientamento che negli ultimi anni si è progressivamente consolidato: durante le ferie il lavoratore deve continuare a percepire un trattamento economico sostanzialmente equivalente a quello normalmente goduto durante l’attività lavorativa. Tra le voci riconosciute rientra anche il buono pasto.
Oggi il tema non riguarda più soltanto chi lavora da remoto. Riguarda potenzialmente tutto il personale.
Per questo abbiamo deciso di tornare a scrivere all’Amministrazione.
Una richiesta che parte da lontano
Il 7 febbraio 2025 la FABI-BI ha presentato una specifica istanza per il riconoscimento del buono pasto al personale in telelavoro. La nostra posizione era ed è molto semplice.
Il telelavoro è una modalità di svolgimento della prestazione lavorativa. Una diversa modalità di svolgimento della prestazione lavorrativa non dovrebbe determinare una riduzione dei diritti economici rispetto al lavoro in presenza o ad altre forme di lavoro da remoto. Il personale in telelavoro svolge regolarmente la propria attività lavorativa e, rispetto al lavoro agile, opera spesso con vincoli organizzativi e di orario più rigidi: timbrature, fasce orarie definite e minore autonomia nella gestione della prestazione.
Proprio per questo risulta difficile comprendere perché il buono pasto sia riconosciuto nel lavoro agile e non nel telelavoro.
Da allora la FABI-BI ha continuato a seguire il tema.
7 febbraio 2025
Presentazione dell’istanza per il riconoscimento del buono pasto al personale in telelavoro.
26 febbraio 2025
L’Amministrazione risponde sostenendo che non esiste un diritto generale e automatico al buono pasto per il telelavoro e che la disciplina vigente deriva da accordi già definiti tra le parti.
16 aprile 2025
La FABI-BI chiede formalmente l’apertura di una specifica negoziazione sul tema.
12 maggio 2025
L’Amministrazione comunica che la richiesta sarà eventualmente valutata nell’ambito di un più ampio tema negoziale e compatibilmente con le altre priorità.
In sostanza, il tema viene rinviato.
16 maggio 2025
La FABI-BI sollecita l’Amministrazione a indicare i tempi entro i quali intende affrontare la questione.
16 ottobre 2025
Negli accordi sottoscritti sulla Rete territoriale l’Amministrazione si impegna, nell’ambito della futura trattativa sull’orario di lavoro, a confrontarsi sull’eventuale attribuzione del buono pasto ai telelavoratori (cfr. ultimo bullet dopo la premessa).
Nel frattempo la giurisprudenza è andata avanti
Mentre la questione rimaneva in attesa, la giurisprudenza ha continuato a evolversi.
A partire dall’ordinanza n. 25840/2024 fino alla n. 5051/2026 la Corte di Cassazione ha ulteriormente consolidato un principio già affermato dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea: durante le ferie il lavoratore deve continuare a percepire un trattamento economico sostanzialmente equivalente a quello normalmente goduto durante l’attività lavorativa.
Tra le voci interessate figurano anche il ticket mensa e l’indennità di turno.
Non si tratta di una decisione isolata, ma dell’ulteriore conferma di un orientamento che negli ultimi anni si è progressivamente rafforzato e che richiama un tema più generale: le discipline interne non possono rimanere immutate mentre evolvono norme, giurisprudenza e modalità di lavoro.
La FABI-BI lo ha già evidenziato in altre occasioni, dai congedi parentali al tema del buono pasto. Richiamare accordi o regole esistenti non può essere sufficiente se, nel frattempo, il quadro giuridico di riferimento è cambiato.
Per questo riteniamo importante che le regole interne vengano periodicamente riesaminate e aggiornate, evitando che siano delle lunghe trattative o i contenziosi a imporre adeguamenti che avrebbero potuto essere affrontati per tempo.
Una domanda semplice che non può essere ignorata
Se il buono pasto deve essere preservato persino durante le ferie, perché dovrebbe essere negato a chi sta regolarmente lavorando?
La domanda riguarda direttamente il personale in telelavoro che, pur svolgendo le stesse attività e contribuendo agli stessi obiettivi dell’Istituto, continua a non percepire il buono pasto.
Una situazione che appare ancora più difficile da comprendere se si considera che il telelavoro prevede spesso vincoli organizzativi e di orario persino più rigidi rispetto al lavoro agile.
Perché torniamo a scrivere alla Banca
Comprendiamo la scelta dell’Amministrazione di rinviare il tema a una più ampia trattativa sull’orario di lavoro.
Tuttavia è trascorso oltre un anno dalla nostra prima richiesta e il quadro giurisprudenziale si è ulteriormente consolidato.
Per questo riteniamo che la questione meriti oggi una valutazione autonoma e tempestiva.
Del resto, l’Amministrazione ha più volte manifestato l’obiettivo di essere un’Istituzione capace di anticipare il legislatore, attrarre professionalità e adottare soluzioni innovative prima che diventino obbligatorie.
È un obiettivo che condividiamo. Proprio per questo siamo certi che vorrà valutare con attenzione l’opportunità di colmare una disparità che oggi appare sempre meno giustificabile e di adeguare la disciplina interna a un orientamento giurisprudenziale ormai sempre più consolidato.
Non solo una questione per il futuro
L’eventuale adeguamento della disciplina potrebbe non produrre effetti soltanto per il futuro.
Se i principi affermati dalla giurisprudenza dovessero trovare applicazione anche presso il nostro Istituto, potrebbero emergere conseguenze economiche riferite anche a periodi già trascorsi, sia per il tema del telelavoro sia per quello del buono pasto durante le ferie.
È anche per questo motivo che riteniamo opportuno affrontare la questione senza ulteriori rinvii.
La richiesta della FABI-BI
L’innovazione organizzativa non dovrebbe mai comportare una riduzione dei diritti. E quando la giurisprudenza consolida determinati principi, il loro recepimento non dovrebbe attendere né una lunga trattiva né il prossimo contenzioso.
Con la nuova comunicazione inviata all’Amministrazione abbiamo chiesto:
- il riconoscimento del buono pasto durante i periodi di ferie per tutto il personale;
- il riconoscimento del buono pasto al personale in telelavoro;
- la valutazione degli effetti economici derivanti dall’eventuale adeguamento della disciplina interna.
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