Per FABI-BI la trattativa sull’orario di lavoro deve partire da richieste chiare, concrete e verificabili.
- nessun arretramento sulla formula 12/120;
- estensione del lavoro da remoto anche nei comparti operativi, dove possibile;
- indennità e mobilità per il personale impiegato in attività non remotizzabili;
- rafforzamento degli organici;
- riduzione generalizzata dell’orario a 35 ore settimanali;
- maggiori tutele per genitori e caregiver;
- buono pasto anche per il telelavoro e non solo;
- maggiore flessibilità nell’organizzazione dei tempi di lavoro;
- tutela della formazione e rivalutazione delle indennità ferme da anni;
- eliminazione della penalizzazione economica dei centralinisti non vedenti.
Lavoro ibrido: nessun passo indietro
La fascia 12/120 non va ridotta. Se oggi esistono disparità tra strutture, funzioni e territori, bisogna aumentare le possibilità di chi ha meno accesso al lavoro da remoto. Ridurre chi è già in 12/120 significherebbe arretrare, non rendere il sistema più equo.
Il lavoro da remoto è uno strumento ordinario di organizzazione, conciliazione e attrattività. La Banca deve allargarne l’accesso, non restringerlo.
Più attività da remoto anche nei comparti operativi
Il comparto operativo-contabile non può essere trattato come un blocco unico “non remotizzabile”.
Ci sono attività che richiedono presenza fisica, ma ce ne sono altre che possono essere svolte da remoto: formazione, aggiornamento, riunioni, attività amministrative, lavoro preparatorio, verifiche, attività documentali.
Anche in STC, GSP e nelle strutture più vincolate alla presenza va individuato tutto ciò che può essere svolto da remoto, senza esclusioni a priori.
Indennità, mobilità e attrattività per i lavori non remotizzabili
Chi svolge attività che richiedono presenza fisica sostiene un vincolo reale: più rigidità, più costi, meno possibilità di conciliazione. Questo vincolo va riconosciuto economicamente.
Il criterio deve essere la natura concreta del lavoro svolto, non l’ufficio di appartenenza. Un’indennità renderebbe più attrattive attività da cui oggi molte persone cercano di uscire e aiuterebbe la Banca a coprire settori difficili.
Serve anche mobilità: nessuno deve restare bloccato per anni in mansioni che impediscono il lavoro da remoto, soprattutto in presenza di esigenze familiari, di salute o di cura.
Organici adeguati
Senza organici adeguati, ogni diritto rischia di restare sulla carta.
Le 36 ore, la flessibilità, le ferie, il lavoro da remoto sulle attività compatibili, la formazione e la conciliazione funzionano solo se le strutture hanno personale sufficiente.
Altrimenti la riduzione dell’orario diventa compressione dei carichi, la flessibilità resta subordinata al “quando si può” e le ferie diventano un problema organizzativo.
35 ore per tutto il personale
Nei mesi scorsi FABI-BI aveva chiesto la riduzione dell’orario a 37 ore settimanali, prendendo a riferimento una conquista già realizzata nel settore bancario.
Da allora il quadro si è mosso: nel rinnovo del CCNL del credito, la piattaforma sindacale nazionale rivendica il passaggio da 37 a 35 ore settimanali.
Per questo chiediamo che anche in Banca d’Italia si apra una discussione più avanzata: 35 ore per tutto il personale, a parità di retribuzione.
Le 36 ore per sportello e contazione possono essere un primo intervento mirato, ma non sostituiscono una scelta strutturale sull’orario per tutte e tutti.
Genitorialità, cura e caregiver
La proposta sul congedo parentale è un passo avanti: tre mesi al 100% per ciascun genitore, utilizzabili fino al 14° anno di vita del figlio o della figlia, con effetto retroattivo dal 2025.
Bene anche gli interventi annunciati su conteggio dei giorni, riposi giornalieri, permessi per esami prenatali, adozione e affidamento.
Restano però punti aperti, già segnalati da FABI-BI in una formale richiesta all’Amministrazione con allegato tecnico: trattamento economico dopo i tre mesi, retroattività effettiva, ricalcolo delle giornate, plafond separato per genitorialità e cura, tutela caregiver, meno burocrazia e nessuna penalizzazione su premio di presenza, valutazioni, incarichi e avanzamenti.
Buono pasto: telelavoro e ferie
FABI-BI chiede dal febbraio 2025 il buono pasto per il personale in telelavoro. Stesso lavoro da remoto, trattamento diverso rispetto al lavoro ibrido: questa disparità va superata.
Inoltre, alla luce degli orientamenti della Cassazione già richiamati nei nostri articoli, va affrontato anche il tema del trattamento economico durante le ferie: il godimento di un diritto non può produrre penalizzazioni economiche improprie.
In più, nell’accordo del 16 ottobre 2025 la Banca si è già impegnata a discutere, nella trattativa sull’orario, anche “l’eventuale attribuzione del buono pasto ai telelavoratori”. Ora quell’impegno va portato a compimento.
Flessibilità concreta e part time mensile
La flessibilità deve funzionare anche dove gli orari sono più rigidi.
Se si introducono turni, sfalsamenti o fasce più strutturate, servono margini realistici di tolleranza. FABI-BI ha chiesto di rivedere il vincolo dei 15 minuti negli sfalsamenti, in particolare nel GSP.
Chiediamo anche il part-time mensile, come nuova forma di part-time verticale: lavorare a tempo pieno per una parte dell’anno e non lavorare per uno o più mesi interi, con percentuale definita e accordo con la struttura.
È uno strumento utile per esigenze familiari, periodi estivi scoperti dai servizi educativi, cura, salute personale, avvicinamento alla pensione e conciliazione vita-lavoro.
Studio, formazione, assiduità e importi da rivalutare
Il diritto allo studio non deve penalizzare assiduità e premio presenza. Chi si forma aumenta competenze che tornano anche nel lavoro.
Chiediamo quindi una revisione dei criteri di assiduità quando finiscono per penalizzare chi usa strumenti legittimi: studio, formazione, congedi, cura, genitorialità.
Abbiamo ricordato anche la richiesta di rivalutare il premio di laurea e, più in generale, tutti quegli importi, contributi e indennità fermi da anni e mai adeguati all’inflazione.
Centralinisti non vedenti
Va corretta la penalizzazione legata agli speciali compensi dei centralinisti non vedenti.
Con l’introduzione della Banca del Tempo, alimentata anche da congedo ordinario, sembra essersi creato un effetto non previsto: l’utilizzo di quelle giornate può comportare la perdita dell’indennità di mansione.
Probabilmente si tratta di una dimenticanza normativa. Quando una dimenticanza produce una penalizzazione economica, va corretta.