Mensa, controlli, buoni pasto, responsabili, ristori, oli in cottura: abbiamo fatto domande precise. In più di un caso, la risposta della Banca sembra costruita per spostare il tema.

Prima di entrare nel merito, mettiamo a disposizione di tutte e tutti i documenti citati: le nostre tre note distinte all’Amministrazione, una segnalazione alla Commissione di Controllo Mensa, la risposta della Banca, i documenti contrattuali rilevanti e i link ai precedenti articoli pubblicati sul sito. Li alleghiamo e li richiamiamo qui proprio perché ciascuno possa leggere direttamente i testi e farsi un’idea autonoma.

Quello che segue non è un commento a caldo, ma una lettura ragionata delle nostre richieste e della risposta ricevuta.

Oggetto:

Mensa

Data di riferimento:

26 Giugno 2026

Episodio:

6

Notizia:

Link alla notizia

Una premessa necessaria

Noi abbiamo inviato tre note distinte all’Amministrazione e, separatamente, una segnalazione alla Commissione di Controllo Mensa. La Banca ha invece riassunto tutto in un’unica risposta, trattando insieme questioni diverse e senza chiarire davvero tutti i punti che avevamo sollevato.

  • Richiesta FABI-BI n. 8/26 del 2 marzo 2026 all’Amministrazione su inadempienze servizio di ristorazione aziendale
  • Richiesta via email FABI-BI del 2 marzo 2026 alle Commissioni mensa su inadempienze servizio di ristorazione aziendale
  • Richiesta FABI-BI n. 11/26 del 6 marzo all’Amministrazione sul ritardo nell’erogazione dei buoni pasto elettronici 
  • Richiesta FABI-BI n. 13/26 del 13 aprile all’Amministrazione su inadempienze servizio di ristorazione aziendale

Il risultato si vede subito.

Le risposte ricevute non sono tutte uguali, ma hanno quasi sempre lo stesso esito: non chiariscono davvero il punto posto. In alcuni casi la Banca non risponde affatto. In altri risponde solo in parte. In altri ancora rinvia, prende tempo o richiama la Commissione mensa per evitare una risposta propria nel merito. Su altri punti risponde a una domanda diversa da quella che avevamo posto. In altri ancora minimizza il problema oppure si appella a formule d’autorità o a criteri non documentati. Sulla questione dell’olio, poi, non si limita a replicare: riconosce essa stessa un’“incongruenza testuale” tra l’Allegato D, che contiene le regole generali sui menu e sulla composizione dei pasti, e l’Allegato E, che contiene il dettaglio delle ricette e delle grammature degli ingredienti, ma la tratta come irrilevante senza spiegarne davvero il fondamento.

A questo punto la domanda è inevitabile

Perché, di fronte a possibili violazioni del capitolato e a disagi concreti per il personale, l’Amministrazione preferisce non rispondere, rinviare ad altri o spostare la discussione, anziché chiarire nel merito?

Per questo proponiamo una lettura molto semplice, divisa in due blocchi: le risposte che mancano, e le risposte che ci sono, per vedere se rispondono davvero oppure no.

Le risposte che mancano

Su questo intero blocco la risposta non arriva. In alcuni casi la Banca rinvia alla Commissione mensa, senza chiarire quali profili ritenga coperti e quali restino nelle proprie responsabilità. In altri si riserva una comunicazione successiva, senza indicare tempi né contenuti. Parliamo di richieste che abbiamo inviato il 2 marzo 2026.

Le domande seguenti nascono tutte dallo stesso sospetto: un possibile mancato rispetto del capitolato.

1. Il pasto vegetariano è davvero completo ed equilibrato? (nota prot. 08/26 del 2 marzo 2026 e segnalazione del 2 marzo 2026 alla Commissione di Controllo Mensa)
Abbiamo chiesto di verificare che la preparazione vegetariana prevista ogni giorno non fosse solo formale, ma davvero equilibrata nelle sue componenti nutrizionali, con un adeguato apporto proteico e non ridotta a contorni, cereali semplici o ricorso eccessivo a formaggi grassi.

2. I legumi vengono garantiti secondo le regole del capitolato? (segnalazione del 2 marzo 2026 alla Commissione di Controllo Mensa)
Abbiamo segnalato carenze e irregolarità nella somministrazione dei legumi, chiedendo verifiche e iniziative conseguenti, anche perché il capitolato li richiama espressamente come parte importante dell’offerta.

3. L’app, i canali di segnalazione e i tempi di risposta esistono davvero? (nota prot. 08/26 del 2 marzo 2026)
Abbiamo chiesto se l’app prevista dal contratto sia stata attivata, come si accede, quali funzioni siano operative, se esistano canali dedicati, quali siano i tempi di presa in carico e di risposta e come vengano tracciate le segnalazioni.

4. Customer satisfaction (nota prot. 08/26 del 2 marzo 2026)
Abbiamo chiesto il numero aggregato delle segnalazioni, la loro suddivisione per tipologia, le azioni correttive attivate, i report di monitoraggio, gli strumenti di customer satisfaction e i relativi risultati.

5. Referenti responsabili (nota prot. 08/26 del 2 marzo 2026)
Abbiamo chiesto l’elenco aggiornato, per ciascuna mensa, del referente di struttura, del responsabile del contratto, del responsabile delle diete e del cuoco responsabile, con recapiti e modalità di contatto.

 Su questo intero blocco, la risposta della Banca è questa:

“una di esse era indirizzata alle Commissioni mensa dell’Area romana, cui spettava quindi dare riscontro”; “Risulta che la Commissione presso il Servizio Banconote abbia fornito i chiarimenti richiesti”; “Relativamente alla seconda segnalazione, si fa riserva di una successiva comunicazione.”

Le domande erano molto semplici: il pasto vegetariano è davvero equilibrato oppure no? Le regole sui legumi vengono rispettate oppure no? Gli strumenti di segnalazione e controllo previsti dal contratto sono attivi oppure no? Chi sono i responsabili e come si contattano?

Risponde? 🔴 No

Le risposte che ci sono (ma rispondono davvero?)

Buoni pasto e ristori: due domande, due risposte che parlano d’altro (nota prot. 11/26 del 6 marzo 2026)

Abbiamo chiesto perché, davanti a ritardi e criticità, non sia stata garantita un’informazione tempestiva, chiara e rispettosa verso il personale. La Banca spiega come funzionano i lotti geografici Consip e la spendibilità fuori piazza:

“la fornitura di buoni pasto avviene mediante adesione alle Convenzioni Consip, strutturate per lotti regionali”

Risponde? 🔴 No

A cosa sembra rispondere davvero?
A “Come funziona il sistema delle convenzioni Consip?”

Tema interessante, ma non era la domanda. Noi non chiedevamo come funziona Consip. Chiedevamo perché, davanti a criticità e ritardi, non fosse stata data un’informazione tempestiva al personale. Spiegare il contesto tecnico-organizzativo non sostituisce il dovere di comunicare bene e in tempo.

Abbiamo poi chiesto se siano state valutate misure compensative o forme di ristoro per chi ha dovuto anticipare spese e subire il disagio dei ritardi. E abbiamo chiesto anche se fosse stata considerata la disparità di trattamento tra sedi diverse. La Banca risponde che due o tre mesi di ritardo costituiscono una “tempistica fisiologica”:

“un arco temporale di due-tre mesi costituisce la tempistica fisiologica nel passaggio da un fornitore all’altro”

Risponde? 🔴 No, solo in apparenza, e con un ragionamento che non tiene.

Dire che il ritardo è “fisiologico” risponde, al massimo, alla domanda se il ritardo sia anomalo nel passaggio da un fornitore all’altro. Non risponde invece alla domanda se chi ne ha subito un danno economico debba essere risarcito. Sono due piani diversi: la normalità procedurale di un ritardo non esclude la necessità di compensare chi, in concreto, ha dovuto anticipare spese.

Sulla disparità tra sedi, poi, non risponde proprio nulla. La nota sollevava due questioni distinte — il ristoro del danno e la disparità di trattamento tra strutture diverse — e la risposta ne liquida una con un ragionamento debole e ignora integralmente l’altra.

A cosa sembra rispondere davvero?
A “Secondo voi un ritardo di qualche mese è davvero così anomalo?”

EVO o non EVO? (nota prot. 13/26 del 13 aprile 2026)

Anche qui la domanda nasce da una possibile violazione del capitolato: abbiamo chiesto un chiarimento scritto sulla divergenza tra Allegato D e Allegato E, la conferma della prevalenza dell’Allegato D, l’allineamento delle ricette operative e l’indicazione delle misure correttive e dei relativi tempi.

La Banca risponde che l’Allegato D è generale, l’Allegato E è speciale, che prevale il secondo, che esiste un principio giurisprudenziale consolidato, che c’è stato un tecnologo alimentare di fama nazionale e che il personale può consultare il contratto in Intranet.

“in caso di contrasto fra le previsioni del Capitolato generale e quelle del Capitolato speciale, prevalgono quelle di quest’ultimo”
“L’incongruenza testuale fra i due Allegati […] non ha rilevanza gestionale”
“il consulente esterno incaricato (Tecnologo alimentare di fama nazionale) ha proposto di impiegare l’olio di semi di girasole per le preparazioni che necessitano di cottura
ad elevate temperature, per un tempo mediamente prolungato…”

Risponde? 🔴 No, non in modo sostanziale.

Qui c’è già un dato decisivo: la stessa Banca riconosce che tra i due allegati esiste un’incongruenza testuale. Il punto, quindi, non è dimostrare che la contraddizione esista. Il punto è capire con quali basi venga liquidata come irrilevante.

Per sostenere questa conclusione vengono richiamati un presunto

“principio giurisprudenziale consolidato”

e il parere di un

“tecnologo alimentare di fama nazionale”.

Tuttavia non vengono indicati riferimenti verificabili, sentenze, documenti tecnici o pareri che consentano di valutarne il fondamento.

Non contestiamo che possano esistere criteri interpretativi o valutazioni tecniche a sostegno della scelta adottata. Contestiamo il fatto che vengano semplicemente evocati senza essere dimostrati.

In sostanza, la Banca non spiega perché la contraddizione tra i due allegati debba essere superata nel modo proposto. Chiede di accettarlo sulla base dell’autorità di chi lo afferma.

Infine c’è lo scarico sul personale perchè, invece di chiarire in modo trasparente quale regola debba valere, si suggerisce ai colleghi di consultare da soli il contratto in Intranet per orientare le proprie scelte.

“… si fa comunque presente che il contratto di ristorazione, completo degli allegati, è pubblicato nella Intranet aziendale del Servizio LOS e tutti i colleghi possono consultarlo anche al fine della scelta delle pietanze da consumare sulla base delle proprie preferenze alimentari”.

Due appelli all’autorità, zero prove

Che cos’è l’appello all’autorità

È una fallacia logica molto semplice: invece di dimostrare una tesi con documenti, dati, criteri verificabili o argomenti controllabili, ci si affida solo sulla reputazione, sul prestigio o sull’autorità di chi la propone per far passare l’idea che la discussione sia chiusa.

Non ti dimostro la tesi, ti mostro il titolo. Oppure ti mostro il tono con cui lo nomino.

È il meccanismo del “lo dice un esperto”, “lo dice la giurisprudenza”, “lo sanno tutti”, “è pacifico”. Formule utili nei talk show, un po’ meno quando si parla di salute, di qualità del servizio e di contenuto di un capitolato.

In versione giuridico-aziendalese

Invece di spiegare perché una certa interpretazione reggerebbe, si usa un’espressione altisonante — per esempio “principio giurisprudenziale consolidato” — sperando che il suono basti a fare da prova.

È la versione burocratica del “fidati, è così”.

Per approfondire il Repertorio alfabetico delle fallacie

Sul tecnologo, però, c’è un problema ulteriore che va oltre la fallacia già descritta. Anche volendo accettare la tesi dichiarata — l’olio di girasole preferibile nelle cotture ad alta temperatura e prolungate — il ricettario operativo lo prevede in preparazioni che non soddisfano nessuno dei due criteri: la frittata, l’omelette, gli sformati di verdure al forno a bagnomaria.

Il criterio tecnico invocato per giustificare la scelta è contraddetto proprio dai documenti che dovrebbero sostenerlo.

Che cosa ha risposto invece la Commissione Mensa Tuscolana?

La Commissione Mensa Tuscolana ha effettivamente risposto. Quella risposta può essere valutata nel merito, ma non può essere usata dalla Banca come sostituto della propria. può essere valutata nel merito, ma non può essere usata dalla Banca come sostituto della propria.

Cosa contestavamo Cosa risponde la Commissione Perché non basta
Pasto vegetariano davvero equilibrato Elenca piatti e alternative vegetariane presenti nel menù Elencare opzioni non dimostra che il pasto sia ogni giorno nutrizionalmente bilanciato
Regolarità dei legumi secondo capitolato Richiama in astratto la regola sui legumi e il menù proposto Non chiarisce se la regola venga rispettata davvero nella pratica quotidiana
Verifiche richieste alla Commissione Non indica controlli concreti, esiti o iniziative intraprese Manca proprio la parte più importante: cosa è stato verificato e con quali risultati
Web app e strumenti operativi Fornisce istruzioni e data di avvio della web app L’informazione è utile, ma per quanto risulta la app è sostanzialmente solo consultiva del menù. Non dimostra quindi che siano davvero attivi strumenti di segnalazione, presa in carico e tracciamento dei disservizi

Questa risposta, quindi, almeno esiste. Ma non scioglie il nodo centrale. In larga parte elenca opzioni, riafferma regole astratte o aggiunge un dato pratico sulla web app. Anche su quest’ultimo punto, però, il chiarimento resta solo parziale: per quanto risulta, la app serve essenzialmente a consultare il menù, non a dimostrare l’attivazione effettiva di un vero sistema di segnalazione e gestione dei disservizi. E soprattutto non può sostituire la risposta che l’Amministrazione continua a non dare sulle proprie responsabilità.

Il problema è il metodo

Le nostre domande riguardavano anzitutto il rispetto del capitolato, cioè delle regole contrattuali che dovrebbero disciplinare il servizio mensa e gli strumenti collegati. Dentro questo quadro rientravano anche i responsabili, gli strumenti attivati, i controlli, i tempi di risposta, l’informazione al personale, i ristori, la qualità del servizio e la coerenza tra capitolato e ricettari.

Le risposte ricevute seguono spesso lo stesso schema: mancano, rinviano ad altri, minimizzano il problema oppure evitano la questione centrale. Una risposta può essere discutibile, ma dovrebbe almeno confrontarsi con la domanda posta. Qui, troppo spesso, non accade.

Un metodo che, in questo caso, si lascia riassumere in modo piuttosto semplice:

l’arte di non rispondere alle domande.

Forse ti interessa anche ...

Può interessarti anche...

Mensa: il problema è chi fa le domande?

La risposta della Banca sul servizio mensa lascia aperte molte questioni, presenta strumenti incompleti come adeguati e contiene un richiamo improprio al ruolo delle Organizzazioni Sindacali. La FABI-BI continuerà a verificare il rispetto del capitolato e a chiedere risposte documentate.

continua a leggere

L’arte del rinvio come strategia

La FABI-BI pubblica la ricognizione analitica dei protocolli 2024-2026 senza risposta. Denunciata la strategia del rinvio dell’Amministrazione su temi cruciali come welfare, IA, genitorialità e smart working: il sindacato esige risposte nette e immediate.

continua a leggere

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi questa informazione

Partecipa alla discussione: