Le richieste rimaste senza risposta compaiono nella ricognizione dei protocolli in sospeso che abbiamo pubblicato e che continueremo ad aggiornare.
Dobbiamo però rivolgere una domanda anche a noi stessi.
Il riconoscimento di un diritto già dovuto può essere facilmente presentato come una conquista sindacale. Accettare la logica del pacchetto può quindi risultare conveniente anche per chi siede dalla nostra parte del tavolo.
Riconoscerlo è la premessa necessaria per cambiare metodo.
Da questo momento terremo distinti i due piani.
Sulle materie discrezionali continueremo a negoziare, perché è lì che la contrattazione può produrre condizioni migliori, distribuire risorse e scegliere tra soluzioni diverse.
Per i diritti già dovuti chiederemo una sede separata: un tavolo tecnico di recepimento, con tempi certi per aggiornare circolari, causali, procedure e sistemi dopo l’entrata in vigore di una norma o il consolidarsi di un orientamento giurisprudenziale rilevante.
In quella sede non devono esserci scambi o compensazioni. Deve essere verificato che ciò che vale già nell’ordinamento trovi applicazione effettiva anche in Banca.
Denunciamo questa prassi per ciò che è: un modo sottile di indebolire le relazioni sindacali, consumando spazio, tempo e forza contrattuale su questioni che dovrebbero essere già risolte.
Il meccanismo funziona soprattutto quando rimane invisibile.
Renderlo riconoscibile e denunciarlo è già metà del lavoro.
L’altra metà consiste nel separare le sedi, pretendere risposte e utilizzare tutti gli strumenti che l’ordinamento mette a disposizione delle organizzazioni sindacali.