Il nuovo incontro avrebbe dovuto segnare un cambio di passo. Dopo mesi di confronto ci aspettavamo finalmente numeri, proposte e garanzie. Invece è arrivata la richiesta di condividere un impianto ancora privo dei suoi contenuti essenziali.
Mancano gli importi degli scatti, le simulazioni economiche, i criteri del merito, le regole per le progressioni e le tutele per i Coadiutori. Restano invece tutti i dubbi: dal rischio di demansionamento alla sovrapposizione delle mansioni, fino a percorsi di carriera ancora incerti.
La Banca ha manifestato alcune aperture verbali. Ma una trattativa non si costruisce sulle intenzioni: servono testi, numeri e impegni verificabili.
Una riforma deve migliorare le prospettive professionali ed economiche del personale. Se cambia solo i nomi delle figure professionali, rinvia le risposte concrete e lascia irrisolti i problemi più importanti, non è una riforma: è una controriforma.
Per questo non siamo disponibili a esprimere alcun assenso di principio su un progetto che oggi è ancora un contenitore vuoto. Prima vengono i contenuti, poi i giudizi.
Se ai prossimi incontri continueranno a mancare numeri, garanzie e proposte verificabili, non esisteranno le condizioni per proseguire una trattativa che rischia di trasformarsi in un esercizio di forma, anziché in un vero negoziato.