Polizza sanitaria: lo squilibrio non nasce oggi

La maggiore rischiosità di alcune platee era nota da anni.

Nel tempo sono state ampliate le prestazioni, innalzati i limiti di età e successivamente allargate anche le possibilità di accesso alla copertura.

Poi sono arrivati il rifiuto della proroga, la gara deserta e l’urgenza di intervenire.

Ricostruire questa storia è essenziale per capire perché oggi non possa essere chiesto agli assistiti di sostenere una quota sproporzionata del costo del riequilibrio.

 

Oggetto:

Polizza sanitaria

Data di riferimento:

11 Settembre 2026

Episodio:

4

Notizia:

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State guidando e ...

Immaginate che sul cruscotto dell’auto si accenda una spia.

Il problema non impedisce ancora di viaggiare, ma segnala che qualcosa merita attenzione. Si continua a usare l’auto, si percorrono altri chilometri, magari la si carica di più e si rimanda il controllo.

Poi arriva il guasto.

A quel punto non si può sostenere che sia stato improvviso soltanto perché l’automobile ha smesso di funzionare quel giorno, ma la spia si era accesa molto prima.

La storia della polizza sanitaria assomiglia, per alcuni aspetti, a questa situazione. I dati mostravano già anni fa che alcune componenti presentavano una rischiosità molto superiore alle altre. Nel frattempo la copertura è stata ampliata, sono aumentati i limiti di età e sono state estese le possibilità di accesso. Poi sono arrivati il rifiuto della proroga, la gara deserta e l’urgenza di riequilibrare il sistema.

Il problema è esploso oggi. Ma i segnali c’erano già.

Prima di parlare di franchigie, ricostruiamo come siamo arrivati fin qui

La nuova gara per l’assistenza sanitaria parte da una situazione difficile. I dati dell’ultima annualità mostrano un rapporto tra sinistri e contributi del 103,4% per il complesso dei Piani sanitari, ma con una differenza tra il Piano dipendenti, all’89,9%, e il Piano pensionati, al 118,1%.

Che occorra intervenire è quindi evidente, ma prima di discutere come riequilibrare la polizza è necessario capire come siamo arrivati a questo punto.

La cronologia racconta una storia abbastanza precisa

2016 – La rischiosità era già evidente
La Banca disponeva e forniva i dati distinti per categoria. Il rapporto rimborsi/contributi era pari al
78% per dipendenti e nucleo a carico,
115% per pensionati e nucleo a carico e
143% per i familiari paganti dei pensionati.
2017-2018 – Si ampliano coperture e limiti di età
Nel confronto per la nuova polizza vengono previsti l’eliminazione del questionario anamnestico,
l’ampliamento delle prestazioni, il check-up su tutto il territorio e limiti di età più elevati:
il Piano Unico passa a 80 anni, il Piano Grandi Rischi a 85.
2022 – Si amplia anche la platea
Con il nuovo Piano pensionati viene ulteriormente allargata la possibilità di adesione e permanenza:
il limite di età del Piano Unico sale a 85 anni, la copertura prosegue per chi raggiunge il limite durante il contratto
e l’ingresso viene aperto anche ai pensionati non precedentemente iscritti, senza questionario anamnestico né altri filtri tecnici.
12 novembre 2024 – Il primo segnale forte del mercato arriva già tardi al tavolo
La Banca comunica alle Organizzazioni Sindacali che Previgen/Generali aveva rifiutato già a fine settembre
la proroga annuale. FABI-BI chiede subito perché il confronto sia stato aperto soltanto a novembre.
14 novembre 2024 – FABI-BI chiede dati dettagliati
Chiediamo dati distinti per età, iscritti, familiari, sinistri, contributi e rapporto sinistri/premi,
separatamente per dipendenti, pensionati e rispettivi familiari.
12 marzo – 2 aprile 2025 – Si apre il confronto sulla proroga e sulla nuova gara
La trattativa si sviluppa in più incontri, ma il tempo disponibile è già ridotto.
La cronologia degli incontri e delle slide è raccolta nella nostra pagina dedicata.
15 maggio 2025 – Firmata la proroga al 30 giugno 2026
(la FABI-BI dichiara la disponibilità a firmare la proroga ma non la base della futura gara. L’Amministrazione non accetta perchè vuole che si firmino entrambi gli accordi. La FABI-BI non firma)

Si garantisce la continuità della copertura, ma il nodo strutturale della futura gara resta aperto.

Approfondisci

19 dicembre 2025 – La nuova gara va deserta
Nessun operatore presenta un’offerta. Il problema della sostenibilità diventa così un problema concreto
di assicurabilità della copertura.
2 febbraio 2026 – FABI-BI torna a chiedere dati e tavolo tecnico

Dopo la gara deserta sollecitiamo ulteriormente i dati e chiediamo un confronto tecnico basato su evidenze.

Leggi il sollecito del 2 febbraio 2026

13 aprile 2026 – Nuovo sollecito

In assenza di risposte sufficienti, FABI-BI torna a chiedere riscontro sulle richieste già formulate.

Leggi la ricostruzione completa

13 maggio 2026 – Chiesto un incontro urgente
FABI-BI chiede formalmente l’avvio immediato del confronto sulla nuova gara,
proprio per evitare che i tempi si comprimano ancora.
31 luglio 2026 – Arriva la prima proposta per il 2027-2029

La Banca presenta una proposta con forti aumenti di franchigie e scoperti.

Leggi il nostro approfondimento sul 31 luglio

11 settembre 2026 – La proposta viene corretta, ma il confronto resta compresso
Le condizioni migliorano rispetto al 31 luglio, ma restano aumenti molto rilevanti rispetto a oggi.
E soprattutto il confronto continua senza il livello di dettaglio sui dati che FABI-BI aveva chiesto già dal 2024.

2016: la rischiosità era già chiaramente differenziata

Le slide predisposte dalla Banca in vista del rinnovo 2018-2021 sono particolarmente istruttive.

Al 1° luglio 2016 risultavano iscritti 6.819 dipendenti su 7.048 e 3.748 pensionati su 7.096. La Banca forniva inoltre una fotografia molto dettagliata della composizione delle platee.

Ma soprattutto forniva un dato oggi fondamentale: il rapporto rimborsi/contributi distinto per categoria.

Platea Rapporto rimborsi/contributi
Dipendenti e nucleo a carico 78%
Familiari paganti dei dipendenti 89%
Pensionati e nucleo a carico 115%
Familiari paganti dei pensionati 143%
Grandi Rischi 36%

Questi numeri dicono due cose.

  • La prima è che lo squilibrio non era generalizzato: il Piano dei dipendenti era ampiamente sotto la soglia di equilibrio.
  • La seconda è ancora più importante: la componente più rischiosa era già quella dei familiari paganti dei pensionati, con un rapporto rimborsi/contributi del 143%.

Non si trattava quindi di un fenomeno imprevedibile perchè la concentrazione del rischio era già ben identificabile.

2018-2022: si ampliano coperture, limiti di età e platea

Nel passaggio alla copertura 2018-2021 la Banca sceglie di rafforzare il livello di tutela: vengono eliminati i questionari anamnestici, migliorate le prestazioni di assistenza e prevenzione, esteso il check-up e innalzati i limiti di età, fino a configurazioni che prevedono coperture senza limite anagrafico.

Nel ciclo successivo, 2022-2025, l’ampliamento riguarda anche la platea assicurabile. Possono aderire al Piano pensionati i titolari che non abbiano compiuto 85 anni al 1° luglio 2022; chi raggiunge gli 85 anni durante il contratto continua a essere assistito fino alla sua scadenza, così come i familiari già iscritti che raggiungono la stessa età.

La stessa Banca presenta allora la nuova copertura come un miglioramento del welfare, sottolineando l’obiettivo di garantire ai pensionati una protezione “sempre più completa”.

Sono scelte che hanno ampliato la tutela e che pensiamo giuste nella loro finalità.

Ma proprio perché la platea pensionati partiva già da una situazione tecnica più fragile, ogni ampliamento avrebbe richiesto un monitoraggio particolarmente attento degli effetti sulla sostenibilità.

La responsabilità, quindi, non sta nell’avere ampliato la tutela, ma nel non avere governato per tempo gli effetti di quelle scelte, pur sapendo dai dati al 2016 che alcune platee presentavano una rischiosità più elevata, con un rapporto rimborsi/contributi del 143%.

E qui emerge un secondo problema.

Più ampia la copertura, meno dettagliati i dati.

Negli anni in cui copertura, limiti di età e platea vengono ampliati, si riduce progressivamente anche il dettaglio delle informazioni messe a disposizione.

Nel 2016 la Banca forniva la numerosità delle platee e degli iscritti, distingueva tra dipendenti, pensionati e relativi familiari e mostrava il rapporto rimborsi/contributi per ciascuna componente.

Nei dati più recenti, invece, riceviamo soprattutto il numero dei sinistri, la spesa e il costo medio, aggregati essenzialmente nelle due macro-categorie “Dipendenti” e “Pensionati”.

Mancano quindi informazioni decisive per interpretare quei numeri: quanti sono gli assicurati, come è composta la platea, quanti sono titolari e quanti familiari, come è cambiata nel tempo e quale frequenza di utilizzo presenta ciascuna componente.

Perché sapere che aumentano i sinistri o la spesa non basta.

Un aumento può dipendere da più assicurati, da una maggiore quota di persone che utilizza la copertura, da più prestazioni per assistito, dall’aumento del costo delle cure o da pochi eventi particolarmente onerosi.

Senza il denominatore sappiamo quanto si spende, ma non possiamo capire fino in fondo perché si spende.

Ed è una lacuna particolarmente rilevante proprio perché la componente che nel 2016 risultava più rischiosa — i familiari dei pensionati — non è più identificabile separatamente nei dati successivi.

2024: il mercato manda un primo segnale forte

Nel 2024 arriva poi un passaggio che, letto oggi, assume un peso particolare.

La Banca contava di utilizzare la proroga annuale del contratto in scadenza il 30 giugno 2025.

Previgen di Assicurazioni Generali non accetta però quella proroga.

Il rifiuto è noto alla Banca dalla fine di settembre; le Organizzazioni Sindacali vengono informate il 12 novembre.

Già allora FABI-BI pone una questione semplice: perché, se il problema era noto da settimane e i tempi erano già stretti, il confronto veniva aperto soltanto a novembre?

La copertura viene infine salvaguardata, ma il dato politico e gestionale resta: nel 2024 il mercato aveva già dato un segnale concreto di difficoltà sulla sostenibilità della copertura.

2025: la gara va deserta

Il 19 dicembre 2025 arriva il secondo segnale, ancora più forte.

La gara per la nuova copertura non riceve offerte.

A quel punto il problema non riguarda più soltanto l’andamento tecnico della polizza.

Diventa un problema concreto di assicurabilità.

E diventa evidente che la nuova gara dovrà essere costruita in modo diverso.

2026: FABI-BI chiede di iniziare subito

FABI-BI non aspetta l’estate.

Il 2 febbraio 2026, dopo la gara deserta, chiediamo dati dettagliati e la convocazione di un tavolo tecnico dedicato.

Il 13 maggio chiediamo nuovamente un incontro urgente e l’avvio immediato del confronto sulla gara successiva.

La ragione era proprio evitare di arrivare alla vigilia del nuovo bando con un problema complesso ancora da affrontare.

Oggi, invece, ci troviamo in una situazione in cui la stessa Banca sottolinea l’urgenza di pubblicare una gara che non rischi nuovamente di andare deserta.

L’attuale ristrettezza dei tempi, quindi, non deriva da una indisponibilità di FABI-BI al confronto.

Avevamo chiesto di iniziare prima.

2026: la risposta arriva soprattutto attraverso franchigie e scoperti

Il 31 luglio la Banca presenta una prima proposta per il nuovo Piano 2027-2029.

L’11 settembre la corregge in senso migliorativo.

La Banca ha escluso la riduzione delle prestazioni e ha scelto sostanzialmente due leve:

più risorse, in larga parte a carico della Banca, e maggiore compartecipazione alla spesa attraverso franchigie e scoperti.

La Banca ha anche chiarito un punto importante:

le valutazioni tecniche sono state sviluppate con il broker, ma “le scelte sono della Banca”.

Ed è esattamente così.

Il mercato stabilisce quanto costa assicurare un determinato rischio, ma è la Banca a decidere come costruire quel rischio, quali platee assicurare, con quali condizioni e quanta parte del costo sostenere direttamente.

Chi deve sostenere il costo dello squilibrio

Non è una questione tra dipendenti e pensionati

Su questo non devono esserci equivoci. FABI-BI non chiede di ridurre la tutela sanitaria dei pensionati. Una copertura collettiva deve continuare a proteggere anche chi, per età, ha una maggiore probabilità di ricorrere alle cure. Ma solidarietà non significa ignorare dove si concentra il rischio.

Nel 2024-2025 il rapporto sinistri/contributi è pari all’89,9% per il Piano dipendenti e al 118,1% per il Piano pensionati. E sappiamo che, storicamente, all’interno di quest’ultima platea esistevano differenze ancora più marcate, in particolare per i familiari paganti, già al 143% nel 2016.

Va anzi detto che la nuova proposta tratta i pensionati più severamente: il contributo individuale cresce del 54% contro il 31,8% dei dipendenti, e per loro non è previsto alcun limite massimo allo scoperto, che per i dipendenti è stato invece introdotto.

Il problema, quindi, non è aver ampliato la tutela dei pensionati o dei loro familiari. È averlo fatto sapendo già che quella platea presentava una rischiosità più elevata, ampliando nel tempo prestazioni, limiti di età e possibilità di accesso senza governarne per tempo gli effetti sull’equilibrio complessivo.

Le scelte sono state della Banca. Anche il riequilibrio deve esserlo

La Banca lo ha detto con chiarezza: il broker fornisce la consulenza tecnica, ma “le scelte sono della Banca”.

Sono state scelte della Banca la struttura della copertura, le regole di accesso, l’ampliamento delle prestazioni e dei limiti di età, così come il modo in cui il sistema è stato monitorato nel tempo. E la Banca disponeva già anni fa di dati che mostravano dove il rischio fosse più elevato.

La Banca sta aumentando in misura significativa il proprio contributo, e questo va riconosciuto. Ma se le risorse stanziate non bastano a mantenere una tutela adeguata durante la fase necessaria a riequilibrare strutturalmente la polizza, occorre metterne altre.

La stessa Amministrazione ha chiarito che il vincolo principale non è finanziario, ma il rischio che la nuova gara non trovi operatori disponibili. Ed è proprio qui che il confronto con altre coperture collettive diventa istruttivo: nella propria gara 2026 IVASS ha scelto l’assenza di franchigie sulle prestazioni in rete, sostenendo in cambio un costo unitario più elevato a carico dell’ente. Lo stesso mercato consente equilibri diversi tra livello di tutela, risorse dell’ente e compartecipazione richiesta agli assistiti.

I dipendenti non possono diventare il meccanismo di riequilibrio

Qui occorre spiegare un passaggio che non è immediato.

I due Piani hanno contributi distinti: il dipendente versa per il Piano dipendenti, che non presenta alcun disavanzo. Ma la gara è unica. Le Assicurazioni valutano il pacchetto nel suo complesso, e l’appetibilità dell’offerta dipende dal risultato tecnico aggregato.

È questa la ragione per cui vengono inasprite in misura rilevante anche le condizioni del Piano dipendenti, con aumenti di franchigie che per alcune prestazioni raggiungono livelli del tutto sproporzionati rispetto alle condizioni attuali. Il riequilibrio di una componente passa così attraverso la compartecipazione richiesta all’altra.

Che questo avvenga è comprensibile sul piano tecnico. Ma allora va detto per quello che è: non si sta correggendo uno squilibrio del Piano dipendenti, perché quello squilibrio non esiste. Si sta chiedendo a chi è in servizio di contribuire a rendere vendibile l’intero affidamento.

Due protezioni che si indeboliscono insieme

C’è poi un aspetto che riguarda chi oggi è in servizio e domani sarà in quiescenza.

Chi è stato assunto dopo il 1993 matura la pensione interamente con il sistema contributivo, che a parità di carriera produce trattamenti sensibilmente più bassi rispetto a quelli calcolati con il criterio retributivo, applicato invece a buona parte di chi oggi è già in quiescenza. È una differenza strutturale, non una questione di merito individuale.

Alla pensione più bassa si affianca un secondo elemento. Chi rinuncia alla polizza può percepire in alternativa il contributo per le spese sanitarie del personale in quiescenza. È una voce in cifra fissa, con scaglioni e valori fermi nel tempo e priva di qualsiasi meccanismo di adeguamento: mentre il costo delle cure cresce e i contributi della copertura vengono aggiornati di anno in anno, il suo valore reale si riduce.

È lo stesso meccanismo che abbiamo documentato a febbraio parlando del Premio di laurea: non serve abolire una voce per farla sparire, basta lasciarla ferma e ci pensa l’inflazione. Formalmente esiste ancora; nella pratica smette di servire a qualcosa.

Per i pensionati di oggi l’erosione è un danno che cresce di anno in anno. Per chi andrà in quiescenza più avanti rischia di diventare una non-scelta: l’alternativa alla polizza esisterà sulla carta, ma non sarà più una leva reale per sostenere le spese sanitarie né per decidere liberamente fra le opzioni disponibili.

E c’è una conseguenza tecnica che riguarda la sostenibilità della polizza stessa. Se l’alternativa perde valore, rinunciare alla copertura conviene soprattutto a chi prevede di utilizzarla poco, cioè ai profili a minor rischio. È lo stesso meccanismo di selezione avversa che si può innescare aumentando troppo la contribuzione dei familiari.

La solidarietà tra generazioni va preservata, e non è in discussione. Non può però tradursi nel chiedere a chi è oggi in servizio di sostenere, attraverso maggiori compartecipazioni, il riequilibrio di uno squilibrio che deriva anche da scelte gestionali compiute negli anni e da interventi arrivati tardi.

Riequilibrare il rischio significa intervenire sulle sue cause

La soluzione non può essere semplicemente aumentare il prezzo pagato da chi utilizza la polizza.

Occorre capire quanto dello squilibrio dipenda dalla composizione della platea, dall’età, dalle regole di accesso, dalle prestazioni a maggiore consumo e dall’ingresso di soggetti precedentemente non assicurati, valutando anche gli eventuali fenomeni di selezione avversa.

E questo vale anche per le scelte che stiamo facendo oggi.

Un aumento eccessivo della contribuzione richiesta ai familiari dei dipendenti, soprattutto ai più giovani e quindi mediamente meno propensi a utilizzare la copertura, potrebbe indurre proprio i soggetti a minor rischio a non aderire.

Il risultato sarebbe paradossale: nel breve periodo aumenta il contributo unitario, ma nel medio periodo peggiora la composizione del rischio, perché rimangono più facilmente assicurati coloro che prevedono un maggiore utilizzo della polizza.

Per questo la contribuzione dei familiari non può essere valutata soltanto come una fonte di maggiori entrate. Va considerato anche l’effetto che produce sulla composizione della platea.

Aumentare troppo il costo di accesso può migliorare i conti nell’immediato e peggiorare la sostenibilità futura.

Fino a quando il sistema non sarà riportato verso un equilibrio più stabile, la Banca deve quindi sostenere con maggiori risorse la fase di transizione, evitando che il costo delle scelte compiute e del ritardo con cui si è intervenuti venga trasferito così pesantemente sui dipendenti in servizio.

La lezione per il futuro

La ricostruzione storica serve soprattutto a questo.

La Banca conosceva la diversa rischiosità delle platee. Ha scelto comunque di ampliare la tutela, scelta che può essere condivisibile. Ma proprio per questo avrebbe dovuto accompagnarla con un monitoraggio continuo e interventi tempestivi.

Poi sono arrivati il rifiuto della proroga, la gara deserta e l’attuale urgenza.

La prossima polizza non può essere gestita nello stesso modo.

Serve un tavolo tecnico permanente, con dati completi e confrontabili nel tempo, distinti per platea, titolari e familiari, fascia di età, frequenza di utilizzo e principali componenti di spesa.

La Banca ha già manifestato disponibilità a verifiche semestrali o annuali. Questa volta il monitoraggio deve diventare uno strumento effettivo di governo della polizza, non una ricostruzione a posteriori quando il problema è già diventato un’emergenza.

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Lunedì 14 settembre 2026 – dalle 12:45 alle 13:45

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Martedì 15 settembre 2026 – dalle 12:45 alle 13:45

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