Il curioso caso dei Vice Assistenti del 2003

Documento ritrovato

MEMORIA RITROVATA

Data incerta, probabilmente dopo l’ennesima attesa.

Archivio carriere interne Fascicolo VA/2003

Memorie ritrovate di una carriera sempre rimandata.

Rinvenuto tra una riforma, una tabella di anzianità e un bollettino di filiale inspiegabilmente severo.

Ho trovato questo foglio piegato in quattro, tra un vecchio bando di concorso, una scheda di valutazione e un bollettino di filiale inspiegabilmente severo.
La grafia non è sempre chiara. Il contenuto, purtroppo, sì.

Apparteneva, pare, a un Vice Assistente del concorso bandito nel 2003.
Da allora se ne sono perse le tracce. Alcuni dicono sia diventato Coadiutore.
Altri sostengono che attenda ancora una prova utile.
Le fonti, come spesso accade nelle carriere interne, non sono trasparentissime.


Se la sfortuna avesse una carriera interna, noi Vice Assistenti del concorso bandito nel 2003
saremmo già Direttori Generali.

Siamo partiti subito col piede giusto.

Per entrare a fare i sostituti dei commessi — il famoso trascinamento delle mansioni — serviva non solo il diploma di terza media con “ottimo”, ma anche il diploma di scuola superiore con almeno 54/60, all’epoca richiesto per entrare in Banca come Assistente.
Servivano poi la patente europea del computer, la mitica ECDL, sparita poco dopo dai bandi di concorso, e una certificazione ufficiale di lingua inglese.

Nota a margine: la meritocrazia retroattiva ha sempre avuto un certo fascino.

Naturalmente, una volta entrati, destinazione obbligatoria in filiale, possibilmente a distanza intercontinentale dalla città di residenza: i trapanesi a Milano, i bresciani a Caltanissetta.

Non per esigenze organizzative, sia chiaro. Più come esperienza formativa estrema.

A Roma però no. Nessuno poteva ambire al posto in AC.

Poi la carriera.

Fino al 1995 i colleghi dei concorsi da Vice Assistente venivano promossi Assistenti dopo quattro anni, senza particolari drammi e senza valutazione.

Quelli dei concorsi successivi e quindi anche del 2003? Sei, sette, otto anni di permanenza nel grado, per imparare il valore dell’attesa. Che poi erano in realtà sette o otto, per curiosi barocchismi del personale.

Una sorta di monachesimo amministrativo per sanare l’insufficienza genetica dei bollettini di filiale.

Spesso, nelle stanze dei Capi Servizio dell’AC, risuonava una domanda curiosa:

“Ma che hai combinato in filiale per avere ’sto bollettino a una cifra dopo tutti ’sti anni?”

Quando finalmente inizi a vedere in lontananza la possibilità del concorso a Coadiutore, studi, ti organizzi, magari fai anche il famoso giro dei colleghi degli altri Dipartimenti per capire tutto della Banca — nobile intento curiosamente disperso nei meandri della riforma del 2016 per tutte le altre progressioni interne — e zac: rivoluzione del sistema.

Arriva il concorso da Expert con soli cinque anni di anzianità nel grado.

Non importa quale: Vice Assistente, Assistente, Coadiutore. Va bene tutto.

Ottimo, intendiamoci, soprattutto rispetto all’attesa media di circa tredici anni per poter fare il concorso a Coadiutore.

Ed è qui il capolavoro.

Quelli del 2003, ormai impostati sul percorso classico, si ritrovano col tavolo ribaltato.

Molti Vice Assistenti del 2011, invece, guardano il nuovo sistema e pensano:

“Beh, dai, questo sembra più praticabile.”

Il tempismo è perfetto.

La cruna dell’ago.

Intanto finalmente diventi Coadiutore, con calma geologica.

Ti dici: bene, ora il passo successivo. Il vecchio F2, oggi Consigliere.
Quel grado che da qualche anno viene riconosciuto a molti neoassunti Expert dopo cinque o sei anni, senza alcuna prova e senza il giro di colloqui con i colleghi sopra citato.

Quello lì.

Quello del superlivello pari a quattro scatti pesanti da Coadiutore.

Che, curiosamente, non diventa mai leggero.

Ed è qui che la comicità diventa teatro dell’assurdo.

I posti passano, in pochissimi anni, da dieci a due.
Esattamente quando iniziano ad affacciarsi alla prova gli stoici Vice Assistenti — il marchio rimane a vita — che hanno fatto tutto come si doveva e nei tempi giusti.

Studio? Fatto.

Attesa? Fatta.

Sacrifici? Fatti.

Tempismo? Tragicamente impeccabile.

Come recita il Vangelo apocrifo delle carriere interne:

“È più facile per un cammello passare per la cruna di un ago che per un Vice Assistente entrare nel segmento dei Consiglieri.”

Ultima annotazione, forse aggiunta dopo.

E ora il gran finale: la possibile riforma delle carriere.

Scenario ottimistico: ci promuovono “a gratis” tra gli Expert e passeremo il resto della vita a gracidare in uno stagno professionale, chiedendoci se ce lo siamo davvero meritato.

Scenario pessimistico: nel giro di pochi anni ci affiancano plotoni di nuovi Supervisori da concorsi annuali da cento posti, magari con prove in cui Copilot dà loro pure una mano.

Morale?

Noi non abbiamo avuto una carriera.

Abbiamo partecipato a un esperimento sociale longitudinalmente sadico.

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